Nonostante gli sforzi degli Stati Uniti, la possibilità di una sorta di cessate il fuoco a Gaza e nella regione più ampia sembra sempre più remota. Mentre non solo prosegue la forniture di armi americane a Tel Aviv, ma lo stesso Biden ribadisce l’eterno sostegno a Israele soprattutto in funzione antiraniana.
Dopo gli attacchi missilistici iraniani, un portavoce del Dipartimento di Stato americano ammetteva: “Non rinunceremo a raggiungere un cessate il fuoco a Gaza perché crediamo che sia il modo migliore per liberare gli ostaggi”. Ma in seguito ha aggiunto, riferendosi ad Hamas, “È necessario che entrambe le parti si impegnino e, in questo momento, abbiamo il rifiuto di impegnarci da parte di una di queste parti“.
Sembra sempre più evidente che il presidente Biden non otterrà alcuna vittoria politica in Medio Oriente prima delle elezioni del 5 novembre, come chiaramente sperava il suo team.
Molti commentatori ormai sostengono che ciò sia dovuto in parte alla speranza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che Donald Trump vinca a novembre e che possa poi trascinare gli Stati Uniti in uno scontro con l’Iran . Come d’altra parte emerge dalla sua dichiarazione di ieri che critica Biden per il suo veto di colpire siti nucleari iraniani, attacco che invece il Tycoon sollecita.
Sembrava che gli Stati Uniti a luglio avessero fatto qualche progresso verso un cessate il fuoco,, ma l’agravarsi della situazione attuale, rappresenta il reale tentativo di trascinare o quanromwno coinvolgere gli USA nella strategia aggressiva del leader israeliano.
A riprova il fatto che a settembre Bibi ha affondato l’accordo con richieste dell’ultimo minuto, tra le quali il divieto per gli uomini armati di tornare a Gaza settentrionale nel corso di un eventuale cessate il fuoco. E che Israele mantenesse il controllo del Corridoio di Filadelfiache spezza in due la Striscia di Gaza lungo il confine di Gaza con l’Egitto .
Tutto indica che Netanyahu stava deliberatamente minando i negoziati usando tattiche dilatorie durante l’estate. Ma qual è lo scopo politico di sabotare qualsiasi negoziato di Pace
E’ ormai noto che il leader israeliano punta sulla vittoria di Trump alle elezioni per avere un partner statunitense più facile da manipolare del vecchio Joe. Anzi si è vantato di essere stato lui a convincere Trump a uscire dall’accordo sul nucleare iraniano l’8 maggio 2018 .
Un accordo storico imbastito dall’amministrazione Obamadal 2015 per revocare le sanzioni economiche all’Iran in cambio di limitazioni al suo programma nucleare, accordo che venne allora considerato un passo verso la pace mondiale.
Anche la controversa decisione di Trump di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, che i palestinesi rivendicano come loro capitale, è stata una vittoria simbolica per Netanyahu e la destra israeliana.
Eppure nonostante il sostegno incondizionato di Trump a Israele, molti arabo-americani sono più propensi a votare per Trump (o almeno a votare contro Kamala Harris..
Gli elettori ebrei americani hanno tradizionalmente votato per la lista democratica, con circa il 70% dei cittadini ebrei che si identificano nel partito blu. Ciò è importante in quanto vi sono comunità ebraiche considerevoli proprio negli stati indecisicome la Pennsylvaniacon 433.000 residenti di religione ebraica o che rivendicano tale etnia, la Floridacon 672.000 e la Georgiacon 141.00.
Sondaggi recenti mostrano che il 72% degli elettori ebrei sostiene la Democratica Kamala Harris mentre il 75% degli ebrei americani ha affermato che Israele è importante per loro, ma questa ovvia scelta si è classificata solo al 9° postoin una lista di 11 questioni in termini di importanza nel determinare il voto della comunità ebraica.
Lo stesso non si può dire per le comunità arabo palestinesiamericani sconvolte dal conflitto a Gaza e in Libano, deluse per la risposta di Biden a Israele. Infatti se gli Stati Uniti hanno usato pressioni diplomatiche per un cessate il fuoco, hanno anche venduto a Israele altri 20 miliardidi dollari in aerei da combattimento e altre armi. Uno dei più grandi pacchetti militari dall’inizio della guerra di Gaza.
Data una lista di dieci questioni alla domanda di scegliere le tre più importanti questioni, il 60% degli arabo-americani intervistati ha scelto Gaza e il 57% ha confermato che la guerra a Gaza avrebbe influenzato il loro voto.
Questo potrebbe spiegare perché quasi l’80% degli elettori arabo-americani ha una visione sfavorevole di Biden (sulla base di un sondaggio condotto a maggio) mentre solo il 55% sia sfavorevole a Trump.
Sebbene agli arabi americani certamente non amano The Donald non amino The Donald non possono sopportare un’amministrazione che non è riuscita a impedire la catastrofe umanitaria a Gaza e oggi in Libano, pertanto potrebbero non votare o disperdere il loro voto.
Netanyahu conta su questo atteggiamento che influenzerà le elezioni a favore di Trump, perché gli arabo-americani costituiscono un blocco di voto critico negli stati indecisi, come la Pennsylvania(126.000 arabo-americani) e il Michigan (320.000).
È probabile che il voto ebraico americano non cambierà rispetto alle elezioni del 2020, che ha sostenuto Biden a livello nazionale con il 64% dei consensi e nello stato chiave del Michigan dove lo hanno votato per lui il 70%. Questo significa che il loro mancato voto a Biden potrebbe far pendere la bilancia a sfavore di Harris nel Michigan dove Biden ha vinto con soli 154.000 voti di vantaggio.
Anche se la politica estera, come tradizione, non è fra le priorità dell’elettorato americano, resta da vedere, e qui non disponiamo di sondaggi, quanti elettori americani siano disponibili a sostenere The Donald nella prospettiva di un coinvolgimento diretto degli USA in un conflitto con l’Iran. Una strategia esattamente all’opposto di quel disimpegno dall’Ucraina che Trump promette.
Balthazar
