Politica

Quarant’anni fa la mafia uccise Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Mattarella: “Furono esempi di impegno civico”

La festa nazionale dell’Unità, che si terrà a settembre a Palermo, sarà intitolata a Pio La Torre, il segretario del Pci siciliano ucciso dalla mafia il 30 settembre del 1982. Lo ha annunciato il segretario nazionale dei Dem, Enrico Letta, nel corso della cerimonia di commemorazione di La Torre, questa mattina, nel capoluogo siciliano, sul luogo dell’agguato. Con Letta c’erano anche il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, e Franco La Torre, figlio di Pio. Letta ha poi partecipato a una cerimonia a Palazzo dei Normanni, organizzata dal Centro Pio La Torre. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al presidente del Centro di studi e iniziative culturali “Pio La Torre“, Vito Lo Monaco, il seguente messaggio: “Il quarantesimo anniversario della morte per mano mafiosa di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo ci ricorda il loro significativo esempio di impegno civico, per le generazioni presenti e future. Il consolidamento della cultura della legalità esige il coinvolgimento dei giovani in iniziative che tendono a mantenere viva la memoria dei valori di chi ha pagato con la propria vita la testimonianza prestata per la difesa di radici essenziali della Repubblica, per la difesa della libertà e della giustizia. Nell’esprimere apprezzamento nei riguardi del Progetto educativo antimafia e antiviolenza, organizzato dal Centro studi “Pio La Torre”, contributo al radicamento di una ferma coscienza collettiva contraria a ogni forma di sopraffazione, mi unisco nel ricordo di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo e rivolgo a tutti i presenti il mio caloroso saluto”.

FICO RICORDA LA TORRE: “DIEDE UN CONTRIBUTO DECISIVO CONTRO I CLAN

“Ricordare l’assassinio di Pio La Torre e del suo collaboratore Rosario Di Salvo è un dovere. La Torre diede un contributo decisivo a far crescere quella coscienza civile e quella strategia politica necessaria per combattere il fenomeno mafioso. Lo testimoniano il suoimpegno parlamentare, in particolare come membro della commissione antimafia, e la legge che porta il suo nome, approvata pochi mesi dopo il suo omicidio”. Questo un passaggio del messaggio invitato dal presidente della Camera, Roberto Fico, al centro Pio La Torre, in occasione dei 40 anni dall’agguato di via Li Muli a Palermo. “Con quella legge venne introdotto il reato di associazione di tipo mafioso, che avrebbe consentito a magistrati come Falcone e Borsellino di istruire il maxiprocesso e furono previste misure patrimoniali per colpire la mafia al cuore dei suoi interessi, facendo valere un principio di giustizia che oggi viene ribadito attraverso le numerose esperienze realizzate con l’uso sociale e produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata – ha ricordato Fico -. Beni restituiti alla collettività, a significare che la mafia può e deve essere piegata e sconfitta”.  Secondo Fico “in gioco non ci sono solo beni e capitali, ma principalmente la fiducia di poter gettare le basi di una società realmente libera e democratica, capace di demolire le disuguaglianze e vanificare i tentativi della criminalità organizzata di insinuarsi nelle maglie più deboli della società. Ciascuna componente della comunità – ancora il presidente della Camera – deve fare propria la cultura della legalità, in antitesi a ogni malaffare e clientelismo. In questo solco si pone il lavoro di tante realtà e associazioni, come il centro Pio La Torre, che fanno della lotta alla criminalità organizzata la ragione del loro impegno civile. Sono esperienze che recano i segni della lezione di Pio La Torre, un’eredità civile da cui trarre la forza necessaria per continuare con rinnovata determinazione nel contrasto a ogni forma di mafia”.

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