Regioni

Calabria, Legambiente: in 16 anni eseguite solo 133 demolizioni di immobili abusivi

Sono soltanto 133 gli ordini di demolizione di immobili abusivi eseguiti in Calabria dal 2004 allo scorso anno, su un totale di 1.192 ordinanze emanate, mentre sono 5 (lo 0,4%) gli immobili iscritti al patrimonio immobiliare dei Comuni e, per quanto riguarda le rimanenti 1.059 ordinanze non eseguite, sono soltanto 33 quelle inviate al Prefetto.

Sono i risultati della seconda edizione del dossier “Abbatti l’abuso”, curato da Legambiente, inerente la non ottemperanza degli ordini di demolizione in Italia.

“Maglia nera – scrive Legambiente in una nota – anche per la ‘trasparenza’ delle pubbliche amministrazioni: solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404. La provincia peggiore è stata quella di Crotone con un risultato pari a zero, preceduta da Vibo Valentia (2%), Reggio Calabria (2,1%), Catanzaro (3,8%)”.

“Sono numeri preoccupanti, che dimostrano ancora una volta come l’abusivismo edilizio in Calabria sia una tra le tante piaghe di questa regione colpita da una cementificazione selvaggia che deturpa il nostro territorio ed in particolare le splendide coste, luoghi tra i più colpiti dal fenomeno”, ha detto Anna Parretta, Presidente di Legambiente Calabria.

“Si tratta purtroppo – ha aggiunto – di numeri che non stupiscono alla luce del Rapporto Ecomafia che Legambiente ha presentato lo scorso mese di dicembre e che vedeva la Calabria al terzo posto nel ciclo illegale del cemento con 1.173 reati, 1.352 persone denunciate, 9 persone arrestate e 459 sequestri avvenuti nel 2019. Non siamo sorpresi dai dati del Dossier ‘Abbatti l’abuso’, ma siamo sempre più amareggiati ed allo stesso tempo motivati a continuare le nostre battaglie per contribuire al ripristino della legalità in Calabria e al rispetto dell’ambiente”.

Strade, Cia: “Italia zona bianca, allarme sicurezza per presenza cinghiali”

Con l’arrivo dell’estate e l’Italia quasi del tutto zona bianca, tornano trafficate strade e autostrade dell’intero Paese. Le Istituzioni non dimentichino l’allarme sicurezza per il proliferare indisturbato, da nord a sud della penisola, di quasi 2 milioni di cinghiali. Così Cia-Agricoltori Italiani, che da anni porta avanti la sua battaglia per l’emergenza fauna selvatica e ora attende l’incontro con i ministri Patuanelli (Mipaaf), Lamorgese (Interni) e Cingolani (Transizione ecologica).

Sulle strade italiane, negli ultimi quattro anni, dal 2017 al 2020 -ricorda Cia analizzando i dati ASAPS- si sono verificati 469 incidenti significativi causati da animali. Sono state registrate 830 segnalazioni di feriti gravi con il massimo raggiunto nel 2019. Sono morte 56 persone, 16 solo nel 2020 e nonostante la minore circolazione di mezzi di trasporto per effetto delle restrizioni Covid.

In Italia, sempre nel 2020 (157 incidenti significativi, 215 feriti seriamente e 16 morti), è la Lombardia a detenere il triste record con l’11% di incidenti in strada con il coinvolgimento di animali. Segue Emilia-Romagna (10%), Piemonte (9%), Abruzzo e Campania (8%), Toscana e Liguria (6%); Veneto, Lazio e Sardegna (5%). Inoltre, l’85% degli incidenti tra il 2018 e il 2020, sono da attribuire agli animali selvatici e solo il 15% a quelli domestici. Contrariamente a quanto si possa pensare, poi, si sono verificati per lo più di giorno (78%) e per il 97% sulla rete ordinaria. Su autostrade e strade extraurbane principali solo per il 3%.

Per Cia, che è impegnata sul tema a livello sia nazionale che regionale – promuovendo attraverso il progetto “Il Paese che Vogliamo”, la proposta di modifica della legge 157/92 sulla gestione della fauna selvatica – è urgente tornare a ragionare in cabina di regia unica, su modelli d’intervento più incisivi. Serve un approccio finalmente pragmatico alle politiche di contrasto di uno dei grandi nodi irrisolti dell’agricoltura italiana. Una problematica che necessita un’azione immediata da parte delle Istituzioni per garantire, da subito, sicurezza sulle strade e porre fine ai danni incalcolabili procurati a tante aziende agricole del Paese.

“L’Italia non può permettersi di uscire da una pandemia, precipitando di nuovo nell’emergenza ungulati, che sono prima di tutto un pericolo per le persone, oltre che un costo per l’agricoltura -commenta il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-. Le ambizioni green e la ripresa nazionale devono contemplare una risoluzione onesta, sostenibile ed efficace del problema fauna selvatica.

Abbiamo chiesto un incontro al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, alla ministra degli Interni Luciana Lamorgese e al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani -ha concluso Scanavino- perché siamo pronti da tempo a dare il nostro contributo per riformare la legge in materia e fare, insieme, dell’Italia, anche su questo fronte, un modello esemplare”.

Related posts

Fs, un nuovo treno Swing sulle rotaie delle Marche

Redazione Ore 12

Covid-19, Bonaccini (Conf. Regioni): “Tempo giusto per comunicare stop attività potrebbe essere qualche giorno prima”

Redazione Ore 12

Arte: a Torino le opere di Roberta Gulotta nella mostra “Italia Russia Tour”

Redazione Ore 12