di Giuliano Longo
Un’inchiesta dell’unità investigativa Sanad (Fondo arabo di sostegno e protezione) di Al Jazeera ha rivelato che le operazioni di demolizione condotte da Israele nel governatorato meridionale di Rafah nella striscia di Gaza sono state notevolmente intensificate.
Il ministero della Difesa israeliano ha annunciato un piano per trasferire 600.000 persone in quelli che gli osservatori definiscono “campi di concentramento” nella zona meridionale di Gaza, con l’intenzione di estendere tale operazione all’intera popolazione della Striscia.
L’’analisi del Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT) al 4 luglio 2025, mostra che il numero di edifici demoliti a Rafah è salito a circa 28.600, rispetto ai 15.800 del 4 aprile 2025.
Ciò significa che solo tra l’inizio di aprile e l’inizio di luglio sono stati distrutti circa 12.800 edifici con una notevole accelerazione nelle demolizioni che ha coinciso con la nuova avanzata di Israele verso Rafah, avviata alla fine di marzo 2025.
La ‘Città umanitaria’
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz una settimana fa ha dichiarato ai giornalisti che i primi 600.000 palestinesi residenti nella zona costiera di al-Mawasi saranno trasferiti a Rafah, sede di quella che ha definito una nuova “città umanitaria” per i palestinesi, entro 60 giorni da un eventuale accordo di cessate il fuoco.
Secondo Katz, l’intera popolazione civile di Gaza, ovvero oltre 2 milioni di persone, verrà alla fine trasferita in questa città meridionale.03:34
L’agenzia Reuters riporta i piani della Gaza Humanitarian Foundation (GHF)- sostenuta dagli Stati Uniti protetta dall’esercito israeliano- per una “Area di transito umanitario” in cui i residenti di Gaza “risiederebbero temporaneamente, si deradicalizzerebbero, si reintegrerebbero e si preparerebbero a trasferirsi altrove se lo desiderassero”.
Il ministro ha affermato che Israele spera di incoraggiare i palestinesi a “emigrare volontariamente” dalla Striscia di Gaza verso altri paesi. Ha inoltre sottolineato che il piano non sarà gestito dall’esercito israeliano, ma da organismi internazionali, senza specificare quali.
L’’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), bandita da Israele, ha messo in guardia contro quest’ultimo piano di sfollamento forzato di massa che creerebbe di fatto enormi campi di concentramento al confine con l’Egitto.
La portata della distruzione
Oggi Rafah, che un tempo ospitava circa 275.000 persone, è in gran parte in rovina. Sanad ha individuato 6 strutture scolastiche che sono state distrutte, tra cui alcune situate nel quartiere di Tal as-Sultan, a ovest della città di Rafah.
Tuttavia, i dati satellitari mostrano anche che altre strutture chiave sono state risparmiate fra le quali 40 istituti scolastici, 39 scuole e un’università e 8 centri medici che rimangono in piedi.
Sanad denuncia quindi che Israele intende utilizzare questi siti nella prossima fase del suo piano per spostare l’intera popolazione di Gaza a Rafah. Mentre attualmente gli edifici scolastici e sanitari risparmiati fungono già da rifugi umanitari essenziali per decine di migliaia di sfollati palestinesi.
L’ondata iniziale di sfollamenti dalla Striscia di Gaza settentrionale a quella meridionale ha provocato un enorme afflusso di persone nelle 154 strutture delle Nazioni Unite sparse in tutti e cinque i governatorati della Striscia di Gaza, tra cui scuole, magazzini e centri sanitari.
Secondo l’UNRWA queste strutture ospitavano all’epoca circa 1,4 milioni di sfollati, una media di 9.000 persone per struttura, mentre altre 500.000 persone ricevevano supporto da altri servizi.
Lo stesso rapporto rileva inoltre che in alcuni rifugi il numero supera i 12.000 palestinesi, ovvero quattro volte la capienza prevista. Ma l’ultima rilevazione della dell’UNRWA del 5 luglio di quest’anno, riporta che 1,9 milioni di persone sono ancora sfollate a Gaza.
L’analisi delle immagini satellitari della zona di Rafah da maggio 2024 a maggio 2025 rivela che le forze israeliane hanno condotto un’operazione in due fasi a Rafah.
La prima fase è iniziata con il lancio di un’offensiva militare nel maggio 2024, durante la quale sono stati demoliti la maggior parte degli edifici nelle zone prese di mira nella parte orientale e in alcune aree in quella occidentale di Rafah.
La seconda fase, iniziata ad aprile di quest’anno, prevede la continua demolizione degli edifici residenziali rimanenti includendo il livellamento del terreno e la costruzione di strade di accesso per facilitare il funzionamento di questi centri di assistenza.
La distribuzione degli aiuti, che ora è sotto il monopolio della controversa Gaza Humanitarian Foundation (GHF) è parte premeditata di un piano di ingegneria sociodemografica per spostare i palestinesi, trasferirli, spostarli e accerchiarli.
Colloqui di cessate il fuoco
L’annuncio di Katz è arrivato un giorno dopo l’arrivo di Netanyahu negli Stati Uniti per incontrare il presidente statunitense Donald Trump, che tenta di porre fine fine alla guerra a Gaza e riporti in patria i prigionieri ancora detenuti da Hamas.
Netanyahu ha sottolineato la sua opposizione a qualsiasi accordo che lascerebbe Hamas al potere a Gaza. “Restano venti ostaggi vivi e trenta caduti. Sono determinato, siamo determinati, a riportarli tutti indietro”, ha detto ai giornalisti prima di salire sul suo aereo. Ha aggiunto, tuttavia: “Siamo determinati a garantire che Gaza non costituisca più una minaccia per Israele”.
“Questo significa una cosa sola: eliminare le capacità militari e di governo di Hamas. Hamas non ci sarà”, ha detto.
Una squadra negoziale israeliana si trovava a Doha questa settimana per colloqui indiretti con Hamas. Martedì Trump ha dichiarato che Israele ha accettato l’ultima proposta di cessate il fuoco, che prevede il rilascio, in cinque fasi distinte, di 10 prigionieri vivi e 18 morti, in cambio di un cessate il fuoco di 60 giorni, di un afflusso di aiuti umanitari nella Striscia e del rilascio di molti detenuti palestinesi attualmente detenuti nelle carceri israeliane.
Hamas avrebbe dato una risposta “positiva” alla proposta, sottolineando le sue riserve sulla natura temporanea della tregua e avanzando alcune richieste. Tuttavia l’’ufficio di Netanyahu ha definito “inaccettabili” le richieste di Hamas relative ai meccanismi di aiuto e al ritiro militare di Israele.
L’obiettivo israeliano e l’indifferenza del mondo
Un punto critico resta il controllo da parte di Israele del corridoio Morag, appena a nord di Rafah, che consentirebbe a Israele di controllare e isolare la città, facilitando l’attuazione del piano di espulsione di massa.
Nel suo discorso di lunedì, Katz ha affermato che Israele avrebbe utilizzato un potenziale cessate il fuoco di 60 giorni per stabilire la nuova “zona umanitaria” a sud del corridoio e che l’esercito avrebbe controllato quasi il 70% del territorio di Gaza.
Secondo il quotidiano di Tel Aviv Haaretz è improbabile che i negoziati portino a qualcosa di più di un cessate il fuoco temporaneo, con il rilascio dei prigionieri israeliani e palestinesi, poiché “Netanyahu non vuole la fine della guerra”.
Il risultato finale potrebbe essere una pulizia etnica per la quale si sta già preparando la zona di inclusione che funzionerebbe se il mondo non reagirà e gli Stati Uniti daranno il via libera.
