Economia e Finanza

Transizione sì, ma con cautele

Il ministro Di Maio e la rivoluzione Green: “Se è shock le imprese chiudono”. Cingolani: “Trasformazioni così grandi mettono in discussione un intero sistema sociale. Protezione per le categorie più deboli”

(Red) La transizione ecologica non deve essere uno shock per le imprese, ma graduale e diluita nel tempo, senza accelerazioni. Questa l’opinione, in sintesi del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che così spiega la sua posizione: “la transizione ecologica deve essere transizione, se è shock le nostre imprese chiudono. C’è qualcuno in Europa che pensa che la transizione ecologica possa terminare in due anni. Faremo presente che le nostre aziende devono avere il tempo di adattarsi”. Di Maio ha dettato questa linea all’evento organizzato dalla Confindustria “Esportare la Dolce Vita”. Sul punto è più o meno in sintonia il ministro Cingolani: “È bene che tutti sappiamo che trasformazioni così grandi mettono in discussione un intero sistema sociale: ecco perché, lo ribadisco, per me è fondamentale che ci sia la protezione delle categorie più deboli, che non vengano danneggiate cioè decine di migliaia di persone che possono perdere il lavoro perché certe transizioni nell’industria si fanno in fretta. Ci sono nove anni fino al 2030 per evitare che ciò accada e non posso pensare che ci sia qualcuno che non lo condivida. Peraltro, non lo dico io ma la Commissione europea: un pianeta in salute e una transizione giusta. Ci sarà un motivo per cui i governi e gli organismi che finanziano questo progetto lo affermano, oppure vogliamo contestare anche questo?”. Poi il ministro affronta il nodo dei 300 progetti per la transizione green previsti nel Pnrr fino al 2026: “Siamo già molto avanti, abbiamo una lista di una ventina di interventi che possono partire entro agosto. Riguarderanno tra gli altri le isole minori, il Po, le aste per le rinnovabili che sono una delle cose più urgenti. E sono pronti anche i primi bandi per l’economia circolare e la costruzione di nuovi impianti. Alcune cose le faremo direttamente noi, altre con le Regioni”. E quando si raggiungerà una “frazione elevatissima di rinnovabili, che sfrutterà proprio le caratteristiche dei territori meridionali, sono convinto che arriveranno importanti vantaggi anche in ambito locale. La crescita delle rinnovabili influirà per esempio sulla rete che deve diventare smart in tutti i territori, e non ho alcun dubbio che sarà un volano di sviluppo per il Sud e per il Paese”.

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