di Alessandra Lemme
(LaPresse) – Soffiano forti i venti di burrasca sulla legge elettorale e mercoledì, quando in commissione Affari costituzionali alla Camera si apriranno le audizioni sul nuovo testo del centrodestra, le opposizioni sono pronte a dare battaglia.
La maggioranza tira dritto e come annunciato punta ad accelerare per chiudere la partita prima dell’autunno o comunque in tempi il più rapidi possibile.
“Serve una legge che permetta a chi vince le elezioni, chiunque sia, di governare cinque anni senza inciuci”, evidenzia il vicepremier Matteo Salvini, mentre dal centrosinistra si alza un coro critiche contro il nuovo testo, depositato mercoledì scorso in commissione. Per Federico Fornaro del Pd, “presenta ancora seri problemi di costituzionalità” e “insospettisce questa fretta, con la pretesa di andare in aula alla Camera il prossimo 26 giugno” poiché “una legge elettorale ha necessariamente bisogno di ben altri tempi per evitare di ricadere nella censura della Corte”. Per il presidente M5S Giuseppe Conte, la proposta “è mal impostata e andando a modificare singoli aspetti non cambia il risultato finale”. Secondo quanto lasciano trapelare fonti parlamentari, il confronto tra i leader del centrosinistra è costante e, sulla legge elettorale, dovrebbe tenersi nei prossimi giorni un incontro per definire i margini di un’azione comune, che possa passare anche per emendamenti condivisi.
Il centrodestra ha chiarito l’intenzione di voler arrivare a meta con o senza il contributo della minoranza, ma i tempi dell’annunciato ‘sprint’ sono al momento difficili da definire. Se si arrivasse, come qualcuno ipotizza, ad elezioni anticipate, la necessità di presentare un programma e, ancora di più, quella di indicare un candidato premier, complicherebbero non poco il viaggio verso il voto dei partiti di centrosinistra che al momento lavorano, ognun per sè, su diversi cantieri programmatici, e sulla leadership sono ancora fermi all’interrogativo ‘primarie sì, primarie no’.
La versione bis del testo a prima firma Bignami prevede la soglia del 42% per l’accesso al premio di maggioranza, il tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, l’eliminazione dei ballottaggi se nessuno raggiunge la soglia e l’omogeneità del risultato nei due rami del Parlamento per far scattare il premio. Alla Camera, si legge nel testo, “i seggi sono ripartiti tra le liste e le coalizioni di liste con metodo proporzionale”, con “l’eventuale attribuzione di un premio di governabilità pari a 70 seggi complessivi da assegnare” in “favore della coalizione o della lista singola che abbia ottenuto il maggior numero di voti validi a livello nazionale in entrambe le Camere e che abbia conseguito almeno il 42% di voti validi in ciascuna di esse”. Analoga previsione per il Senato, dove però il premio di governabilità è “pari a 35 seggi complessivi”.
In caso di mancato raggiungimento della soglia o anche solo in una sola delle due Camere, si applica una distribuzione dei seggi con il proporzionale puro. E la mancata indicazione della persona da proporre quale candidato premier implica l’inammissibilità delle liste, al pari della mancata presentazione del programma.
Mercoledì in commissione interverranno costituzionalisti ed esperti per un breve ciclo di audizioni prima della discussione generale, calendarizzata a partire da giovedì.
Certo è che il percorso per arrivare alla nuova legge elettorale mostra ancora tanti nodi da sciogliere, alcuni dei quali dentro gli stessi schieramenti, e polemiche e tensioni sembrano destinate ad accompagnarne, passo passo, l’iter parlamentare.
