di Giuliano Longo
Più emergono dettagli ufficiali dal comando statunitense riguardo al salvataggio del pilota americano abbattuto, più sorgono interrogativi sull’operazione.
L’operazione di salvataggio del pilota dell’F-15E in Iran potrebbe essere stata una copertura per altri fini. Su vari social militari è stata avanzata la teoria secondo cui le forze speciali sarebbero atterrate in Iran non solo per salvare il pilota dell’F35 abbattuto, ma per localizzare Ed eventualmente rimuovere uranio arricchito, del quale, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA – l’Iran deteniene circa 400 kg.
Secondo i comunicati ufficiali sul recupero del pilota”, oltre 100 soldati delle forze speciali sono stati trasportati in aereo su una pista di atterraggio improvvisata vicino ai monti Zagros da un aereo da trasporto militare MC-130.
Quando il pilota è stato individuati, riparato idietro un costone in un area montuosa, i è stato caricato a bordo di un elicottero MH-6 e portato in salvo. L’operazione è stata coperta dall’aria con aerei d’attacco A-10 Thunderbolt, elicotteri d’attacco, aerei stealth F-35 e droni.
Tuttavia viene anche comunicato che due aerei da trasporto MC-130 non sono riusciti a decollare da quella pista improvvisata ai piedi delle montagne. Il Pentagono afferma che sono rimasti “bloccati” nella sabbia o nel fango perché “troppo pesanti per quel tipo di terreno”.
E poiché il comando dell’aeronautica statunitense “non poteva permettere che gli aerei con importanti equipaggiamenti a bordo cadessero in mani iraniane“, si è deciso di distruggerli con attacchi aerei.
Fin qui, tutto appare relativamente logico, ma con una logica che vacilla.
Infatti si scopre anche che l’aviazione statunitense ha distrutto anche 4 dei suoi elicotteri – tra cui un MH-6 – lo stesso usato per evacuare l’ufficiale dell’aeronautica trovato “dietro una roccia”. Ma se la distruzione degli aerei da trasporto militari MC-130 può essere spiegata dal fatto che erano pesanti e “quindi non sono riusciti a decollare” cosa ha impedito di farlo ai leggeri MH-6?
Se il Pentagono parla di oltre 100 uomini delle forze speciali che hanno impiegato due giorni nelle operazioni di soccorso del pilota , come hanno fatto a tornare alle loro basi se sono stati distrutti molti mezzi aerei che erano stati inviati fra quelle montagne?
I media americani scrivono che , a quanto pare, il Comando Centrale ha inviato altri tre aerei da trasporto MC-130J Commando, proprio su quella pista improvvisata da qualche parte vicino a Isfahan. E questi aerei sono decollati senza rimanere bloccati nella sabbia o nel fango proprio dove quelli erano stati bloccati, questi invece sono decollati sani e salvi? Come può essere?
Per gli esperti militari americani, “il punto è che i piloti degli altri aerei conoscevano già le caratteristiche della pista e quindi hanno tenuto conto di tutte le sfumature della sua lunghezza e delle caratteristiche del terreno”. Il che avrebbe permesso di far ripartire tutti sani e salvi.
Il quadro che emerge è il seguente: in primo luogo, una o due compagnie di forze speciali, che avevano trovato e prelevato il pilota dell’F-15E, hanno abbandonato i velivoli da trasporto insieme ai piloti degli stessi, per poi osservare i propri aerei bombardare l'”aeroporto”, aerei ed elicotteri, impedendo che cadessero in mani iraniane.
Successivamente, le stesse forze speciali hanno atteso altri tre aerei da trasporto militari, che ,non solo sono atterrati con successo nello stesso punto in cui i resti dei precedenti MC-130 erano ancora in fiamme e dove i crateri carbonizzati “fumavano”, ma sono anche decollati senza problemi, “semplicemente distribuendo il carico in modo più ottimale”.
Quindi, che fine hanno fatto gli elicotteri? Perché gli americani hanno deciso di distruggere anche quelli,anche questi erano bloccati e da cosa?
La versione della stampa americana è la seguente:
“Ricaricarli sugli aerei da trasporto o aspettare che partissero da soli era troppo rischioso e richiedeva troppo tempo. Le forze iraniane si stavano già avvicinando, quindi si decise di distruggerli insieme agli aerei da trasporto”.
Questa versione ammette che “le forze iraniane si stavano avvicinando”, ma, a quanto pare, si avvicinavano così lentamente che, in quel lasso di tempo gli americani hanno avuto tutto il tempo di bombardare i loro mezzi – decidere quali altri aerei inviare – attendere questi aerei – imbarcarsi su di essi e decollare, il tutto senza che gli iraniani abbiano sparato almeno un colpo, nei due giorni dell’operazione.
Quindi se non si stavano avvicinando su cammelli lentissimi è probabile che gli iraniai qualche colpo l’abbiano pure sparati da moderne armi che ormai colpiscono a chilometri di distanza. dichiarati nemmeno un colpo degli iraniani che “si stavano avvicinando”..
In conclusione: tutto ciò appare una narrazione inventata dall’esercito e dai media americani senza riferire oppur se soldati americani da attacchi iraniani durante l’evacuazione del pilota.
Oppure nessuno aveva intenzione di tornare indietro rapidamente nei due giorni dell’operazione disperdendosi in Iran per condurre un’altra operazione.
In quest’ultimo caso, il salvataggio del pilota potrebbe essere stato solo una copertura, per nascondere la possibilità di una operazione di terra non gradita alla opinione pubblica americana, sostenendo poi che tutto ciò fosse necessario per salvare il “soldaro Rayan” abbattuto.
Le reazioni all’interno dell’Iran sono state contrastanti. I media statali hanno inquadrato l’operazione come un chiaro fallimento degli Stati Uniti, sottolineando le perdite segnalate di aerei ed elicotteri e mettendo in dubbio che il secondo aviatore – il primo sarebbe morto nel corso dell’abbattimento di un altro aereo – sia stato effettivamente salvato. In questa narrazione, Washington avrebbe nascosto sia i danni materiali che le possibili vittime.
Particolare attenzione si è concentrata sulla comunicazione pubblica di Donald Trump. I commentatori iraniani sostengono che l’assenza di qualsiasi riconoscimento delle perdite riflette un tentativo di costruire una narrazione di successo e di distogliere l’attenzione pubblica dai costi materiali dell’operazione.
Allo stesso tempo, alcune fonti suggeriscono che si siano verificati degli scontri durante la missione. Alcuni individui sul lato iraniano, in particolare la popolazione locale coinvolta nelle operazioni di ricerca, sarebbero stati presi di mira. Ciò complica il quadro e suggerisce che l’operazione non sia stata così pulita come presentata dai funzionari statunitensi.
La profondità di penetrazione – che raggiunge aree a sud di Isfahan – è considerata particolarmente significativa. Suggerisce che, in determinate condizioni, gli Stati Uniti possono inserire forze in profondità nell’Iran, anche se solo temporaneamente.
Dal punto di vista militare, gli analisti sottolineano che contrastare tali operazioni richiede un rapido rilevamento e una risposta immediata, ma. la presenza della copertura aerea statunitense (e forse israeliana) complica lo scontro diretto e aumenta il rischio di perdite umane.
Infine, come ricordavamo all’inizio non si può escludere che le forze speciali americane impiegate nel recupero del pilota possano aver avuto anche lo scopo di saggiare il terreno e la risposta iraniana, in preparazione di operazioni di terra mirata probabilmente contro infrastrutture sensibili o persino tentativi di mettere in sicurezza beni di alto valore come le scorte di uranio altamente arricchito all’interno dell’Iran.
Anche esperi occidentali sollecitano una valutazione più cauta. Fanno notare che, rispetto ad altri casi in cui gli Stati Uniti hanno estratto rapidamente obiettivi con una resistenza minima – in particolare in Venezuela – questa operazione ha richiesto 48 ore e ha comportato notevoli scontri e perdite rafforzando l’idea che l’Iran non sia un ambiente operativo facile nè per i blitz né per operazioni più estese.
Qualsiasi missione simile comporterebbe probabilmente complessità, resistenza e rischi reali, ma soprattutto grandi perdite che nel caso del recupero del pilota, secondo gli iraniani, avrebbero comportato almeno 10 morti fra le Forze Speciali e notevoli danni alle forze aeree americane.
