Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno “posto fine alla guerra con l’Iran”, dopo aver annunciato giovedì un “grande accordo” che, a suo dire, avrebbe risolto il conflitto e riaperto lo Stretto di Hormuz. Trump ha aggiunto che il vicepresidente JD Vance potrebbe partecipare alla cerimonia di firma in Europa nei prossimi giorni. Lo riporta la Cnn. “Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione”, ha aggiunto.
Firma forse in Europa nel weekend
Dalla nuova notte di fuoco incrociato tra Stati Uniti e Iran, la seconda consecutiva, all’annuncio che “l’accordo è vicino”. Nel giro di poche ore Donald Trump passa dalle minacce alla prospettiva di una svolta nel conflitto. “Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti previsti per questa sera”, ha dichiarato il tycoon, secondo cui “resta solo da formalizzare i documenti, operazione che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni”. La firma avverrà “forse nel fine settimana in Europa”. Trump ha precisato che probabilmente non sarà presente, mentre ci sarà il vicepresidente JD Vance. Alla domanda se l’intesa sia stata approvata dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, il presidente ha assicurato: “La risposta è sì”. Dopo la firma, ha aggiunto, lo Stretto di Hormuz riaprirà “immediatamente”. Secondo il tycoon, “le discussioni e i punti conclusivi sono stati approvati – sia nei principi generali che nei dettagli – da tutte le parti coinvolte, tra cui Usa, Israele, Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino alla conclusione dell’accordo”. Da Teheran arrivano sia smentite che segnali di apertura. Secondo l’agenzia Fars, l’Iran non ha approvato alcun testo per un memorandum d’intesa. In seguito, tuttavia, ha aggiunto che “considerato che gli Stati Uniti hanno accettato il testo proposto dall’Iran, è molto probabile venga approvato dai vertici”. Da Tel Aviv sono giunte precisazioni: “Sebbene Israele non sia parte del memorandum”, il primo ministro Benjamin Netanyahu “ha espresso il proprio apprezzamento per l’impegno di Trump affinché l’accordo finale, al termine dei negoziati, includa la rimozione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell’Iran ai suoi proxy terroristici nella regione”. In precedenza il capo della Casa Bianca aveva annunciato che gli Usa avrebbero colpito “molto duramente” l’Iran e minacciato di “assumere il controllo totale” delle sue industrie petrolifere e del gas. “In un futuro non troppo lontano prenderemo l’isola di Kharg e altri punti strategici delle infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela”. Poi, la retromarcia. Secondo Axios, i negoziati a Teheran, che non si sono mai interrotti nonostante gli attacchi, sono proseguiti fino alla tarda notte di mercoledì, mentre l’inviato del Qatar e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi lavoravano per colmare le divergenze residue. Mercoledì le parti qatariota e iraniana ritenevano di aver raggiunto un testo condiviso, accettabile anche per Washington. Le distanze si sono ridotte su tre questioni chiave: il meccanismo per lo sblocco dei fondi iraniani congelati, le modalità per la riapertura dello Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco di 60 giorni e le modalità di svolgimento dei negoziati sul programma nucleare nello stesso periodo. Oggi, secondo le fonti, i funzionari iraniani hanno comunicato a diversi Paesi che i colloqui avevano portato a un accordo di massima. Mancherebbe, tuttavia, ancora l’approvazione definitiva di Khamenei. La svolta arriva dopo la nuova notte di raid, con i quali, ha specificato il Comando Centrale degli Stati Uniti, sono stati colpiti “le capacità di sorveglianza militare, i sistemi di comunicazione e i siti di difesa aerea iraniani in tutto il Paese”. Inoltre sono state lanciate “munizioni di precisione contro obiettivi iraniani che rappresentavano una minaccia per le forze Usa e per le navi commerciali internazionali in transito nelle acque regionali”. Per il New York Times, gli Usa avrebbero anche sferrato attacchi di precisione su un impianto idrico vicino a Hormuz. Secondo il quotidiano non è chiaro se l’impianto sia stato colpito intenzionalmente né se gli Usa ne conoscessero la natura. La situazione resta tesa anche in mare: il Centcom ha comunicato di aver messo fuori uso una petroliera nel Golfo dell’Oman, la M/T Jalveer, battente bandiera della Guinea-Bissau, “dopo che la nave aveva violato il blocco tentando di trasportare petrolio iraniano”. Si tratta “della terza nave mercantile messa fuori uso dalle forze americane questa settimana”, ha riferito il comando. In risposta al fuoco Usa, Teheran ha comunicato di aver preso di mira le basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, mentre l’Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico ha annunciato la chiusura totale di Hormuz fino a nuovo ordine. La Repubblica Islamica ha inoltre avvertito che “tutti gli interessi legati alle holding economiche gestite da Elon Musk in Asia occidentale, compresi gli Stati arabi e Israele, sono stati inseriti nell’elenco iniziale per la definizione di nuovi obiettivi” delle forze di Teheran.
