Roma Capitale

Patrimonio di Roma Capitale, braccio di ferro sugli affitti delle Associazioni. Centrale il censimento degli immobili e di chi li occupa

Un nuovo regolamento per il patrimonio capitolino, “il più ampio e partecipato possibile”, ma che abbia anche “tempi molto rapidi, per sottrarre dal limbo le realtà sociali con le assegnazioni scadute”, oppure “gravate da canoni commerciali che le hanno gettate nello sconforto perché non possono pagare”. In attesa del provvedimento, però, il Campidoglio lavora “a una norma transitoria, che deve essere scritta assieme agli uffici, i cui cardini sono: valorizzare i lavori di manutenzione svolti, poi valorizzare il valore sociale delle attività svolte, che oggi si può calcolare e scomputare dal canone. Infine lavorare sui termini di rateizzazione e uscire dall’incertezza”. E’ l’orientamento espresso dall’assessore capitolino al Patrimonio Tobia Zevi, invitato dai presidenti dem delle commissioni capitoline Patrimonio, Yuri Trombetti, Nella Converti per il Sociale e Erica Battaglia per la Cultura, nella seduta congiunta odierna, la prima dedicata al superamento della delibera 140/2015 che gestisce l’assegnazione degli immobili di Roma Capitale. “Dove ci sono debiti certificati da sentenze – ha sottolineato Zevi – noi non avremmo mai che quel debito non esiste, ma ragioniamo perché quell’associazione possa pagare il debito scomputato, e lo possa fare nel più lungo tempo possibile”. “Con lo stanziamento di 5 milioni in bilancio per il censimento, potremo conoscere i cespiti, come vengano utilizzati, chi ci sta dentro e individuare quelli vuoti, che possono essere utilizzati meglio”, ha spiegato Zevi ai commissari capitolini. A livello generale, ha aggiunto “gli ultimi anni sono stati anni di ferite profonde: 7 anni in cui prima la 140, poi le sue conseguenze, poi quelle del tampone delle 363/2020, hanno gettato porzioni ampie della città in uno stato di incertezza, paura e oggettiva difficoltà finanziaria”. Bisogna fare presto, secondo l’assessore “e sui tre livelli: amministrativo, normativo e politico”, A livello amministrativo “oggi noi siamo in un limbo, perché ai sensi del regolamento 363 dell’amministrazione Raggi tutte le concessioni sono scadute e non rinnovate. Le realtà associative versano una indennità – ha spiegato Zevi – pari al canone effettivamente codificato, oppure un canone storico -. Manca una cornice normativa che ci consenta di fare nuove concessioni cone diciamo di volerle fare noi”. Sulla questione normativa, ha continuato l’assessore “già da settimane abbiamo iniziato a lavorare sul testo del nuovo regolamento, per attribuire in modo più vantaggioso il patrimonio agli aventi titolo. La normativa cui stiamo lavorando cercherà di assumere tutti gli elementi già prodotti – ha aggiunto -, come la normativa sui beni comuni emanata dalla Regione, contemplare un margine più ampio della gratuità, valutare il valore sociale delle attività svolte, e considerando tutto quello che ha creato problema”. Questo regolamento, ha precisato Zevi, “andrebbe a sostituire quello del 1983, anno della mia nascita, e deve fare i conti con l’esistente. Gli uffici hanno dovuto comminare sanzioni penali, arretrati, che hanno gettato nel panico le associazioni insediate. Per questo lavoriamo a una norma transitoria. Sul piano politico, ha concluso Zevi “abbiamo audito già molte realtà, dobbiamo aprire un processo politico ampio e partecipativo, però ci vuole un atto di responsabilità collettiva: dobbiamo anche essere rapidi e darci un tempo limite per questo processo”. Il presidente Trombetti si è detto contrario a una norma transitoria “che a Roma diventano quelle che durano per sempre. Dobbiamo fare una delibera definitiva che dia certezza a tutte le realtà, ma sia anche intransigente di fronte ai casi di uso del patrimonio pubblico con finalità diverse da quelle istituzionali per cui era stato concesso. La presidente Converti ha sottolineato che “un superamento della delibera 140 è auspicabile, ed è importante farlo audendo i protagonisti di questa tristissima pagina della nostra città”. “Tantissime associazioni sono state raggiunte da provvedimenti di sfratto e richieste di arretrati definiti a prezzi di mercato, inaccettabili e inaccessibili anche per chi vuole pagare – ha evidenziato la presidente Battaglia -. Speriamo di riavviare presto una stagione di riassegnazioni, risolvendo al contempo le difficoltà delle decine di associazioni che impreziosiscono il tessuto cittadino ma sono alle prese con cause legali sul pregresso”.

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