di Margherita Lopes
(LaPresse) – Quale sarà davvero il destino della riforma della medicina generale? “Nessuna nuova, buone nuove. Non abbiamo avuto più notizie dopo l’incontro del 13 maggio. So che la settimana successiva c’è stato un incontro con i pediatri e ora siamo in attesa delle decisioni. Nel frattempo mi pare che l’urgenza sia passata: il decreto si sarebbe dovuto fare entro fine maggio e siamo al 4 giugno. Il problema non si pone”, dice il segretario della Fimmg Silvestro Scotti, fieramente contrario alla riforma che punterebbe a rendere operative le Case di comunità (finanziate con i fondi del Pnrr) entro il 30 giugno. A innescare la miccia, un articolo su ‘La Repubblica’: nonostante il placet delle Regioni, a livello politico si punterebbe a soprassedere. “Le Case di Comunità nel frattempo stanno aprendo – ragiona Scotti parlando con LaSalute di LaPresse – Per me che tutto sia fermo è la notizia migliore, anche se credo che la categoria debba impegnarsi per risolvere il problema” di come rendere operative tutte le strutture. Dal canto suo Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd, chiede chiarezza. “Mentre le Regioni cercavano, e in diversi casi firmavano, importanti accordi integrativi con i medici di medicina generale per avere la disponibilità di questi professionisti ad operare nelle Case della Comunità nel quadro delle attività definite dai Distretti, il ministro ha pensato di poter intervenire per decreto e senza alcun confronto con i diretti interessati. Oggi scopriamo che la destra su quell’impianto è divisa e che non se ne fa nulla”, scrive in una nota. “Il ministro Schillaci dia risposte al Parlamento e al Paese, chiarisca cosa il Governo è davvero in grado di fare per far funzionare le Case della Comunità secondo i criteri previsti dal decreto ministeriale 77”.
“Le Case di Comunità saranno aperte nei tempi previsti, con la disponibilità condivisa dei medici di medicina generale”, assicura il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato. “Fin dal primo giorno di mandato siamo al lavoro per ridisegnare l’assistenza territoriale, rendendola più vicina ai bisogni di salute dei cittadini. Non è solo un obiettivo del Pnrr, ma parte di un nuovo modello di sanità di prossimità che stiamo costruendo con il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema e che – assicura Gemmato – procederà nel rispetto delle scadenze”. Ma cosa sta succedendo davvero a livello politico? Ai primi di maggio a ‘bocciare’ la riforma era stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma la sua non è la sola voce contraria nella Maggioranza. “La Lega ha sempre espresso forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie, impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo di presenza nelle Case della Comunità”, si legge in una nota del dipartimento Sanità della Lega, che si dice “pronta a lavorare per una vera riforma condivisa, che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro”. “Sono al tutti contro tutti sulla pelle degli italiani. Per colpa del governo Meloni e delle sue divisioni rischiamo che risorse e investimenti importanti per rafforzare la sanità territoriale diventino inutili e sprecati”, avverte il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. E adesso? “A poche settimane dalla scadenza dei progetti del Pnrr, lo scontro tra maggioranza e governo si tradurrebbe anche in un colpo di grazia per la riforma della sanità territoriale e delle Case di comunità”, scrive Andrea Quartini, deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari sociali e coordinatore del Comitato Salute e inclusione sociale del M5S. Nel frattempo i medici di famiglia, in stato di agitazione, continuano a fare muro e aspettano.
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