Economia e Lavoro

Starace (Enel) contro il nucleare: “Tecnologie troppo costose, non ha senso parlarne ora”

Le tecnologie per i nuovi piccoli reattori nucleari modulari sul fronte dei costi indicano “numeri importanti” e ciò “senza contare le complicazioni che riguardano un reattore nucleare”. Costi “nell’ordine di 4 miliardi di dollari investimenti per 345 MegaWatt”, quindi “11 milioni di dollari per MW”. Inoltre “non rientrano nei progetti che puntano al 2030”, perché “parliamo di cose che potrebbero diventare commercialmente proponibili e accettabili per il decennio successivo” quindi “non ha senso parlarne ora”. Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel, lo dice rispondendo alle domande degli analisti nel corso della presentazione ai mercati finanziari e ai media del Piano Strategico 2022-2024 al Capital market day 2021.  “I piccoli reattori modulari non sono nuovi, esistono sin da inizio dell’era dell’energia atomica, alimentano sottomarini, portaerei, navi da guerra, esistono dalla fine del secondo conflitto mondiale- spiega Starace- E’ nuova tecnologia? Può esserlo ma non si puo vendere. Oggi nelle regioni artiche della Russia ci sono zattere con piccoli reattori che danno energia elettricità che usano questa tecnologia”. Insomma, “non vediamo nulla di nuovo in questo senso– prosegue- Perché queste soluzioni non hanno preso velocità sostituendo altre tecnologie di generazione? Perché sono relativamente costose e hanno tutti i ‘problemi’ nucleari che si trovano in ogni impianto nucleare con materiale fissile“.

Ecco perché il tema dei piccoli reattori nucleari modulari “non è qualcosa su cui posiamo fare affidamento per il prossimo decennio decennio”, ribadisce Starace, “poi ci sono persone intelligenti che studiano nuove tecnologie che usano torio, uranio, materiali fossili del tutto differenti, ma bisogna essere onesti e dire che sono tecnologie per 2040 e oltre, non ora, quindi non sarà fantascienza ma nemmeno una normale tecnologia che puoi usare ora”. 

Con chi fa queste ricerche “noi ci parliamo, li conosciamo, a volte ci chiedono di investire in start up, ma noi non investiamo in start up. Chiaramente guardiamo a queste cose ma cerchiamo di evitare la confusione che si crea. Ma non vogliamo commettere errori nella comunicazione e non ci sono richieste di investimenti nei prossimi dieci anni su questo“, conclude.

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