di Agazio Pontieri
Secondo la Bce, le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Questa incertezza si riflette anche nell’ampiezza dei valori dell’inflazione e della crescita nei nuovi scenari formulati a scopo illustrativo dagli esperti dell’Eurosistema. Ma andiamo a vedere nel dettaglio le simulazioni della Bce.
In scenario peggiore crescita a 0,5% e inflazione oltre 5%
Le prospettive economiche dell’area euro restano “altamente incerte” a causa del conflitto in Medioriente, della chiusura dello Stretto di Hormuz e dell’elevata volatilità dei prezzi del petrolio. È quanto emerge dalle proiezioni macroeconomiche di giugno 2026 degli esperti dell’Eurosistema. Nel quadro di base, la crescita del PIL reale dell’area euro è attesa allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028, mentre l’inflazione dovrebbe aumentare al 3% nel 2026 prima di scendere al 2,3% nel 2027 e tornare al 2% nel 2028, in linea con l’obiettivo della Bce. Il documento sottolinea però che si tratta di uno scenario centrale basato sull’ipotesi di un rapido rientro dei prezzi energetici nei prossimi trimestri, in linea con i futures, mentre l’evoluzione del conflitto e i suoi effetti restano altamente incerti. Per questo vengono analizzati anche scenari alternativi. In quello più severo, caratterizzato da un forte e prolungato shock energetico, inflazione più persistente e maggiori effetti indiretti sui prezzi e sui salari, la crescita del PIL scenderebbe fino a circa 0,5%, mentre l’inflazione potrebbe superare il 5% nel 2026-2027, restando elevata più a lungo rispetto allo scenario base. Uno scenario “avverso” prevede invece effetti intermedi: crescita più debole nel 2026-2027 e inflazione più alta del previsto, mentre uno scenario “più favorevole” ipotizza un rapido calo dei prezzi energetici, con inflazione sotto il target già nel 2027 e crescita più solida. Secondo la Bce, l’inflazione nel breve termine resta sostenuta soprattutto dall’aumento dei prezzi dell’energia, che si trasmette ai carburanti e progressivamente anche ai beni non energetici. Tuttavia, nel medio periodo, la dinamica dovrebbe attenuarsi grazie al calo dei prezzi energetici, a un mercato del lavoro resiliente e agli investimenti pubblici e in infrastrutture e intelligenza artificiale, in particolare in Germania. Nel complesso, le proiezioni indicano un ritorno dell’inflazione verso il 2% entro il 2028, ma con rischi elevati legati soprattutto all’evoluzione del conflitto in Medioriente e ai prezzi dell’energia.
