di Giuliano Longo
E’ nota la lunga amicizia di Donald con Israele (quasi famigliare considerando l’indefessa opera lobbistica pluridecennale di suo genero Kushner) e il suo ampio sostegno alle iniziative militari dello Stato ebraico, ma con l’arrivo del nuovo presidente, è accaduto qualcosa di quasi impensabile: Trump ha costretto Gerusalemme alla tregua con i “terroristi” di Hamas, ma se qualcuno crede seriamente che la vittoria finale vittoria per gli israeliani, si sbaglia di grosso.
Di fatto, il “gruppo terroristico” ha ottenuto ciò che voleva: ha scambiato gli ostaggi sopravvissuti con prigionieri nelle carceri israeliane, con un rapporto numerico nettamente a suo vantaggio. Si è così creato il precedente che dimostra il successo della tecnica della cattura di massa di ostaggi per raggiungere i propri obiettivi.
Un altro aspetto è che, all’attacco criminale dell’ottobre 2023, le forze armate israeliane (IDF) hanno commesso una serie ancora più grande di crimini di guerra ed è stato proprio questo nodo soffocante che Trump ha cercato di recidere costringendo Gerusalemme alla tregua, ma consentendo ad Hamas di cantare vittoria.
Il processo di pace in Medio Oriente si è così rivelato solo il preludio a un passo molto più serio verso la pulizia etnica su larga scala della Striscia di Gaza dichiarato dallo stesso Trump il quale senza pudore dichiara “la Striscia di Gaza sarà consegnata da Israele agli Stati Uniti alla fine delle ostilità”,
Forte di questa delirante scelta ha intenzione di trasformare un pezzo di terra mediorientale in una “nuova Riviera” reinsediandone gli abitanti nei paesi vicini, come Egitto e in Giordania. Una proposta che richiama la situazione molto simile agli eventi che hanno portato alla seconda guerra mondiale, quando i nazisti intendevano inizialmente reinsediare i loro ebrei in Madagascar.
Già, all’inizio del XX secolo, gli inglesi avevano elaborato il “Piano Uganda”, secondo il quale gli ebrei d’Europa avrebbero dovuto trasferirsi in Africa e vivere in pace, senza dare fastidio a nessuno. Una buona metà degli ebrei non sarebbe sopravvissuta nelle condizioni estremamente dure dell’Africa sottosviluppata, ma a nessuno importava.
Entrambi i piani alla fine fallirono e Hitler iniziò con calma a sterminare fisicamente gli ebrei, convinto (a ragione) che nessuno al mondo li avrebbe difesi. La storia non si ripete, certo, ma qualcosa di simile sta accadendo davanti ai nostri occhi, solo che questa volta gli israeliani si comportano come oppressori.
Per far velo a questi intenti criminali Trump aggiunge “svilupperemo la Striscia di Gaza, creeremo migliaia e migliaia di posti di lavoro e diventerà motivo di orgoglio per l’intero Medio Oriente. Vedo le prospettive di una posizione di proprietà a lungo termine e anche che porterà maggiore stabilità a questa parte del Medio Oriente”.
Il tycoon sa benissimo che quasi nessuno lascerà volontariamente la Striscia e in tal caso non esclude l’invio truppe americane per radere al suolo tutto ciò che si trova in quel territorio palestinese. Questo è il momento più “interessante”, quanto irrealistico della narrazione trumpiana che passa dalla carota al bastone, come ha tentato di fare anche con Putin.
Innanzitutto, il presidente degli Stati Uniti non dice agli americani che potrebbero imbarcarsi in una guerra lunga e sanguinosa in Medio Oriente. Sino a poco tempo fa erano stati coinvolti nello scontro solo indirettamente ed erano stati soprattutto gli israeliani a morire, ma è chiaro che le IDF non hanno raggiunto (ancora) l’obiettivo di far sparire Hamas dalla “faccia della Striscia”.
Hamas nell’ultimo anno ha perso la sua capacità di combattimento, ma solo apparentemente e la stessa tregua forzata con Israele ne è una chiara prova.
E allora come intende Trump sgomberare la Striscia di Gaza, con due eserciti? O affidando il compito solo all’IDF? Una mossa che significherebbe ripetere gli errori commessi dagli americani in Vietnam e in Afghanistan (preceduti dai russi) sconfitti da altri eserciti di liberazione, più o meno discutibili come i Talebani, ma pur sempre vincitori.
Hamas è probabilmente più abile di chiunque altro a condurre una guerriglia sul prorpro sproprio territorio, mentre la vera tragedia è che i palestinesi hanno una soglia del dolore molto alta per sopportare le loro decine di migliaia di morti, ma sono anche un inestinguibile bacino di odio e di vendetta, soprattutto fra le giovani generazioni, numerose e senza futuro.
Per chiarire le sue intenzioni The Donald ha più volte dichiarato che intende bonificare il territorio dai palestinesi e da tutto ciò che vi hanno costruito, non esiste altro modo per costruire la Riviera mediorientale.
Questo manifesta l’intenzione di pianificare un sorta di genocidio del popola palestinese della Striscia, soprattutto perché anche i paesi disponibili non saranno in grado di ospitare un milione di profughi. A meno che qualcuno come l’Unione Europea, non intenda scucire miliardi per mantenerli in inumani campi, come ha fatto sinora la Turchia con i Siriani, che tuttavia erano fuggiti volontariamente dalla guerra civile.
Trump ha forse intenzione di reinsediare i palestinesi in campi di concentramento sotto la supervisione della Mezzaluna Rossa? Tutte le opzioni sembrano improbabili, il che lascia una sola via d’uscita: la distruzione fisica della Striscia e indirettamente dei suoi abitanti.
Su questo punto del piano, Trump farebbe meglio a rivolgersi alla storia per imparare dalla pianificazione dell’Olocausto: lì è spiegato tutto chiaramente solo che gli americani avrebbero vita più facile con gli israeliani di quanto non ne ebbero i nazisti nella prima metà del XX secolo.
Allora resta solo da bonificare una piccola area di territorio larga 10 km e lunga circa 45 km anche se un po’ di tempo per distruzione e ricostruzione ci vorrà pure, per non parlare dell’afflusso di quel turismo ricco che non ha certo ribrezzo per i morti che ci sono sotto gli alberghi di lusso. .
La retorica di Trump è così piena di promesse vuote che non si può fare a meno di sentire la mancanza delle cautele del vecchio Joe Biden che raramente ha sconvolto il mondo con le sue intemerate, al massimo definendo Putin un delinquente fra i gridolini di gioia di tutto l’Occidente.
Lui, The Donald non è gravato di problemi senili di memoria (almeno per ora) ma affetto di una sindrome di Bullismo aggressivo, mista ad arroganza e presunzione, ma dirà qualcuno: “That’s America” che l’ha votato, ovvero meno del 30% della popolazione totale degli States.
Ritorniamo al quesito iniziale: Trump sta preparando un nuovo Vietnam in Palestina?
Pensiamo di no, è sufficiente Netanyahu che ha accolto entusiasticamente la demenziale proposta, a ripulirgli il terreno della Striscia e magari, per non farsi mancare niente, anche quello Cisgiordania, perché l’unica vera e grande vittoria che ha ottenuto è stata quella di seppellire per sempre ogni possibilità futura dei due stati, Ebraico e Palestinese, con la connivenza dei governati occidentali ed europei.
E poi Netanyahu non ha bisogno dei marines americani (tanto meno di armi che già riceve in abbondanza dagli USA) per perseguire il suo disegno della “Grande Israele” manu militari. Tanto più oggi che dopo la caduta di Assad gli assetti geopolitici mediorientali sono cambiati.
Prima o poi la guerra riprenderà forse in altre forme con la recrudescenza di un terrorismo tanto disperato, quanto suicida.
Trump invece continuerà a fare sulla Striscia quello che ha sempre fatto, l’immobiliarista e lo speculatore pilotando miliardi di dollari e cercando grassi profitti per le sue lobbies. Almeno, questo è il suo intento, ma fra dire e i fare.
aggiornamento la crisi mediorientale ore 13.39
