Roma Capitale

Sindacato Cronisti Romani, 77 anni fa i nazifascisti uccidevano i giornalisti Enzio Malatesta e Carlo Merli

A Forte Bravetta, costruito nella capitale tra il 1877 al 1883 in via di Bravetta 740 fra la via Aurelia e la via Portuense, su una superficie di circa 10 ettari, vennero eseguite 74 fucilazioni durante l’occupazione tedesca fra il 1943 e il 1944, per ordine del Tribunale militare di Guerra germanico e per mano della Gestapo di Herbert Kappler ed altre il 3 giugno 1944 a poche ore dall’arrivo degli alleati a Roma.

Tra i tanti che affrontarono il plotone d’esecuzione delle SS figurano anche don Giuseppe Morosini (celebre fu la commovente interpretazione di Aldo Fabrizi che interpretò il suo ruolo nel film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini), Fabrizio Vassalli (cugino di Giuliano, ex presidente della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia), nonché Augusto Latini, Giorgio Labò, Guido Rattoppatore, Renato Traversi, Romolo Jacopini e Giordano Bruno Ferrari (Medaglia d’oro al valor militare, figlio dello scultore ed ex deputato Ettore Ferrari). 

Tra i fucilati dieci provenivano dal Sud Italia: 4 siciliani (Salvatore Grasso e Corrado Vinci di Catania, Franco Sardone di Tonnarella – Messina e Giuseppe Tirella di Pozzallo – Ragusa), 4 calabresi (Ettore Arena di Catanzaro, Battista Graziani di Corigliano Calabro – Cosenza, Giovanni Lupis di Reggio Calabria e Fortunato Caccamo di Gallina – Reggio Calabria) e 2 lucani (Antonio Pozzi di Chiaromonte – Potenza e Eugenio Messina di Potenza)

Sulla lapide che ricorda il sacrificio dei partigiani, tra i quali Carlo Merli ed Enzio Malatesta, si legge: “A imperituro ricordo degli eroici patrioti che durante l’occupazione nazista in questo Forte furono fucilati accendendo con il sublime sacrificio della loro vita la fiaccola della Resistenza nazionale – Roma nel XXIII Anniversario della Liberazione – Memore e riconoscente”. Tra le azioni compiute da «Bandiera Rossa» c’è l’assalto alla scorta tedesca del camion che nella notte del 30 novembre 1943 trasportava undici partigiani destinati ad essere fucilati nel Forte Bravetta. 

Furono liberati dopo un combattimento. Comandava la squadra partigiana l’ex maresciallo dell’aeronautica Vincenzo Guarnera che aveva assunto come nome di battaglia Tommaso Moro. Malatesta venne arrestato in casa dalle SS assieme al gruppo dirigente di Bandiera Rossa e processato il 28 gennaio 1944 dal Tribunale militare germanico. Malatesta fu torturato e poi fucilato il 2 febbraio 1944 a Forte Bravetta con Merli, Gino Rossi (architetto e tenente colonnello degli alpini che si faceva chiamare Bixio) e altri otto partigiani: Romolo Jacopini, Ettore Arena, Benvenuto Baviali, Branko Bichler, Augusto Parodi, Ottavio Cerulli, Guerrino Sbardella e Filiberto Zolito. Il plotone della PAI sbagliò intenzionalmente i bersagli. Un ufficiale tedesco uccise poi con un colpo alla nuca gli scampati alla raffica. 

Lo stesso giorno davanti alla base di via Giulia, per strada, venne arrestato Antonello Trombadori, comandante dei GAP Centrali, ma riuscì a salvarsi grazie al silenzio dei suoi compagni arrestati che, nonostante le sevizie, non ne rivelarono l’identità.

A Forte Bravetta vennero anche fucilati dei criminali di guerra condannati dall’Alta Corte di Giustizia. Fra questi l’ex Questore di Roma Pietro Caruso (22 settembre 1944), complice dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e Pietro Koch (5 giugno 1945), capo dell’omonima “banda” che collaborò con le SS del tenente colonnello Herbert Kappler. La “banda” Koch fu tra l’altro responsabile dell’agguato in via Livorno 20 a Roma del 28 maggio 1944 in cui restò gravemente ferito il giornalista milanese di origine ebrea Eugenio Colorni, che morì due giorni dopo all’ospedale San Giovanni. Colorni, classe 1909, patriota, partigiano combattente, eroe della Resistenza e uno dei massimi promotori del federalismo europeo assieme all’ex comunista Altiero Spinelli e ad Ernesto Rossi di Giustizia e Libertà, era professore di lettere, filosofo, scrittore e politico. 

S’impegnò politicamente contro il regime fascista, prima avvicinandosi al gruppo di Giustizia e Libertà, poi al Partito Socialista. Fu condannato al confino a Ventotene con Rossi e Spinelli per oltre due anni dal gennaio 1939 e fu tra gli autori di quello che verrà conosciuto come il “Manifesto di Ventotene”.

Fu poi decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria concessagli il 25 aprile 1946 con la seguente motivazione: “Indomito assertore della libertà, confinato durante la dominazione fascista, evadeva audacemente dedicandosi quindi a rischiose attività cospirative. Durante la lotta antinazista, organizzato il centro militare del Partito Socialista Italiano, dirigeva animosamente partecipandovi, primo fra i primi, una intensa, continua e micidiale azione di guerriglia e di sabotaggio. Scoperto e circondato da nazisti li affrontò da solo, combattendo con estremo ardimento, finché travolto dal numero, cadde nell’impari gloriosa lotta. Roma, 28 maggio 1944. In via Livorno 20 a Roma nel luogo dove venne ferito a morte fu posta il 24 settembre 2014 dall’allora Assessore alla Cultura del Comune di Roma Giovanna Marinelli, dall’allora Presidente della “Fondazione Buozzi” Giorgio Benvenuto, dal Presidente della “Fondazione Nenni” Giuseppe Tamburrano e dal Presidente dell’Anpi di Roma Ernesto Nassi una nuova lapide per ricordare la memoria di Eugenio Colorni.

Fino ad allora per molti anni vi erano, invece, in mostra addirittura tre lapidi: una spaccata in due dai vandali, un’altra quasi illeggibile perché scurita dal tempo e l’ultima, posta nel 2004 dalla III Circoscrizione del Comune di Roma, persino erronea Il 9 settembre 2009 Forte Bravetta, che era appartenuto per più di 60 anni all’amministrazione militare e poi al Demanio, é passato tra le proprietà del Comune di Roma ed é stato aperto al pubblico.

È così diventato il “Parco dei martiri”. In occasione della sua inaugurazione l’allora Sindaco Gianni Alemanno vi piantò un ulivo, proveniente direttamente da Gerusalemme, dono del KKL – Fondo Nazionale Ebraico. Forte Bravetta, considerato uno dei simboli più significativi della Resistenza romana contro l’occupazione nazi-fascista, é, come le Fosse Ardeatine, un luogo di libertà, di martirio e di memoria. La storia dei Martiri di Forte Bravetta non va assolutamente dimenticata, ma va tramandata ai posteri di generazione in generazione. 

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