Esteri

  Un terzo del grano dell’Ucraina destinato all’Unione Europea

Arriva il piano di emergenza della Ue per salvare 1/3 delle esportazioni di cereali, dal grano al mais fino all’orzo, che l’Ucraina indirizza ogni anno verso i Paesi dell’Unione. E’ quanto annuncia la Coldiretti nel rendere noti i contenuti del “Piano d’azione UE per facilitare le esportazioni agricole dall’Ucraina” preparato dal commissario europeo all’agricoltura per facilitare i trasporti delle merci ucraine via terra, per ferrovia e gomma, e via mare, mentre sono ancora bloccati i porti del Mar Nero mentre diverse aree del paese sono sotto bombardamento russo. Un piano coerente – riferisce la Coldiretti – con le mozioni di maggioranza e di Fdi approvate a larga maggioranza dall’Aula della Camera sulle iniziative a sostegno del settore agroalimentare in relazione alla crisi Ucraina che invitano il governo a varare “un’organica iniziativa di sostegno alla ripresa e allo sviluppo del settore agricolo in Ucraina, nel quadro di azioni promosse dall’Unione europea in conseguenza delle distruzioni subite dall’aggressione bellica della Russia, avviando misure di sostegno atte a consentire la ripresa e la continuità della piena capacità di produzione agricola dell’Ucraina”. Nell’Unione Europea prima della guerra sono arrivate durante l’anno dall’Ucraina oltre 700mila tonnellate di grano pari al 4% delle importazioni totali e 65 mila tonnellate di grano duro, che rappresentano poco più dell’1%, ma anche quasi 9 milioni di tonnellate di mais (25% del totale import) e di circa 2 milioni di tonnellate di olio di girasole (45% del totale import), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga. Il piano di azione della Ue – spiega Coldiretti – punta a facilitare il trasporto ferroviario velocizzando il trasferimento delle merci dai treni delle linee ucraine a quelli europei che viaggiano su un sistema di binari a scartamento diverso e non compatibile con quello di Kiev. Inoltre – continua Coldiretti – per ovviare al blocco russo dei porti del Mar Nero, la Ue pensa di sfruttare per le spedizioni quelli polacchi sul Baltico, potenziando le strutture di stoccaggio oltre a potenziare a sud ovest i corridoi di collegamento europeo con Ucraina e Moldova. L’obiettivo è anche snellire le procedure burocratiche di ingresso delle merci in Europa che però – afferma Coldiretti – non deve tradursi in minori controlli e garanzie per la salute e la sicurezza dei consumatori. In questo modo – evidenzia la Coldiretti – l’Unione potrà aiutare l’Ucraina sotto attacco russo e al tempo stesso fare fronte alle sue esigenze alimentari. Secondo l’analisi della Coldiretti sull’ultimo “Short term outlook” della Commissione Ue   l’Europa nel suo complesso produce il 93% del mais di cui ha bisogno, l’82% del grano duro per la pasta, il 142% del grano tenero per il pane, il 121% dell’orzo, il 109% del riso, il 101% dell’avena, ma appena il 64% dei semi oleosi, dalla soia al girasole e il 78% delle farine di soia e girasole. L’Ucraina – continua Coldiretti – è uno dei principali produttori di cereali nel mondo e rappresenta il 10% del commercio internazionale di frumento tenero destinato alla panificazione ma anche il 15% del mais per gli allevamenti. E se un terzo dei cereali ucraini finisce in Europa, eguali quantità sono destinate alla Cina e all’Africa dove il blocco causato dall’invasione russa allarga l’area della povertà alimentare con il rischio di carestie. Una emergenza che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia peraltro che l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (770 mila tonnellate all’anno), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano secondo lo studio Divulga. Un dato che conferma l’importanza di garantire il libero mercato e la solidarietà all’interno dell’Unione Europea per affrontare l’emergenza con gli allevatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – devono infatti subire già incrementi di costi pari al 57% secondo il Crea che in molti casi superano i prezzi alla stalla. Oltre all’Ucraina tra i principali fornitori di mais dell’Italia ci sono infatti la Slovenia 13% (780 mila tonnellate) e l’Ungheria 30% (1,85 milioni di tonnellate) contro la quale – riferisce la Coldiretti – si è da poco pronunciata la Commissione europea per evitare misure protezionistiche a danno del mercato interno europeo. “L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di intervenire con per salvare aziende e stalle lavorando da subito ad accordi di filiera tra imprese agricole e industrie con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione. “Ma – conclude Prandini – occorre investire per aumentare le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane contro la siccità e sostenere l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni e della biodiversità per fronteggiare al meglio anche l’impatto dei cambiamenti climatici”.

Fonte Coldiretti

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