“Non è vero che la campagna di Italia Viva mi ha irritato, così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit”.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni scrive una lettera pubblicata dalla Stampa nella quale smentisce chi l’ha descritta ieri come “furibonda” per la campagna del partito di Matteo Renzi. “Anzi, devo dire che ho trovato la campagna molto efficace dal punto di vista comunicativo e l’ho detto direttamente a chi l’ha ideata, cioè Matteo Renzi – spiega Meloni -. D’altronde, ‘c’era lei’ perché dopo che c’è stato ‘lui’, quasi nessuno lo ha più votato. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia”. “Leggo, inoltre, che qualcuno avrebbe chiesto di modificare la campagna di Italia Viva – prosegue – Non so se sia vero e non ho gli elementi per dirlo, perché mi occupo di tante cose ma grazie a Dio non degli spazi pubblicitari nelle stazioni, ma a scanso di equivoci mi permetto di suggerire a chi ha questa responsabilità che la campagna di Italia Viva non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com’è. Anche perché gli italiani sono molto più intelligenti e consapevoli di quanto si pensi, e sanno distinguere perfettamente tra la propaganda di partito e la realtà delle cose. E, soprattutto, ricordano bene che, quando al governo ‘c’era lui’ e c’era il Pd, l’Italia era in condizioni tutt’altro che rosee”. – “Sono tra le persone più criticate e contestate nella storia d’Italia – prosegue -. E non mi ha mai spaventato la critica di nessuno, tanto meno quella che può arrivare oggi che sono al Governo da un partito d’opposizione. Io sono stata all’opposizione per decenni e ho profondo rispetto per chi legittimamente tenta di far valere le proprie idee. Quindi, tranquillizzo tutti: la Meloni non è ‘furiosa’, non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama Ministri e Ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo”.
Schlein: “Serve piano difesa comune o sarà schiacciata”
“L’Europa deve compiere un salto in avanti nell’integrazione o rimarrà schiacciata: serve un Piano di difesa comune, che non è la corsa al riarmo di 27 Stati con i loro 27 eserciti ancora molto scoordinati. Davanti a questa sfida il governo di Giorgia Meloni deve capire che l’unione fa la forza. Stanno contrastando il superamento dei veti e per me superare l’unanimità è fondamentale in Europa per non restare indietro”.
Flotilla, immagini inaudite, Ben Gvir non è eccezione ma regola
“Siamo rimasti tutti sconvolti dalle immagini di inaudita violenza contro gli attivisti della Flotilla. Il ministro Tajani ha detto ieri che servono sanzioni per Ben Gvir ma il ministro israeliano non è l’eccezione del governo israeliano. E’ la regola. Il governo sa bene che altri Paesi europei non consentiranno l’approvazione di quella sanzione e per approvarla serve l’unanimità. Per approvare le sanzioni commerciali, non serve l’unanimità: basta la maggioranza qualificata”.
Il futuro: “Subito il salario minimo se vinceremo le elezioni”
“Subito salario minimo se vinceremo le elezioni. In un paese che ha tra i salari più bassi d’Europa un salario minimo che non sostituisca la contrattazione collettiva, ma che la prenda riferimento settore per settore, però guardando a quei contratti firmati dalle organizzazioni sindacali d’impresa che sono veramente rappresentativi. Basta con i contratti pirata che producono precari che danneggiano la crescita e che rubano futuro alle nuove generazioni”. Lo ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervenendo al Festival dell’economia di Trento. “Quello a cui puntiamo noi è un nuovo patto sociale che sia una strategia per la crescita che è mancata in questi anni – ha aggiunto -. Vogliamo provare a portare un nuovo metodo di governo che abbiamo già sperimentato in passato e anche a livello di alcune regioni. Vorremmo costruire le basi per un nuovo patto sociale per il lavoro e per il clima, portando al tavolo le organizzazioni d’impresa, le organizzazioni sindacali, ma anche il terzo settore che porta a un contributo importante di sapere soprattutto su come cambiano i bisogni delle nostre comunità e insieme alle università, i centri di ricerca, i comuni”.
In caso di vittoria a elezioni subito riforma mercato
In caso di vittoria del campo largo alle elezioni politiche il primo punto sarebbe “la riforma del mercato elettrico. Poi l’accelerazione e la semplificazione sulle rinnovabili per abbassare subito bollette ed emissioni. Le priorità sono sanità, lavoro ed energia. In Italia abbiamo il costo delle bollette più alto d’Europa e siamo tra i più esposti agli shock energetici – ha detto -. Spero che la guerra in Medioriente finisca immediatamente. Ora ci facciamo del male da soli, perché non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo essere così dipendenti dalle fonti fossili”.
Con Meloni fanalino di coda nonostante Pnrr
“La mia impressione è che il modello perseguito dal governo Meloni in questi anni sia stato stabilità senza crescita ma questo è un modello che non è sostenibile nel lungo periodo. Guardate i dati di ieri: il nostro paese è ultimo nel G20 per la crescita e questo nonostante gli investimenti del Pnrr di questi anni. Noi non possiamo essere il fanalino di coda in Europa sulla crescita. Il governo Meloni è responsabile di un forte rallentamento perché mi ricordo perfettamente che appena si è insediato ha cambiato la governance ed è ha passato nove mesi a parlare di modifiche al Pnrr”.
Per evitare fuga 192mila giovani si combatta precarietà
“Per evitare che 192mila giovani vadano all’estero, come è successo dal 2019 al 2023, servono i servizi partendo dal contrasto alla denatalità che non puoi fare se non combatti la precarietà. Servono gli asili nidi gratis. Noi vogliamo attuare anche il congedo paritario perché è giusto aiutare anche i padri a veder crescere i loro figli”.
Scuola, se non finanziamo quella pubblica donne non lavorano
“Quando mancano i nidi lo sappiamo tutti chi è che rinuncia a lavorare. Sono le donne e non possiamo accettarlo perchè questo crea anche un danno economico. Vogliamo poi finanziare la scuola pubblica, quella garantita dall’articolo 34 della Costituzione. Finanziare e non tagliare significa pagare di più gli insegnanti”.
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