Covid

L’allarme di Federlab sulla pandemia: “Ci sono troppi positivi, impossibile mantenere il tracciamento”

Lunghe file fuori dalla farmacie per effettuare test antigenici. Attese telefoniche e difficoltà crescenti per prenotare i tamponi molecolari. E con la variante Omicron che spinge i contagi, quanto a lungo il sistema potrà reggere questi ritmi? L’agenzia Dire lo ha chiesto a Gennaro Lamberti, presidente dell’Associazione nazionale delle strutture ambulatoriali (Federlab), che non ha dubbi: “Sia per la pervasività della variante omicron che per la valutazione clinica del significato della positività, è impossibile mantenere il tracciamento con le attuali quantità di positivi. E avere in questo momento quasi 2 milioni di persone in isolamento fiduciario non ha senso- sostiene il presidente di Federlab- Bisognerebbe tenere sotto controllo il positivo conclamato e lasciare alla socialità, con le dovute cautele, i suoi contatti”, conclude.

“Attualmente i test molecolari effettuati ogni giorno in Italia- spiega l’esperto- sono circa il 20% del totale dei tamponi effettuati, pari quindi a 150-200mila al giorno in termini assoluti. Senza i test antigenici sarebbe impossibile raggiungere i numeri registrati in alcune giornate, anche 1 milione di tamponi, solo con i molecolari. Complessivamente- aggiunge Lamberti- sui 5.000 laboratori presenti in Italia, sono circa la metà quelli in grado di effettuare test molecolari, ma con capacità operative molto diverse che vanno da alcune centinaia di test al giorno a diverse migliaia”. Tuttavia, la sostenibilità del sistema dipende principalmente “dalla capacità delle aziende di produrre i kit e i reagenti necessari per i test molecolari”.

“Il test molecolare- chiarisce il presidente di Federlab- è un test laboratoristico di biologia molecolare, molto più complesso dell’antigenico, viene effettuato in un settore specifico dei laboratori, con macchinari e reagenti di livello professionale. Per questo il costo è molto più elevato. Fino a prima dello scoppio della pandemia- ricorda Lamberti- la biologia molecolare era una branca di nicchia, alla quale si ricorreva per test specifici. Per questo nelle prime fasi i test molecolari erano una chimera, perché la biologia molecolare non era abituata a quei volumi, le aziende ci hanno messo quindi qualche mese ad adeguare la produzione. Con l’avvento dei test antigenici, il test molecolare è tornato alla sua funzione di conferma dell’eventuale positività di un test antigenico”. Il molecolare rimane tuttavia “quello con la più alta percentuale di precisione tra tutti i test disponibili per il Covid. Diversamente dal test antigenico che cerca una proteina, infatti, il molecolare cerca un pezzo di materiale genetico del virus. È ormai noto, lo sostengono anche i sottosegretari- tiene a sottolineare l’esperto- che i test antigenici hanno una percentuale di errore del 30%, il che vuol dire che ogni 100 persone che effettuano un test antigenico con risultato negativo potrebbero esserci 30 positivi non individuati che continuano ad andare in giro. Appare dunque chiarissimo come questo utilizzo forzato dei test antigenici abbia un significato clinico ridotto. I tamponi- ammonisce Lamberti- andrebbero fatti ‘cum grano salis’, bisognerebbe farli solo quando sono davvero necessari, mentre ora vengono utilizzati come un bene di consumo, per cui le persone che devono andare da qualche parte si fanno il tampone antigenico, avendo così un malinteso senso di sicurezza. Per essere certi di non essere positivi bisognerebbe fare un test al giorno, ma non è questo il modo di utilizzare un test diagnostico.

aggiornamento pandemia Covid del 29 dicembre ore 15.47

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