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Covid, l’esperta: “I monoclonali non funzionano con Omicron 5, preoccupazione per i fragili”

Contagi in crescita, tamponi ‘casalinghi’ magari non ripetuti nelle sedi autorizzate e il virus non s’arresta. Viene chiamata ‘ondatina‘, ma intanto nei reparti ordinari i ricoveri riguardano soprattutto i soggetti fragili affetti da più patologie. Molti di questi potrebbero essere gestiti a casa dai medici di medicina generale che oggi hanno la facoltà di prescrivere a domicilio la terapia con gli antivirali. Ma quanti professionisti ne sono a conoscenza o applicano correttamente i protocolli? Che estate ci aspetta? L’agenzia di stampa Dire per fare il punto ha intervistato Miriam Lichtner, primaria del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Goretti di Latina e professoressa all’Università La Sapienza di Roma.

 

Quali sono i messaggi che è bene che la popolazione recepisca in questa fase di abolizione delle restrizioni?

“Siamo davanti ad una situazione che conosciamo e che abbiamo visto e rivisto da due anni e mezzo. Peraltro si evidenzia un’alta diffusione dei contagi che sappiamo bene porta con sé inevitabilmente anche la conta dei casi più gravi. Se i casi gravi sono pari all’1% e i pazienti sono 100 il caso grave sarà pari a 1 ma se i casi gravi sono 10mila, l’1% diventa chiaramente un numero considerevole. L’incremento dei contagi non è mai una cosa positiva e la variante Omicron 5 crea inquietudine a noi infettivologi perché sappiamo che molti farmaci a disposizione che utilizzavamo prima non sono efficaci sulle nuove varianti. Un esempio per tutti è offerto dagli anticorpi monoclonali. Il consiglio è stare attenti e non abbassare la guardia proprio adesso. La stagione estiva e il caldo giocano a favore perché ci consentono di stare fuori casa con i nostri amici e consentono di ventilare meglio le nostre case. Ribadisco la mascherina purtroppo va ancora indossata e usata in modo ragionato. Mi spiego meglio: se una persona cammina da sola per strada chiaramente non deve usarla, il rischio è quello di soffocarsi, ma è diverso se il soggetto entra in un negozio, in autobus o è ad un concerto con molte altre persone. Assolutamente la mascherina in tali casi va usata”.

In che modo i medici di medicina generale (Mmg) devono gestire i pazienti? Dico questo perché molti non sono a conoscenza ancora dei protocolli corretti e aggiornati soprattutto in casi di comorbilità nei pazienti fragili, è così?

“Nel caso si tratti di un paziente fragile è molto importante ricordare agli Mmg che abbiamo a disposizione delle armi che qualche mese fa non erano disponibili. Faccio riferimento a dei farmaci antivirali che sono a disposizione diretta del medico di medicina generale e che sono in grado di bloccare il virus nelle primissime fasi. Ciò evita al paziente contagiato tutti quegli effetti negativi tipici del contagio sia a breve termine, come la polmonite, sia a lungo termine come la sindrome post covid che si può riguardare anche problemi di tipo infiammatorio e articolare. È importante che gli Mmg sappiano queste cose e diano ai soggetti fragili questa valida opzione terapeutica entro i 3 giorni dal contagio fino ad un massimo di 5 giorni. Ma chi sono i soggetti fragili? Possiamo definire così le persone over 65 ma anche i più giovani che hanno altre patologie come quelle oncologiche o oncoematologiche. In particolare in questa fase della pandemia abbiamo ricoverato molti pazienti oncoematologici, sottoposti a terapie immunosoppressive, e che inizialmente hanno un Covid lieve che invece nel corso delle settimane si aggrava e può perdurare lungamente nei mesi. Per questo ribadisco è fondamentale trattarli subito. Ma nella categoria dei fragili vanno contemplati anche i soggetti affetti da diabete, alcuni dei quali non sanno di essere diabetici, in tali casi i medici di base hanno il dovere di indagare bene. E ancora nella categoria a rischio rientrano i soggetti affetti dalle patologie broncopolmonari croniche come la Bpco e l’asma grave. Poi ci sono anche giovani che sono affetti da patologie infiammatorie intestinali e che sono trattati con anticorpi monoclonali anti citochinici. Non bisogna dimenticare che rientrano nella cerchia dei soggetti fragili anche gli obesi e quelli con sindrome metabolica. Insomma emerge che abbiamo un elenco molto ampio di soggetti che vanno protetti in fasi iniziali della malattia”.

Sempre restando nel cerchio dei fragili … quarta dose sì o quarta dose no, molti pensano che sia bene aspettare l’autunno, magari con l’arrivo di un nuovo vaccino che tanto questo non risponde bene alle varianti. Qual è il suo punto di vista a riguardo? Che messaggio recapitare alla persone che ci seguono?

Credo che la quarta dose vada somministrata ai fragili. Molti pazienti lamentano il fatto che anche coloro che si sono sottoposti a tre dosi di vaccino si sono infettati ugualmente perché fare allora la quarta dose? Il motivo dico io è ben chiaro, nei due mesi successivi alla vaccinazione, c’è una grossa produzione anticorpale che consente di bloccare non solo il virus specifico, ma offre una protezione più variabile che riesce a bloccare anche le varianti ‘più lontane’ dall’originario virus di Whuan. Questo vuol dire che in attesa di un nuovo vaccino specifico e che speriamo che arrivi presto, il booster consente di avere una carica anticorpale che blocca per uno o due mesi. Bisogna ricordare in questa pandemia che l’obiettivo finale non è bloccare l’infezione ma evitare la forma grave della malattia. Quindi consiglio assolutamente agli anziani con più di 80 anni di fare la quarta dose assolutamente”.

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