“È brutto stare qui senza di voi”, “ritorneremo a stare tutti insieme. Scrivo questa lettera in camera, nel silenzio tombale. Ed è molto brutto. ultimamente sono molto triste e preoccupata. Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani. Vi voglio un mondo di bene e ve lo vorrò per sempre”.
Lo ha scritto a gennaio Alisya, una delle due sorelle scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila). Vanno avanti le ricerche delle due ragazze di 12 e 16 anni, allontanatesi da una settimana dalla struttura che da 2 anni le accoglieva. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le adolescenti sarebbero uscite dalla comunità nella notte tra sabato e domenica, probabilmente tra le 2 e le 6 del mattino. Alisya studia all’istituto turistico di Castel di Sangro (L’Aquila), ha la passione per la danza e la criminologia.
Sarah frequenta la scuola media di Barrea (L’Aquila), vuole diventare estetista. Le operazioni di ricerca, anche con droni, si stanno concentrando nelle aree boschive attorno a Civitella Alfedena e lungo il lago di Barrea. “La verità è che un Tribunale minorile ha disposto l’allontanamento delle minori dalla madre due anni fa. Molte relazioni di esperti attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C’è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito. Non è assolutamente vero che le bambine non volevano vedere il padre”, ha dichiarato Francesco Ricciardi, avvocato che assiste Stefano Di Giacinto, padre delle giovani.
