Esteri

Missili sul Kurdistan iracheno, esulta l’Iran: “L’obiettivo è Israele”. Nessuna vittima

Una dozzina di missili sono caduti su Erbil, nel Kurdistan iracheno, senza causare vittime ma solo danni agli edifici. L’attacco è avvenuto intorno all’1 del mattino ora locale e stando a quanto hanno riferito le autorità ha coinvolto vari edidici tra cui la nuova sede del consolato degli Stati Uniti nella città curda nonché il quartier generale dell’emittente televisiva Kurdistan 24, che è stata così costretta a sospendere per qualche ora le trasmissioni. L’Iran ha rivendicato l’attacco.

In una nota rilanciata dai media statali, i Guardiani della rivoluzione hanno dichiarato di aver mirato a “obiettivi strategici di Israele”, aggiungendo che “qualsiasi attacco ripetuto da parte di Israele incontrerà una risposta dura, decisiva e distruttiva” da parte dei Pasdaran.   Qualche giorno fa l’esercito israeliano ha bombardato alcuni depositi di armi a Latakya, in Siria, attribuendoli all’Iran. Si tratta del terzo episodio da fine 2021 contro la città portuale siriana, sede di una base militare russa.

Il primo ministro della regione autonoma Masrour Barzani ha condannato con forza l’attacco, che ha definito “un crimine contro l’umanità”, quindi ha annunciato l’apertura di un’indagine per individuare i responsabili. Ha poi aggiunto che i missili sono partiti da territori esterni alle frontiere irachene, da est, senza indicare un paese in particolare.

Washington invece aveva puntato il dito contro l’Iran. Un corrispondente iraniano presente a Erbil ha invece riferito che l’attacco era diretto a “un deposito israeliano segreto di armi”. L’attacco giunge mentre a Vienna sono ripresi i colloqui tra Iran, Stati Uniti e gli altri membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania per il rilancio del Piano d’azione globale congiunto (Jcpoa), il cosiddetto accordo sul programma nucleare iraniano siglato nel 2015. I negoziati però sono in stallo e rischiano di naufragare da quando la Russia ha chiesto “garanzie” a Washington affinché le sanzioni imposte contro Mosca per fermare la guerra in Ucraina non coinvolgano anche le relazioni commerciali tra la Russia e l’Iran.

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