Roma Capitale

Sociale. In Campidoglio un incontro, promosso da Azione, sulle sfide quotidiane delle persone sorde

Flavia De Gregorio (Azione): «Considerare la disabilità una risorsa e non un limite: solo l’inclusione può riuscire a sgretolare i falsi pregiudizi di cui troppo spesso è impregnata la nostra società»

 

 

Presso la sala del Carroccio in Campidoglio, si è tenuto l’evento dal titolo “Le sfide della sordità”. All’incontro, organizzato da Azione, accanto alla capogruppo capitolino Flavia De Gregorio, che lo ha promosso insieme alla responsabile Sport di Roma in Azione Raffaella Vecchiarelli e al responsabile delle Politiche Sociali di Azione Valerio D’Angeli – prenderanno parte Raffaele Cagnazzo, presidente nazionale Ente Nazionale Sordi (ENS)Isabella Pinto, dirigente scolastica dell’Istituto statale di istruzione specializzata per sordi A.Magarotto di Roma, Alessandro De Luca, presidente cooperativa sociale onlus Segni di integrazione LazioAnna Caruso, presidente della Federazione Italiana Associazione Sordi (FIAS)Corrado D’Aversa, consigliere della sezione romana dell’Ente Nazionale Sordi (ENS)Maria Pia Bucchioni, responsabile nazionale Istruzione di Azione, Luca Rotondi, Presidente di Emergenza Sordi SosFabio Gelsomini, Segretario generale della Federazione Sport Sordi Italia (FSSI), e Marta Eusepi, progettista. A moderare i lavori Valerio D’Angeli.

 

Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più del 5% della popolazione mondiale (circa 466 milioni di persone) ha una riduzione dell’udito che incide sulla qualità della vita ed entro il 2050 a dover affrontare una perdita di udito invalidante saranno più di 700 milioni di persone (1 su 10), mentre ad oggi oltre 1 miliardo di giovani adulti rischia di perderlo permanentemente, anche a causa di pratiche di ascolto non sicure. Solo nel nostro Paese, a non sentir bene i suoni o a non capire bene le parole sono circa 7 milioni di persone, ovverosia il 12,1% circa della popolazione. Tutte loro, oltre che scontrarsi continuamente con stereotipi e falsi pregiudizi, sono costrette ad affrontare, ogni giorno, sfide molto impegnative legate alla comunicazione, all’accesso ai servizi, alla partecipazione attiva alla vita comunitaria che spesso non derivano tanto dalla disabilità in sé quanto da barriere sociali ad oggi ancora difficili da scardinare.

Il 3 marzo scorso, in occasione della giornata mondiale dell’udito, è stata proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a sottolineare che tra gli obiettivi da raggiungere al più presto c’è il superamento delle percezioni errate della società e della mentalità stigmatizzante che caratterizza il modo in cui ancora molte persone guardano determinati problemi fisici o malattie.

Nel tempo qualche piccolo cambiamento si è visto. ‍Con il Dl 41 del 2021 la Lingua dei segni, i cui corsi risultano spesso molto costosi e non facilmente accessibili a tutti, è stata riconosciuta come lingua a tutti gli effetti, tanto che alcune scuole e università hanno iniziato a inserirla in qualche programma di studi ed è un po’ più frequente rispetto al passato vedere la presenza di interpreti in contesti come ospedali e sportelli pubblici.

Promuovere l’uso della lingua dei segni consentirebbe di garantire inclusione e accessibilità. Per questo, nel dicembre scorso, durante l’assestamento di bilancio ho presentato due ordini del giorno, poi approvati dall’Aula: il primo chiedeva l’adozione di un presidio fisso di interpreti Lis in tutte le strutture ospedaliere e le asl della nostra città per garantire alle persone non udenti l’accesso ai servizi sanitari senza la presenza di accompagnatori capaci di mediare con medici e infermieri; il secondo l’adozione di quello stesso servizio anche all’interno degli Urp dei municipi e dei dipartimenti di Roma Capitale, ha detto Flavia De Gregorio, capogruppo capitolino di Azione.

A cercare di diminuire le distanze tra udenti e non udenti ci sono anche le scuole inclusive, i teatri accessibili con sottotitoli o interpreti LIS, gli sportelli di ascolto, e persino eventi musicali adattati per chi non può sentire grazie alle tecnologie vibro-tattili e all’uso creativo delle luci e dei colori. Tutto questo, però, ancora non basta.

Quello che tuttora manca, a mio avviso, è promuovere l’interazione tra persone udenti e persone sorde, perché l’incontro tra questi due mondi consente la conoscenza reciproca e offre l’opportunità di avviare un dialogo che evidentemente fino ad oggi non ha funzionato troppo”, secondo Flavia De Gregorio, capogruppo capitolino di Azione.

Restano, infatti, non poche le problematiche legate al mondo del lavoro, che è ancora poco inclusivo: l’accesso a posizioni professionali e la possibilità di fare carriera rimangono spesso difficili, mentre la mancanza di sensibilità e comprensione verso la sordità continua a rappresentare una barriera importante.

Conclude Flavia De Gregorio: “L’inclusione vera è un processo condiviso nel quale vanno coinvolte a pieno titolo le famiglie, le istituzioni scolastiche, il mondo sanitario, le aziende e l’intera comunità. Solo lavorando sull’inclusione, sarà possibile superare le barriere createsi nel tempo. Per fare questo occorre, però, costruire ambienti più accessibili, promuovere la comunicazione facilitata, garantire pari opportunità in tutti gli ambiti: dalla scuola al lavoro, dallo sport alla vita sociale. Così facendo si potrà superare qualsiasi ostacolo”.

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