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“Cosa Nostra” in crisi rispetto agli anni di Riina e Matteo Messina Denaro

 

Qual è oggi la vera dimensione di Cosa Nostra in Sicilia? La Relazione Semestrale della DIA ci dà un quadro che rimane pur sempre allarmante.

 

L’andamento del fenomeno mafioso nella Regione Siciliana – assicurano gli esperti della Direzione Investigativa Antimafia- non ha subìto complessivi mutamenti sostanziali rispetto al semestre precedente, in cui Cosa Nostra manterrebbe ancora il controllo del territorio in un contesto socio-economico tuttora fortemente cedevole alla pressione mafiosa.

Accade in Sicilia quello che accade in Calabria o in Campania o in Puglia.

Nonostante le numerose attività di contrasto eseguite nel tempo Cosa Nostra – spiegano gli analisti della DIA-continuerebbe a manifestare spiccate capacità di adattamento e di rinnovamento per il raggiungimento dei propri scopi illeciti. “Essa, infatti, continua ad evidenziare l’operatività delle sue articolazioni in quasi tutto il territorio dell’Isola con consolidate proiezioni in altre regioni italiane e anche oltreoceano tramite i rapporti intrattenuti con esponenti di famiglie radicate da tempo all’estero”.

Ma cosa sta succedendo in Sicilia dopo la morte di Riina e dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro?

La DIA non ha nessun dubbio di sorta. E’ chiaro che in Cosa Nostra palermitana, come nelle consorterie mafiose attive nelle province occidentali e orientali della Sicilia, la prolungata assenza al vertice di una autorevole e riconosciuta leadership starebbe favorendo l’affermazione a capo di mandamenti e famiglie di nuovi esponenti che vantano un’origine familiare mafiosa. Non mancherebbero, tuttavia, i tentativi da parte di anziani uomini d’onore, recentemente ritornati in libertà, di riaccreditarsi all’interno dei sodalizi di appartenenza.

Ma anche Cosa Nostra non è più quella di una volta.

Nel territorio siciliano – dicono alla DIA- si registra altresì la presenza di altre organizzazioni mafiose sia autoctone, sia straniere, che riescono a coesistere con cosa nostra in ragione di un’ampia varietà di rapporti e di mutevoli equilibri.

“Ad Agrigento continua a registrarsi l’operatività anche della stidda e di altri sodalizi para-mafiosi, come paracchi e famigghiedde. In provincia di Catania e, più in generale nella Sicilia Orientale, risultano ancora attive importanti famiglie mafiose riconducibili a Cosa Nostra che al suo modello fanno riferimento sotto gli aspetti organizzativo, funzionale e criminale. In tale contesto territoriale operano, inoltre, altri sodalizi di tipo mafioso non ricompresi in cosa nostra che possiedono la medesima articolazione delle famiglie di Catania e, in altri casi, alternano ad una matrice banditesca schemi organizzativi adattivi e fluidi tipici dei quartieri in cui i tali gruppi insistono. Evidente, inoltre, è la propensione dei sodalizi catanesi ad espandere la loro zona di influenza nei contesti circostanti. Difatti, nelle province di Siracusa e Ragusa risultano tangibili le influenze di cosa nostra catanese e, in misura più ridotta, anche della stidda gelese”.

E in Sicilia accade quello che accade anche altrove, in altre regioni ad alta influenza mafiosa.

Anche nel secondo semestre 2022 la criminalità organizzata siciliana -assicurano gli investigatori della DIA- risulterebbe esercitare una “capacità attrattiva” sulle giovani generazioni, coinvolgendo non solo la diretta discendenza delle famiglie mafiose ma, anche e soprattutto, un bacino di utenza più esteso al fine di ampliare la necessaria manovalanza criminale.

Ma come si muove oggi Cosa Nostra in Sicilia?

L’analisi della DIA ci spiega che l’ormai consolidata strategia di “sommersione” dettata dalle organizzazioni siciliane prevede il minimale ricorso alla violenza al fine di evitare allarme sociale e garantire, nel contempo, un “sereno” arricchimento economico tramite l’acquisizione di maggiori e nuove posizioni di potere.

Ma di che interessi parliamo?

Nel periodo di riferimento – rispondono i vertici della DIA- vengono confermati quali principali interessi criminali delle mafie siciliane, il traffico di stupefacenti, le estorsioni, l’infiltrazione nei comparti della pubblica amministrazione, nell’economia legale, nel gioco e nelle scommesse online, settore quest’ultimo che garantisce una singolare modalità di controllo del territorio, strumentale anche per il riciclaggio dei capitali illecitamente accumulati.

“Nel traffico degli stupefacenti si conferma la capacità di cosa nostra di instaurare relazioni commerciali e di stringere alleanze o forme di cooperazione con altre matrici mafiose, quali ‘ndrangheta e camorra, per l’acquisto di ingenti quantitativi su larga scala”.

Dalle attività investigative è emerso anche come Cosa Nostra, per l’approvvigionamento di cocaina, abbia mantenuto un privilegiato canale di negoziazione soprattutto con le cosche calabresi. Tuttavia non può escludersi che Cosa Nostra riesca, nel tempo, a riattivare i vecchi flussi con i fornitori del continente americano e riacquisire lo storico ruolo di player internazionale nell’ambito del narcotraffico. Con riferimento allo spaccio al minuto, invece, le organizzazioni criminali ricercherebbero manovalanza anche tra i più giovani nelle periferiche e più degradate aree urbane.

E al di fuori dei confini dell’isola?

L’interesse delle consorterie mafiose siciliane fuori regione -spiega la Relazione della DIA- si rivolge prevalentemente (con riferimento alle presenze in Lazio, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche e Toscana) all’infiltrazione nell’economia con la commissione di frodi fiscali e riciclaggio di capitali. All’estero, tra i Paesi più interessati al fenomeno si segnalano Spagna, Belgio, Germania, Austria, Romania, Malta, Canada, USA.

Quanto basta, insomma, per capire che Cosa Nostra non è più quella di una volta, ma non è neanche meno violenta o pericolosa di quello che era negli anni di Riina.

aggiornamento mafie relazione Dia ore 11.16

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