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Rientro a scuola dei ragazzi, parla lo psicologo: “Non è come avremmo voluto”

Rientro dalle vacanze, nuovi propositi e ripartenze scolastiche. Come stanno adulti e giovani alle prese con questo settembre? “Gli adulti sono nervosi, depressi, hanno scatti di umore continui e i ragazzi non possono esserne immuni. Se stanno male gli adulti, perché dovrebbero stare bene i ragazzi?”. Non fa giri di parole Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, che torna sul tema della scuola e delle responsabilità: “La possibilità di stare in classe insieme, di avere un buon rapporto con i professori e vivere la socialità sono aspetti fondamentali, ma il rientro dopo le vacanze non è come avremmo voluto che fosse. Siamo onesti: tutti dicono che si devono vaccinare i giovani e loro vogliono farlo- ricorda il terapeuta- ma poi assistono alle diatribe di adulti che si accaniscono contro l’obbligo invocando la libertà. Urlano la loro opinione e non si rendono nemmeno conto che i ragazzi devono poter essere vaccinati per tornare alla loro vita”.
Non deve essere facile mantenere la barra dritta e la testa sulle spalle se “da un lato li costringiamo a dubitare del vaccino e poi ci arrabbiamo quando organizzano un rave party da mille persone. Assistiamo ad una serie di comportamenti scorretti e sconnessi da parte degli adulti- ribadisce Castelbianco- che temono i vaccini ma non l’uso di sostanze stupefacenti. Le definiscono ‘ragazzate’, ma conosciamo perfettamente le conseguenze dell’uso delle droghe in età giovanile”. Eppure sulle “famose pillole colorate non c’è la stessa alzata di scudi che si è levata nei confronti dei vaccini”.
L’incoerenza e l’irresponsabilità degli adulti ha molte facce, secondo lo psicoterapeuta dell’età evolutiva. Una di queste è aprire il voto ai 16enni. “Non stupisce che i bambini di otto anni siano considerati grandi, loro si devono prendere la responsabilità se i genitori si separano, se cambiano casa e se qualcuno si ammala. Una delega di responsabilità davvero scorretta. Dare ora il voto ai 16enni- puntualizza lo psicoterapeuta- significherebbe interferire con la loro evoluzione, con la loro crescita. Affidare ai sedicenni la scelta di chi dovrà gestire la cosa pubblica e chi dovrà governare l’Italia è fuori luogo, è una delega sbagliata. Chi la sta raccogliendo spera forse di acquisire dei voti in più, ma certo non darà più consapevolezza a un 16enne dicendogli ‘Adesso voti’. Questa decisione potrebbe solo aumentare quel senso di onnipotenza ingiustificata nei giovani- aggiunge Castelbianco- è uno scarico di responsabilità fatto dagli adulti che non può essere giustificato. E poi diciamolo, quando i giovani si lamenteranno delle norme per loro restrittive, gli adulti potranno dire ‘Di che ti lamenti, li hai votati tu’. Così la delega ai giovani di ogni responsabilità è totale”, conclude.

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