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Cinghiali, abbattimenti sì, ma non di massa. Ecco il piano dell’Emilia-Romagna per prevenire la peste suina

 

Ad oggi non risultano casi di peste suina in Emilia-Romagna. Ma la Regione ha comunque preparato e dato il via libera a un Piano di interventi urgenti contro l’infezione, in via precauzionale. Tra gli obiettivi, c’è anche un “forte impegno a ridurre la presenza di cinghiali partendo dalle zone più critiche”, per evitare che la malattia, nel caso in cui dovesse manifestarsi in Emilia-Romagna, si trasmetta ai suini domestici. Il virus, che non è trasmissibile all’uomo, se non venisse arginato potrebbe rappresentare “un grave danno economico per le aziende emiliano-romagnole che operano nel settore della zootecnia e della filiera suina”, segnala la Regione. Nel piano si punta dunque a “rafforzare la sorveglianza nei selvatici e nei domestici per la rapida identificazione di eventuali casi di malattia”. Ma non solo. Secondo il documento approvato dalla Giunta Bonaccini, “non è considerato attuabile né tantomeno utile nel contrasto alla peste suina prevedere un’azione di riduzione generalizzata della popolazione di cinghiali selvatici su vasta scala”. E’ invece “opportuno identificare aree ben definite a maggior rischio, nelle quali effettuare azioni di contenimento della specie”. Ma soprattutto, viene ritenuto “di fondamentale importanza l’abbattimento sistematico” dei cinghiali vicino agli allevamenti di suini domestici, con particolare riferimento a quelli all’aperto, “senza tuttavia escludere nessun’altra tipologia di allevamento”. Grazie alle misure e alle attività di controllo e selezione dei cinghiali, lo scorso anno in Emilia-Romagna sono stati abbattuti oltre 30.500 esemplari, tutti comunque non infetti. Ai fini della prevenzione, però, “il solo abbattimento non può essere sufficiente a proteggere gli allevamenti suinicoli”, precisa la Regione. Per questo gli allevamenti familiari, considerati tra quelli a maggior rischio, con un’ordinanza del maggio scorso sono stati depopolati. Per gli allevamenti all’aperto, invece, è prevista l’installazione di una tripla rete di recinzione già dal 2008, mentre per gli allevamenti di suini al chiuso la Regione sta per approvare un bando per concedere aiuti per l’installazione di recinzioni. Nel piano regionale di prevenzione della peste suina in Emilia-Romagna, vengono poi definite “modalità operative e procedure per lo smaltimento delle carcasse”, sia in condizioni normali sia in casi di sospetta infezione. Per gli allevamenti, si parla di “rafforzare la biosicurezza, con particolare attenzione alle aree critiche”. Saranno quindi aumentate le attività di formazione e informazione per veterinari, allevatori e cacciatori per l’adozione di comportamenti corretti. Sarà realizzata anche una campagna di comunicazione rivolta a tutti i cittadini (in particolare escursionisti, cacciatori, fungaioli e tartufai) per incentivare le segnalazioni di carcasse di cinghiale, che devono essere prontamente esaminate, e la diffusione dei giusti comportamenti.

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