di Emilio Orlando (*)
(LaPresse) – Alberto Stasi è fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti disposto l’affidamento in prova ai servizi sociali, accogliendo la richiesta avanzata dopo il parere favorevole della Procura generale. Per l’ex studente bocconiano, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, si apre ora l’ultima fase dell’esecuzione della pena all’esterno dell’istituto penitenziario. Il provvedimento è stato notificato nella mattinata di oggi e consentirà a Stasi di lasciare definitivamente il carcere di Bollate, dove era detenuto dal dicembre 2015. Da oltre un anno beneficiava già del regime di semilibertà per motivi di lavoro, che gli permetteva di trascorrere parte della giornata fuori dall’istituto con l’obbligo di rientrare ogni sera. Con la nuova misura alternativa potrà invece continuare il proprio percorso di reinserimento sotto la supervisione dei servizi sociali e nel rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. L’udienza davanti ai magistrati milanesi si è svolta ieri mattina in forma riservata. La convocazione non era stata resa nota e all’incontro ha partecipato lo stesso Stasi.
Secondo quanto emerso, avrebbe ribadito di aver accettato la sentenza definitiva pronunciata nei suoi confronti, elemento che rientra tra quelli valutati nel percorso trattamentale e rieducativo del detenuto. La condanna riguarda il delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più discussi a livello politico, mediatico e giudiziario. Chiara Poggi venne trovata senza vita nella sua abitazione il 13 agosto 2007. Dopo un lungo iter giudiziario, caratterizzato da assoluzioni e successivi ribaltamenti, Stasi è stato riconosciuto colpevole in via definitiva e condannato a 16 anni di reclusione. Oggi gli restano da scontare circa due anni di pena, con fine prevista nel 2028.
Fin dalle prime ore della mattina numerosi giornalisti si sono radunati davanti all’ingresso del carcere di Bollate in attesa di eventuali sviluppi. Ma Stasi ha lasciato la prigione, intorno alle 10.30, uscendo da un varco secondario per evitare la stampa. L’esito della procedura davanti al Tribunale di Sorveglianza non è collegato agli sviluppi dell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio per l’omicidio volontario aggravato di Chiara Poggi. L’eventuale revisione del processo segue infatti un percorso autonomo e distinto rispetto alla valutazione effettuata dai giudici della sorveglianza, chiamati esclusivamente a verificare la presenza dei requisiti previsti dalla legge per l’accesso ai benefici penitenziari.
Nel decreto sono contenute le prescrizioni che Stasi dovrà rispettare. Tra queste figurano generalmente limitazioni agli spostamenti, l’obbligo di osservare determinati orari e il divieto di lasciare il territorio nazionale. Possono inoltre essere previste restrizioni nei rapporti con persone considerate socialmente pericolose e con i mezzi di comunicazione. L’eventuale violazione delle condizioni imposte comporterebbe la revoca del beneficio e il ritorno in carcere. Stasi potrà continuare a svolgere la propria attività professionale come contabile presso uno studio del centro di Milano, lavoro che aveva già mantenuto durante il periodo di semilibertà.
