Economia e Lavoro

Formazione, c’è un buco tra i giovani

In 543 mila fuori dal sistema istruzione dopo la licenza media e alle Pmi mancano figure professionali con elevati livelli di specializzazione. La denuncia di Cgia-Mestre

(Red) La formazione dei giovani, soprattutto nel filone tecnico specializzato, non trova più spazio nel Paese. Si registra una fuga dalla scuola di migliaia di giovani, che riescono ad arrivare alla soloa terza media, per poi rinunciare a qualsiasi altro percorso formativo e d’istruzione. Questo significa una danno gravissimo per il sistema Italia. Ad analizzarlo ci ha pensato Cgia di Mestre che ha registrato come 543mila i giovani che l’anno scorso hanno abbandonato la scuola prematuramente. Ragazzi che nella stragrande maggioranza dei casi hanno deciso di lasciare definitivamente il percorso di studi dopo aver conseguito solo la licenza media. Una piaga sociale che non può essere associata al Covid: da molti decenni, infatti, siamo tra i Paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica tra i giovani. Un problema che, purtroppo, continuiamo a sottovalutare e che, assieme alla denatalità presente nel Paese, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Nonostante le crisi aziendali di Gnk, Whirpool, ex Embraco e altre che potrebbero “scoppiare” a breve, con i primi segnali di ripresa economica avvertiti in questi ultimi mesi, molte Pmi, in particolar modo del Nord, sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione. Una problematica ascrivibile alla difficoltà di far incrociare la domanda con l’offerta di lavoro, anche perché continua a rimanere del tutto insufficiente il livello delle conoscenze e delle competenze tecniche dei nostri giovani. E nei prossimi anni, con l’avvento della cosiddetta “rivoluzione digitale”, queste criticità rischiano di assumere dimensioni ancor più preoccupanti. Segnaliamo, infatti, che anche gli ultimi dati presentati dall’Unioncamere, evidenziano che del milione e 280mila nuove assunzioni previste dalle imprese italiane tra luglio e settembre di quest’anno, quasi il 31 per cento sarà difficilmente reperibile.

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