Imprese e Sindacato

Commercio in mezzo al guado

Confesercenti registra ad aprile per le vendite non alimentari su piccole superficie un -6,2% (2,5mld di euro) a tutto vantaggio dell’online

(Red) Brutte notizie per il mondo del commercio al dettaglio. Con la ripartenza ormai alle porte gli imprenditori fanno i conti con il passato recente, quando la pandemia ha praticamente devastato questo settore cruciale per il Paese, demolendolo letteralmente. Per la Confcommercio si registra ancora una brusca frenata che allontana ancora di più i negozi dalla ripresa. Secondo le rilevazioni dell’associazione datoriale, ad aprile le vendite non alimentari delle piccole superfici sono ancora 6,2 punti percentuali – circa 2,5 miliardi di euro – sotto il livello di febbraio 2020, l’ultimo mese prima della pandemia. Uno stop dovuto in primo luogo alle restrizioni, che hanno deviato la spesa delle famiglie dalla rete del retail fisico all’online: nello stesso periodo l’eCommerce segna un vero e proprio boom, con una crescita del 36,1%. Così Confesercenti commenta, in una nota, i dati diffusi da Istat sul commercio al dettaglio di aprile. “L’auspicio è che il Pnrr rappresenti davvero quella svolta tanto attesa, la strada per la ripresa è ancora lunga: per le imprese del commercio, terziario e turismo fiaccate dalla pandemia non basta riaprire per recuperare tutto il terreno perso. Si dovrà, necessariamente, concentrare le energie per dare una scossa forte al rilancio dei consumi delle famiglie ed alla ripresa della domanda, per rimettere in moto il Paese e consolidare il rilancio dell’economia. Ma si dovrà pure intervenire con misure mirate al riequilibrio della concorrenza tra i vari canali distributivi: dall’inizio della pandemia, la chiusura forzata di mercati, negozi e centri commerciali ha favorito l’online e fatto crollare le vendite non alimentari di tutti i comparti del retail fisico, dai negozi (-6,2%) al commercio ambulante e fuori dai negozi (-5,9%). Una distorsione che va affrontata e risolta con decisione. Da questo punto di vista la tassa sulle multinazionali è un passo in avanti, ma decisamente troppo timido, che garantisce ai giganti del web una tassazione agevolata da piccolissima impresa”.

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