I prezzi del gas e della luce sono elevati, tanto che il gas è a +70% e la luce a +100% rispetto al periodo pre-crisi del 2022. È quanto emerge dall’analisi dell’Enea sul sistema energetico italiano per l’intero 2025 in cui si mette in evidenza anche una lieve crescita delle rinnovabili dell’1%, anche se bisogna registrare un divario dagli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) del meno 20%.
Secondo lo studio la situazione è stazionaria per le emissioni e i consumi energetici in Italia nel 2025; si registra una stabilità ai valori dell’anno precedente, in linea con quanto registrato nell’intera Ue. I dati preliminari del primo trimestre 2026 vedono invece le emissioni di CO2 e i consumi di energia in calo entrambi dell’1%.
Energia: il gas a +70% e la luce a +100% rispetto ai prezzi 2022
“I consumi finali di energia dell’Unione europea sono fermi ai livelli del 2023, mentre in Italia risultano leggermente superiori – spiega Francesco Gracceva che cura l’analisi Enea – ora, per raggiungere il target dell’Energy efficiency directive (Eed) nell’Europa a 27, occorrerebbe un calo dei consumi del 3% medio annuo, mentre il Pniec in Italia fissa un obiettivo meno ‘ambizioso’ dell’Eed, che per essere centrato necessiterebbe di una diminuzione inferiore al 2% all’anno”.
Per fonti primarie, i consumi 2025 vedono in aumento quelli di gas (+2%), per le temperature più rigide e per una maggiore domanda da parte delle centrali elettriche, pur restando inferiori del 14% rispetto alla media 2017-2022 e in linea con i regolamenti Ue. Invariati i consumi di petrolio nei trasporti, ma calano nella petrolchimica. Crolla il carbone (-16%), tornato ai minimi termini nella generazione elettrica. Pur in aumento di 1 punto percentuale, la quota di rinnovabili sui consumi finali si ferma a poco più del 20%, a fronte del 25% previsto dal Pniec. A crescere è stato soprattutto il fotovoltaico (+25%), che genera più di un sesto della produzione elettrica totale. I consumi per settori – prosegue l’Enea – vedono un lieve aumento nei trasporti (+0,5%), mentre rimangono stazionari nel civile. La domanda di energia elettrica resta sui livelli del 2024, a conferma della stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi. Sul fronte prezzi appare consolidato sui massimi storici lo spread tra valore dell’elettricità sulla Borsa italiana (116 euro al Megawattora la media annua) e quello dei principali mercati europei (90 euro al Megawattora in Germania, 65 euro al Megawattora in Spagna, 61 euro al Megawattora in Francia), mentre è tornata ad allargarsi la differenza tra il prezzo del gas sul mercato italiano e il principale hub europeo (Ttf).
“Uno scenario energetico sostanzialmente immobile – osserva Gracceva – che torna però oggi ad essere turbato da una nuova crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e in particolare dal blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale e circa il 6% di greggio e il 9% di Gnl diretto in Europa, con pesanti ricadute sui prezzi”.
“Solo per il mese di marzo – prosegue Gracceva – si stima che il costo del gas importato possa superare ampiamente i 2 miliardi di euro, almeno mezzo miliardo in più del costo che si sarebbe registrato al prezzo medio dei precedenti dodici mesi. Anche nel caso del petrolio una stima conservativa porta a un extracosto delle importazioni di oltre mezzo miliardo di euro”.
L’estrema difficoltà della transizione energetica italiana è confermata dal nuovo minimo storico dell’indice Enea Ispred (Indice sicurezza energetica, prezzi energia, decarbonizzazione), in calo del 30% rispetto al 2024, che presenta forti criticità sul lato decarbonizzazione. “Per raggiungere il target 2030 fissato dal Pniec, sarebbe necessario ridurre le emissioni del 6% per ciascuno dei prossimi cinque anni – rileva ancora Gracceva – la transizione italiana risulta fuori traiettoria sia per il petrolio (+2% rispetto -5% degli obiettivi Pniec) che per le rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti, dove sono arrivate a coprire solo il 10% dei consumi contro il 15% atteso”.
L’analisi dedica anche uno specifico focus alle tecnologie low carbon mettendo in evidenza una riduzione del deficit commerciale italiano che passa da oltre 5 a meno 4 miliardi di euro nel 2025. Il miglioramento è stato trainato “dalla forte crescita delle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, più che raddoppiate verso i mercati extraeuropei, in primis negli Stati Uniti, dove l’import ha cercato di anticipare i dazi annunciati. Non migliora invece il saldo per il fotovoltaico e peggiora quello per i veicoli elettrici puri, per i quali il deficit supera i 2,3 miliardi di euro, rendendo nel complesso il miglioramento ancora fragile e concentrato in pochi segmenti”.
