Covid

Pregliasco: “Mettere in lockdown i no vax per 15 giorni per garantirci la libertà”

 

“Quindici giorni di lockdown per i no vax”. Lo chiede il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano, intervenuto al programma Tagadà e ricordando che “anche in Austria ha ottenuto dei risultati riducendo la quota dei contatti più a rischio. È un fatto statistico”. Nell’ottica di “libertà che stiamo cercando di mantenere- conclude- questa è la soluzione che nel menu di Capodanno dovrebbe essere presa in considerazione.

“Il dato sostanziale è che la variante è molto più contagiosa e si avvicina all’R0 delle malattie infettive e passa da 2,5 a 12 del morbillo. Questo significa che oltre i droplet, le goccioline di saliva, il contagio arriva anche via aerosol, facilitato dagli ambienti chiusi. Mentre l’incubazione viaggia sempre dai due ai cinque giorni, diversamente dalle manifestazioni cliniche decisamente inferiori in termini di giorni, non c’è più la perdita del gusto e dell’olfatto ma si associano però a forme gastroenteriche di durata breve, con febbre eventuale di uno o due giorni”. Questo è l’identikit dell’infezione da Covid-19 con la nuova variante omicron, fatto da Fabrizio Pregliasco all’agenzia Dire. Il virologo e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano spiega nel dettaglio cosa sta già succedendo tra i nuovi e numerosi contagiati. “Coloro che sono risultati positivi, anche con terza dose, non manifestano sintomi o restano con sintomi irrisori- rassicura Pregliasco– L’efficacia della vaccinazione si mantiene alta con il booster nei confronti delle ospedalizzazioni e delle terapie intensive, dato che ci è stato confermato da diversi studi. In alcune aree però c’è una forte prevalenza della variante, associata ad una crescita dei casi molto accelerata, come in Lombardia. A livello nazionale supereremo i centomila casi al giorno in breve tempo”, pronostica il virologo. “Il paradosso è che speriamo omicron diventi prevalente almeno per i sintomi, purché le persone che lo contraggono siano vaccinati con il richiamo, a tre dosi”.

Ed è nei confronti della popolazione che ha ricevuto tre somministrazioni di vaccino, o il monodose più il richiamo, che il Cts ha deciso come procedere in queste ore, con l’ipotesi di azzerare la quarantena purchè non siano positivi ma solo soggetti all’esposizione con un contatto stretto positivo. Ed è su questo piccolo ma crescente muro contro l’infezione che scommette sia il governo che Pregliasco: “La quarantena così come fatta oggi é per un’infezione di tipo diverso, ora è pensabile allargare un po’ le maglie, quindi si può ipotizzare una quarantena a cinque giorni di isolamento per i positivi e cinque giorni di stretta osservanza con la mascherina. Mentre per i contatti stretti dovrebbe essere azzerata- afferma il virologo- diversamente, i non vaccinati potrebbero anche vedere ridurre la quarantena. Un isolamento che diventerebbe di pochi giorni anche per i non vaccinati, cinque, come indicano i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive, e altri cinque giorni di grande attenzione e Ffp2 sia al chiuso che all’esterno”. Rispetto a quale test effettuare, al netto delle file ai drive-in e alle farmacie che ricordano quelle di un anno fa, in una sorta di eterno ritorno all’uguale, Pregliasco fa mea culpa: “Un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, perché abbiamo invitato a fare i test se si andava a trovare un parente anziano o con patologie, ma credo superate queste feste non dovrebbero esserci più tante criticità. Rimane però l’indicazione di fare il test anche per i contatti stretti, magari a cinque giorni dall’esposizione”. Non solo: “Meglio il molecolare, ma vista la situazione bene anche l’antigenico mentre più cautela sul test fai da te, che si può comprare in farmacia: questo tipo di tampone è una rete a maglie larghe che raccoglie pochi pesci, se fatto in un’ottica di attenzione supplementare questo tampone va bene ma non per diagnosticare una positività presunta. La mia paura è che non venga eseguito in modo adeguato. Per dare un’idea noi in ospedale abbiamo un amico- collega che effettua i test e che chiamiamo black & Decker, se non c’è lui temiamo sempre che i tamponi non siano fatti bene. Figuriamoci quando li facciamo da soli”! Per quanto riguarda lo scenario che ci attende, Pregliasco afferma: “100mila contagi li aspettiamo a metà gennaio ma è uno scenario possibile forse anche prima, la scuola in questo frangente dovrà ragionare su un misto di presenza e dad, o comunque fare un’attività di screening molto efficiente”. Mentre per le mascherine ffp2, già obbligatorie in alcuni locali di aggregazione e sui trasporti, Pregliasco conferma che “danno una protezione maggiore, sia per il singolo che verso l’esterno, quindi per coloro che sono a contatto con il pubblico è opportuno indossarle”. Un irrigidimento delle misure che si riverbera anche sul green pass: “Potrà essere rivisto, anzichè parlare di un lockdown generalizzato, possiamo immaginare un lasciapassare 2G alla tedesca”, spiega Pregliasco. Infine il tracciamento: “È andato a farsi benedire ormai tanto tempo fa, ci vorrebbe un esercito cinese per ripristinarlo”, scherza ma non troppo il virologo. “Dobbiamo avere maggiore attenzione, stare a casa quando non stiamo bene e anche chiamare noi le persone con cui stiamo stati in contatto, le Asl non sono più in grado di farlo. É un comportamento necessario e di responsabilità ma che non tutti vorranno fare, chi lavora da partita Iva o a giornata avrà molte remore”, conclude amaramente Pregliasco.

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