Esteri

 La catastrofe afghana si abbatte sui bambini. L’Unicef: “Bisogna agire subito”

 

 

“Ad agosto abbiamo lasciato l’Afghanistan con la promessa di non abbandonare la popolazione, ma ad oggi l’impressione è che questa promessa non sia stata rispettata. In quel momento 18 milioni di persone dipendevano dagli aiuti umanitari, la metà dei quali bambini, ora ce ne ritroviamo 24 milioni. La cosa più allarmante è che questa è una crisi che riguarda soprattutto i più piccoli”. Andrea Iacomini è il portavoce di Unicef Italia e l’agenzia Dire lo raggiunge per delineare l’attuale quadro umanitario nel Paese dell’Asia centrale. Cinque mesi fa, con l’uscita dei contingenti Nato guidati dagli Stati Uniti, è tornato in mano ai guerriglieri talebani, accusati di violenze sui civili e di aver spinto l’Afghanistan nella crisi economica e nell’isolamento internazionale.
L’intervista giunge dopo la pubblicazione di un reportage  della giornalista Barbara Schiavulli sul portale da lei diretto, ‘Radio bullets’, che racconta la storia di quattro fratellini tra gli 8 e i 12 anni. La vicenda sembra una favola dei Grimm: una mamma rimasta uccisa cinque anni fa a Kunduz dai colpi d’arma da fuoco dei talebani e un padre assente, e così gli orfani, soli e senza speranze, vengono accuditi da un vicino di casa che gli dà una piccola stanza spoglia in cui vivere. Né l’aiuto dei vicini né quello di una anziana zia da anni residente in Olanda riescono però a garantire l’istruzione, le cure e persino i giochi che bambini della loro età dovrebbero avere, specialmente Nazina, affetta da una patologia cardiaca.

L’avvento dei talebani nell’agosto scorso peggiora le cose: un giorno alcuni miliziani fanno irruzione in casa e portano via la sorella maggiore di 14 anni, perché “deve sposarsi”.
Stanca e preoccupata, la zia che vive in Europa, sebbene analfabeta, riesce a creare un passaparola tra alcune volontarie che raggiunge l’Italia e infine il portavoce Iacomini, che allerta Schiavulli, in partenza proprio in questi giorni per l’Afghanistan. Oltre a segnalare la vicenda all’ong italiana Nove onlus, la reporter visita personalmente i bambini e con il denaro raccolto dalla Federazione delle donne per la pace nel mondo della sezione di Padova (Wfwp),riesce a comprare scorte di cibo, coperte e persino giocattoli, quaderni e penne. I bambini non sanno ancora leggere e scrivere, ma una di loro sogna di diventare una maestra.  “La storia di cui ha scritto Schiavulli, per quanto incredibile, è solo un pezzo della catastrofe umanitaria in corso in Afghanistan” dice ancora Iacomini, che avverte: “La situazione umanitaria già aggravata dalla povertà dilagante, sta precipitando a causa dell’arrivo delle rigide temperature invernali che crea problemi enormi. Le famiglie sono arrivate al punto di bruciare vestiti, coperte o mobili per riscaldarsi. La gente però resta chiusa in casa perché ha paura di uscire per cercare lavoro o cibo. Siamo sull’orlo del disastro”. Il portavoce per l’Italia cita gli ultimi dati del Fondo Onu per l’Infanzia, secondo cui è probabile che un bambino su due sotto i 5 anni sarà colpito da malnutrizione acuta nel 2022. Otto persone su dieci hanno scarso accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari, un problema che prima riguardava “solo” 6 o 7 milioni di persone, e che ora sta peggiorando il quadro sanitario, con l’aumento dei casi di morbillo e polio. “Ciò che allarma- continua Iacomini- è che dal 2005 ad oggi l’Afghanistan continua ad avere il più alto numero di bambini a livello globale vittime di violazioni dei diritti umani.Su 260 mila, ben 27 mila sono in Afghanistan”.
Insomma secondo Iacomini non si tratta solo di fame o malattie, perché “i bambini sono anche a rischio di reclutamento, lavoro forzato, mutilazioni o morte per conflitti o mine inesplose, tratta e matrimoni precoci”. Per non parlare dell’abbandono scolastico: gli operatori umanitari riferiscono di famiglie che non riescono a mandare i figli a scuola perché non ne hanno i mezzi e devono farli lavorare. Spesso mancano gli insegnanti perché non ricevono più i salari, mentre a bambine e ragazze i talebani hanno vietato l’istruzione. “Negli anni precedenti- prosegue il responsabile- grazie a programmi mirati, a ben 9 milioni di bambini era stato garantito lo studio, ora in 10 milioni hanno lasciato”. Il dirigente Onu ricorda inoltre che “prima di agosto eravamo anche riusciti a salvare molti minori soli dalla strada e dall’insicurezza, ora il fenomeno è tornato a crescere”.
A fronte dell’insicurezza e della vastità dei bisogni, Iacomini evidenzia che, “laddove è possibile, è difficilissimo portare aiuti, e parliamo della maggior parte delle aree del Paese”. Ma il lavoro di Unicef, assicura il portavoce, non si ferma: “sin da agosto abbiamo mantenuto i nostri 300 operatori sul campo per garantire ogni giorno cibo, acqua, istruzione e supporto psico-sociale. Dal G20 straordinario sull’Afghanistan di ottobre scorso, l’Unicef ha ricevuto il preciso mandato di continuare. Unicef dialoga con tutti a prescindere dal colore politico, perché c’è in gioco il supremo interesse dei bambini. Continuiamo quindi a dialogare coi talebani e con tutti i soggetti coinvolti per portare aiuti e realizzare i nostri interventi. C’è bisogno però dell’aiuto del mondo”. Iacomini conclude con un appello: “L’Occidente deve dare visibilità alla crisi in corso e rispettare la promessa fatta l’estate scorsa, e non lasciare che l’Afghanistan muoia di fame“.

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