Cronaca

Scontri in Val di Susa: ideologi della guerriglia contro i poliziotti. Sindacato di polizia Consap: “Deriva pericolosa”

Gli scontri al cantiere dell’autoporto della Torino Lione, testimoniamo il totale fallimento della politica e del dialogo” – lo afferma la Segreteria Generale del sindacato di polizia Consap, che prosegue; si è ormai lasciato il campo alla rissa e al corpo a corpo, delle forze dell’ordine, con personaggi che da 30 anni guidano le file di un movimento che produce tornaconti politici ed economici.

Lo scenario che la scorsa notte ha portato al ferimento di un funzionario e di almeno cinque colleghi del reparto mobile – spiega il sindacato di polizia – è quello di uno scontro fisico in “camporella”, nel quale le iniziali tematiche ecologiste e di risparmio di denaro pubblico sono ormai sbiadite, lasciando spazio ad una guerriglia fine a se stessa che i poliziotti combattono su un terreno impervio e denso di insidie tra burroni e montagne dove i facinorosi sono di casa, prova ne sia la tempistica con la quale si sono opposti all’apertura del nuovo cantiere di San Didero (erano la già prima di noi!) e le tante armi improprie con cui hanno colpito i colleghi sottoposti a sassaiole alternate da attacchi frontali ai quali esprimiamo vicinanza”.

Le tecniche di controllo della piazza – spiega il segretario nazionale della Consap Salvatore Fornuto – non possono aver alcun risultato su uno scontro combattuto nei boschi in alta montagna, sono ormai 30 anni che aspettiamo che da uno dei tanti tavoli tecnici allestiti su questa vicenda esca fuori una strategia decente per bloccare questi teppisti prima che raggiungano i boschi della Val di Susa, dove la battaglia diventa ingestibile e pericolosa per tutti, fino al momento in cui ci “scappa il morto’ allora forse una soluzione si cercherà con maggior impegno.

In attesa di questo evento funesto, che certo non auspichiamo, non rimane che lo scontro senza soluzione di continuità per aspettare che le nostre istituzioni difendano la scelta di costruire, dialogando con i dissidenti per minare alle base quello che ormai è divenuto un business mercenario della no TAV spa.

“Le inchieste su Onlus e migranti – conclude Bortone – stanno chiarendo quali interessi economici si nascondano dietro queste proteste capitanate da veri e propri imprenditori del disordine pubblico”.

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