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Lego: niente più plastica riciclata, inquina di più

di Gino Piacentini

 

Dopo aver annunciato nel 2021 un progetto attraverso il quale ottenere mattoncini da costruzione riciclando le bottiglie di plastica, Lego, il colosso danese dei giocattoli, ha abbandonato l’iniziativa sostenendo che produrre gli iconici mattoncini in plastica riciclata comporterebbe maggiori emissioni di CO2 della plastica già in uso.

Il progetto della Lego aveva lo scopo di provare a trovare una soluzione circolare della materia prima e un’alternativa alla dispersione del proprio prodotto nell’ambiente. Infatti con una produzione di circa 60 miliardi di esemplari ogni anno, i famosi mattoncini danesi sono tra i più diffusi reperti in plastica raccolti dai volontari sulle spiagge di tutto il pianeta. Tra incuria e maleducazione la tendenza a disperdere questo prodotto nell’ambiente circostante, o a scaricarlo nei WC come spesso accade con i bambini, genera danni ambientali considerevoli. Si stima che solo nel Regno Unito negli ultimi anni siano finiti nel WC circa 2 milioni e mezzo di mattoncini Lego, che una volta nella rete fognaria riescono a farsi strada fino ai fiumi, e quindi mari e oceani.

Un recente studio inglese pubblicato sulla rivista Environmental Pollution ha esaminato come i mattoncini dispersi nell’ambiente nell’arco di un decennio, abbiano perso solamente tra il 3% e il 40% della loro massa plastica. Questo ha consentito di stimare che un mattoncino Lego può impiegare dai 100 ai 1.300 anni per degradarsi completamente in ambiente marino.

Sulla base di queste considerazioni il progetto lanciato nel 2021 da Lego mirava a comprendere se la plastica riciclata Pet (polietilene tereftalato) potesse essere utilizzata al posto di quella già in uso, l’acrilonitrile butadiene stirene (Abs), a base di petrolio, per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti. L’amministratore delegato Lego Niels Christiansen ha però annunciato che l’utilizzo di plastica riciclata porterebbe ad un processo di produzione con maggiori emissioni di carbonio, rispetto al sistema della plastica già in uso.

Un paradosso direte, ma tutt’altro che improbabile a livello scientifico. Infatti molto spesso ci limitiamo a considerare il riciclo delle materie prime un vantaggio, ma se questo è vero per molte di esse, non lo è del tutto per la plastica, il cui riciclo (in molti casi) è costoso poiché richiede l’utilizzo di molta energia, ma soprattutto l’utilizzo di agenti inquinanti che durante il suo processo di rigenerazione farebbero aumentare considerevolmente alcuni parametri di inquinamento come le emissioni di anidride carbonica.

Con la chiusura del progetto ovviamente diventerà più difficile raggiungere l’obiettivo di eliminare entro il 2030 tutta la plastica a base di petrolio che si era prefissata l’azienda danese.

Ad acuire le difficoltà il problema che i mattoncini hanno bisogno di una tipologia di plastica particolarmente resistente (Abs) per poter essere realizzati, e l’Rpet da questo punto di vista non lo è. «È come fare una bici di legno invece che di metallo», afferma Tim Brook capo della sostenibilità di Lego, confermando che il processo produttivo di quantità massicce di Rpet, sarebbe comunque più inquinante di quello attuale.

L’azienda conferma comunque l’impegno nel raggiungimento degli obiettivi prefissati entro il 2025, proseguendo nella riduzione degli imballaggi in plastica fino a sostituirli con quelli di carta entro la data prefissata.

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