di Andrea Maldi
Prosegue l’infinita guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina a colpi reciproci di “occhio per occhio, dente per dente”, che ha visto il presidente Usa Donald Trump imporre dazi aggiuntivi del 125% (più quelli preesistenti del 20% su fentanyl) sull’intero import proveniente dal Paese asiatico.
Bloomberg riferisce che Pechino ha chiesto a tutte le compagnie aeree cinesi di “interrompere qualsiasi acquisto di attrezzature e componenti aeronautici da aziende statunitensi”, annunciando inoltre di attuare tariffe del 125% su merci prodotte negli Stati Uniti, unitamente ad altri provvedimenti.
Nonostante alcuni esemplari di Boeing 737 Max siano già prenotati per le compagnie cinesi, la grave situazione di paralisi creata da pesanti aliquote comporta costi troppo gravosi per i velivoli e componentistica Boeing, rendendo le nuove consegne insostenibili da un punto di vista economico.
Tuttavia la Cina può fare affidamento su un altro modello di aereo, l’Airbus Comac C919 interamente prodotto e assemblato dalle compagnie aeree mandarine.
Durante la visita ad Hanoi del presidente cinese Xi Jinping per rendere omaggio al mausoleo del defunto leader rivoluzionario vietnamita Ho Chi Minh, prima tappa dell’ampio tour nel Sudest asiatico che comprenderà anche la Malaysia e la Cambogia, il premier vietnamita Pham Minh Chinh ha esortato il presidente di Comac He Dongfeng a investire in centri di garanzia, manutenzione e riparazione per aeromobili in Vietnam, di fatto aprendo ad una collaborazione con l’industria aeronautica cinese. Il premier ha altresì chiesto la cooperazione per l’acquisto e il leasing di aerei.
Nella capitale vietnamita sono stati siglati circa 40 accordi per fronteggiare le tariffe statunitensi, i cui dettagli non sono ancora stati resi noti, ma che probabilmente riguarderanno il commercio tra i due Paesi comunisti.
Intanto dallo Studio Ovale il Tycoon potrebbe procedere con l’ennesimo ripensamento sui dazi, stavolta è il turno del 25% inflitto alle autovetture, esentando momentaneamente le aziende automobilistiche dalle aliquote per dare loro il tempo di adattare le proprie supply chain (catene di approvvigionamento).
“Sto valutando una soluzione che possa aiutare alcune case automobilistiche… hanno bisogno di tempo per trasferire la produzione da Canada, Messico e altri Paesi negli Stati Uniti”, ha dichiarato il commander in chief.
