Cultura, Arte e Libri

Fumetti: Baraldi, con Dylan Dog 40 anni di incubi senza paura di innovare

paura di innovare
dell’inviato Luca La Mantia
Pescara (LaPresse) – Quarant’anni di incubi e storie senza paura di cambiar pelle, di osare nonostante la forza di un brand consolidato. Dylan Dog si appresta a entrare nel suo quinto decennio di vita: era il 1986 quando dal genio di Tiziano Sclavi nacque il personaggio dell’indagatore dell’incubo edito dalla Sergio Bonelli. Ricorrenza che Pescara ha celebrato durante la 30esima edizione di Cartoons on the bay con una mostra immersiva, installata lungo corso Umberto I. “Bellissima iniziativa, con le illustrazioni che riprendono le copertine e alcune dei personaggi del fumetto, da Xabaras al cane Botolo sino alla signora Trelkovski”, commenta Barbara Baraldi, nel 2023 chiamata dalla Bonelli a curare la testata. “Un’avventura da far tremare i polsi – dice – ma ci sta, perché l’incubo è il mestiere di Dylan e la paura ci aiuta a restare vivi. È l’emozione più antica di tutte e ci ha tenuti al mondo fino a ora”. E il segreto della longevità di Dylan Dog “deriva proprio dal fatto che aiuta a elaborare le paure ma con la chiave dell’allegoria. Ogni giorno siamo martellati di paure non filtrate, che ci arrivano direttamente, mentre Dylan parla attraverso la metafora, aiutandoci a trattare la paura vera e propria”. E noi, aggiunge, “possiamo parlare di tutto insieme a Dylan: di depressione, di Alzheimer, delle difficoltà dei caregiver, di guerra senza mai nominarla. È un bel modo di affrontarle, in via indiretta, ma aiuta a guarire”. Al fumetto non è mai mancato il coraggio di sperimentare: c’è stato, ad esempio, il ‘Ciclo della meteora’ con un passaggio nel multiverso modello Marvel e Dc che ci ha riconsegnato per breve tempo un Dylan barbuto, rabbioso, senza Groucho e tutt’altro che astemio. “La sperimentazione – spiega Baraldi – è nel dna di Dylan. È un personaggio moderno e Sclavi, un genio, lo ha dimostrato anche nel modo di raccontare il fumetto, basti pensare alle sue tavole cinematografiche con tre vignette sullo stesso piano. Ma secondo me la cosa più innovativa è continuare a raccontare storie scomode, al di là della barba o del fatto che ora usi il cellulare”. Dylan Dog, continua Baraldi, “è anche un fumetto molto amato dalle donne. Lo era già ai tempi di Sclavi, quando c’erano tantissime lettrici. In Italia, del resto, abbiamo avuto Carolina Invernizio che alla fine dell’800 era considerata la Edgar Allan Poe italiana. Questo dimostra che nella paura non c’è genere. Dylan Dog, poi, è sempre stato attento a tutte le sensibilità”. Tra le iniziative editoriali più interessanti della Bonelli c’è la collaborazione con Vasco Rossi che ha portato alla pubblicato de ‘La rabbia giovane’, autobiografia a fumetti del rocker emiliano. “Con lui – racconta – avevamo già lavorato alcuni anni fa, perché Vasco è un grande fan di Dylan Dog. Avevamo elaborato tre sue canzoni in chiave ‘dylaniata’. Io avevo scritto ‘Jenny’, ispirata a ‘Jenny è pazza’, un brano del ’77 che parlava di depressione quando non lo faceva nessuno e a lui era piaciuta molta. Quest’ultima è una biografia a fumetti: in nel primo volume troviamo un piccolo Vasco di 13 che comincia all’Usignolo d’oro e si vede già il suo carattere. Si arriva poi al suo primo Sanremo che lo mette in crisi, perché dice: ‘Questo non è il mio pubblico ma voglio farmi conoscere’. È il primo volume, poi ce ne saranno altri due, in cui racconteremo la storia di Vasco fino a oggi”.

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