Mentre il Qatar finanzia Hamas e la Turchia gli fornisce supporto diplomatico, il suo controllo è Corpo delle Guardie rivoluzionarie (IRGC) islamiche iraniane e l bilancio iraniano prevede voci aperte per il sostegno ai movimenti palestinesi.
La Forza Quds d’élite delle Guardie conduce addestramenti per i palestinesi in Iran e Libano. addestrandoli e fornendo loro la la logistica, anche se le operazioni sono gestite dai palestinesi. Questo continuo sostegno iraniano ai gruppi palestinesi è stato a lungo la base per la designazione dell’Iran come stato sponsor del terrorismo da parte del Dipartimento di Stato americano.
Se Israele fosse mai in grado di colpire militarmente in Iran, la risposta principale del regime iraniano arriverebbe tramite Hezbollah,che ha accumulato razzi e missili nonostante dal 2006 la presenza della Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano.
Ma anche se Hezbollah scegliesse di lanciare missili in solidarietà con Hamas, gli strateghi israeliani potrebbero decidere che non c’è alcuno svantaggio nel colpire direttamente l’Iran.
Un attacco israeliano all’Iran anche solcometro gli impianti nucleari non sarebbe facile poiché il governo iraniano ha ampiamente disperso il suo programma nucleare su un territorio che è quattro volte l’Iraq.
Anche se gli aerei israeliani entrassero non intercettati nello spazio aereo iraniano, perderebbero l’elemento sorpresa una volta sganciati i loro ordigni. Poiché i piloti israeliani non hanno tendenze suicide, ciò significa che dovrebbero prima colpire gli aeroporti iraniani, i centri di comando e controllo e le batterie antiaeree. Tutto sommato, l’aeronautica israeliana dovrebbe pianificare almeno 1.500 sortite. Con il rischio solo di ritardare anziché eliminare, il programma nucleare della Repubblica islamica.
Anche questo guadagno avrebbe un costo enorme e, poiché gli iraniani sono nazionalisti, qualsiasi azione militare palese da parte degli Stati Uniti o di Israele contro l’Iran consentirebbe al regime iraniano di radunare gli iraniani attorno alla propria bandiera.
In effetti il regime dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini stava cominciando a sgretolarsi quando i Saddam Husseininvase la provincia etnico-araba del Khuzestan,ricca di petrolio, ma le azioni di Saddam salvaguardarono il regime e diedero a Khomeinie al nascente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica il tempo di consolidarsi.
Lo scisma tra il regime e il popolo iraniano oggi è al culmine dai primi giorni della Rivoluzione,nonostante il regime sia (per ora) sopravvissuto al movimento “Donna, Vita, Libertà” che ne ha incrinato la legittimità.
Israele, nel frattempo, si trova ad affrontare una situazione instabile. Il leader supremo iraniano Ali Khamenei ha 84 anni, è parzialmente paralizzato ed è sopravvissuto al cancro, ma ha dedicato la sua vita allo sradicamento dello Stato ebraico.
Psicologicamente, potrebbe voler vedere la distruzione di Israele nel tempo limitato che gli resta, ma non rischierebbe certamente il regime stesso per questo scopo. L’unica cosa che separa il popolo iraniano da un futuro migliore una volta che Khamenei se ne sarà andato è il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
I suoi miliziani non sono ideologicamente omogenei, ma molti sono veri credenti, essendo entrati nella bolla del Corpo delle Guardie in una miriade di programmi per bambini che iniziano all’età di otto anni. Altri si schiereranno con l’IRGC in qualsiasi transizione per interesse, poiché la sua economica dell’IRGC vale centinaia di miliardi di dollari.
Esclusa l’opzione nucleare (ma non è detto) che sconvolgerebbe tutto il Medi Oriente, l’attacco all’Iran e costringerebbe , almeno in parte i paesi di quell’area, non necessariamente sciiti, a intervenire più o meno direttamente.
Senza considerare il peso delle altre due potenze, Cina e Russia che hanno ottimi rapporti con Teheran e non potrebbero rimanere indifferenti al crollo militare di un sistema con il quale intrattengono ottimi rapporti.
Una mossa di questo genere comporterebbe anche un intervento diretto della potenza militare degli Stati Uniti e dell’Occidente che dovrebbero barcamenarsi fra tre fronti di tensione: Iran,Ucraina e Taiwan.
Di qui la cartella dimostrata dalla Casa Bianca dovuta non al desiderio di risolvere pacificamente la questione palestinese, ma agli enormi costi militari che magari i contribuenti americani non sarebbero disposti ad affrontare….e proprio sotto le elezioni presidenziali.
Balthazar
aggiornamento l’attacco a Israele ore 13.52
