L’ipotesi del suicidio vacilla e la Procura dell’Aquila valuta anche quella dell’omicidio nell’ambito delle nuove indagini sulla morte della giudice molisana Francesca Ercolini, trovata senza vita, nella sua abitazione di Pesaro, il giorno di Santo Stefano del 2022. A quasi 4 anni dai fatti, l’incidente probatorio, svolto oggi a Roma, ha fatto emergere elementi che gli investigatori ritengono necessario approfondire per chiarire le cause del decesso della magistrata. La perizia, depositata da Vittorio Fineschi, anatomopatologo che ha eseguito la nuova autopsia dopo la riesumazione della salma, presso il cimitero di Riccia (Campobasso), avrebbe sollevato seri dubbi sulla compatibilità tra i segni rilevati sul collo della signora e una striscia di seta annodata alla ringhiera della scala nell’abitazione, indizio che ha portato a ipotizzare, inizialmente, un suicidio della donna. Nel corso dell’incidente probatorio è stato disposto un ulteriore approfondimento per verificare la compatibilità delle lesioni con 2 cavi rinvenuti e sequestrati nell’appartamento della casa marchigiana della giudice dove, nei prossimi giorni, la polizia scientifica tornerà. Gli esiti degli accertamenti saranno discussi nell’udienza fissata davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Billi, il prossimo 22 settembre, all’Aquila. Nel procedimento risultano indagate 6 persone, tra cui il marito della donna, il medico legale che eseguì l’esame autoptico nel 2022 e alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. In un primo momento, per la morte di Ercolini è stato ipotizzato un gesto volontario. I nuovi accertamenti potrebbero però modificare il quadro investigativo.
