Economia e Lavoro

Banca d’Italia certifica il passo indietro (-27,9mld) del debito pubblico

Bene le amministrazioni centrali, meno quelle locali

 A settembre il debito delle Amministrazioni pubbliche è diminuito di 27,9 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.706,4 miliardi. Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (15,6 miliardi) è stato più che compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (43,3 miliardi, a 96,3). Lo ha reso noto la Banca d’Italia che ha diffuso la pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. L’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente ridotto il debito di 0,1 miliardi. Con riferimento alla ripartizione per sotto-settori, il debito delle Amministrazioni centrali è diminuito di 28,3 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è aumentato di 0,3. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece stabile. Alla fine di settembre la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia era pari al 24,1 per cento (0,6 punti percentuali in più rispetto al mese precedente); la vita media residua del debito è rimasta stabile, a 7,6 anni.

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Delocalizzazioni e licenziamenti, emendamento ad hoc nella manovra per dire basta alle comunicazioni WhatsApp e Teams Il governo Draghi è al lavoro per varare una stretta alle delocalizzazioni, con l’ipotesi di bloccare i licenziamenti tramite WhatsApp e Teams e imporre l’obbligo di comunicare con le istituzioni o i sindacati. Si pensa ad un decreto ad hoc oppure a un emendamento alla Manovra. Le nuove norme avrebbero lo scopo di evitare che le aziende chiudano per spostare altrove le produzioni senza avere prima trovato delle soluzioni per i lavoratori. I tecnici stanno lavorando sulle norme anti-delocalizzazioni. Tra i punti da definire resterebbe il nodo delle sanzioni per chi non rispetta le regole. Nei prossimi giorni, secondo quanto viene riferito, dovrebbero esserci altre riunioni tecniche per finalizzare il pacchetto di regole. Secondo quanto emerso, le nuove norme andranno verso la direzione di imporre al datore di lavoro che voglia chiudere una sede situata sul territorio nazionale, di dare comunicazione scritta a sindacati e Regioni interessate, ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo e all’Anpal almeno 90 giorni prima dell’avvio della procedura, indicando le ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative della chiusura e quindi il numero e i profili professionali delle persone interessate. Le misure sono previste anche per regolamentare i licenziamenti individuali, dopo i casi di dipendenti lasciati a casa tramite comunicazioni su Teams, WhatsApp o via mail. Secondo le indiscrezioni, questi licenziamenti, come quelli collettivi, se effettuati in assenza di comunicazione o prima del termine dei 90 giorni saranno nulli. Inoltre, entro 60 giorni dalla prima comunicazione, ogni azienda dovrà elaborare un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche legate alla chiusura e presentarlo a sindacati, Regioni, ministeri e Anpal, e dovrà indicare gli interventi per la gestione non traumatica degli esuberi (ricorso ad ammortizzatori sociali, ricollocazione presso altri datori di lavoro e incentivi all’esodo). L’11 dicembre il ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva detto: “Non è giusto che possa cascare un licenziamento come una tegola dal tetto sulla testa di chi passa. C’è la notizia di un’azienda collocata nella cintura di Torino nella quale i lavoratori sono stati licenziati su Teams. Non è possibile che questo avvenga, non corrisponde alle indicazioni della nostra Costituzione e soprattutto butta via un patrimonio che si è costruito con la fatica”. Il leader del M5s Giuseppe Conte aveva commentato che “il Movimento 5 Stelle è la forza politica che ha voluto fortemente il blocco dei licenziamenti durante la pandemia. Non staremo di certo a guardare in un momento del genere. Il Governo intervenga immediatamente. Da parte nostra alzeremo il livello della voce e dell’azione politica: acceleriamo ora, non domani, l’iter delle misure chiamate a tutelare i lavoratori da un far west di delocalizzazioni, licenziamenti e precariato. A noi tutto questo non sta bene e diciamo basta”. Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha preso posizione: “Il governo deve finalmente fare uscire il provvedimento sulle delocalizzazioni, una questione matura e importante, rispetto alla quale ritengo sia fondamentale dare un messaggio europeo perché è una questione europea”. Sul tema è intervenuto anche il segretario della Cgil Maurizio Landini, con toni diversi e critici: “Non è che c’è il bon ton secondo cui se mi licenzi via mail non va più bene ma se lo dici venti prima con gentilezza allora vale il licenziamento”. Il sindacalista ha quindi chiuso a ipotesi di modalità guidate di licenziamenti e chiusure previsti dal dl Delocalizzazioni allo studio del governo. “Serve cambiare davvero” ha detto Landini, sottolineando come sul tema l’esecutivo “non ha chiamato ancora i sindacati”.

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