Medicina

Influenza, Bassetti: “In Italia è scomodo parlare di vaccinazione”

MATTEO BASSETTI MEDICO

L’influenza arriva sempre in Australia prima che arrivi in Italia o nell’emisfero nord, perché loro hanno l’inverno prima di noi. Quest’anno hanno avuto un’influenza particolarmente impegnativa. È evidente che se vogliamo guardare a quello che è successo in Australia, è probabile che potrebbe succedere la stessa cosa anche da noi e quindi dobbiamo organizzarci“. Lo ha affermato il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, a margine del dialogue meeting dal titolo ‘Prevenzione e presa in carico delle infezioni fungine invasive’, ospitato oggi nella Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca ‘Giovanni Spadolini’ del Senato. “E- ha proseguito- ci si organizza non trovandoci la prima settimana di gennaio, aprendo i giornali e vedendo che i pronto soccorsi scoppiano di gente, che abbiamo un anziano su due che non si è vaccinato. È evidente che anche su questo bisogna fare di più, perché fino a oggi non è stato fatto abbastanza. In questo Paese, ormai, parlare di vaccinazione è diventato scomodo e bisogna fare una domanda a chi dovrebbe parlarne che, invece, non ne parla“. “Far diventare scomodo un tema come le vaccinazioni– ha evidenziato l’infettivologo- è il più grave errore medico-scientifico ma anche politico che si possa fare. Mi auguro che si faccia di tutto perché si possa almeno avvicinarci all’obiettivo minimo dell’Oms per le persone anziane, che è del 75% di copertura vaccinale. Noi oggi per l’influenza abbiamo una copertura vaccinale intorno al 50%: è evidente che sono coperture vaccinali che non sono, secondo me, in linea per un Paese evoluto dal punto di vista sanitario, soprattutto per un Paese che soffre pesantemente sugli ospedali”. Secondo Bassetti è necessario “fare vaccinare le persone, spiegando che è importante per loro ma anche per il Sistema sanitario, perché avere più gente vaccinata, alla fine vuol dire avere meno gente che va in ospedale, vuol dire che la prima, la seconda, la terza settimana di gennaio quando, anche quest’anno, leggeremo sui giornali che i pronto soccorsi esplodono, vuol dire, in qualche modo, mettere in protezione i nostri ospedali”. “Però- conclude il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova- questo concetto non lo devo spiegare io, lo dovrebbero spiegare i politici, perché sono i primi che dovrebbero avere interesse a tutelare il Sistema sanitario nazionale. Evidentemente, forse, questo interesse non c’è fino in fondo”.

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