Medicina

Salute: bambini tra schermi e social, novità Apple analizzate dagli esperti

A boy uses a social media platform in Brasilia, Brazil, Thursday, March 19, 2026. A new law regulating children’s use of social media took effect this week, requiring users under 16 to link their accounts to a legal guardian. (AP Photo/Eraldo Peres)

di Margherita Lopes (*)

Il futuro dei nativi digitali preoccupa anche Big Tech. Mentre la Gran Bretagna annunciava l’imminente divieto di social media per tutti i minori di 16 anni, Apple aveva da poco presentato a Cupertino una nuova suite di funzioni pensate per aiutare i genitori a gestire più facilmente i contenuti che i figli possono vedere sul telefonino, le persone con cui possono comunicare e i momenti in cui possono usare le app. Con gli aggiornamenti software in arrivo in autunno, i genitori potranno accedere a nuove funzioni di sicurezza per i minori, tra cui una procedura di configurazione più semplice, con un set di app essenziali consigliate, servizi ad hoc e una versione aggiornata della funzione ‘Tempo di utilizzo’. Novità promosse dal pediatra Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta. “Qui non si tratta di censura, ma di protezione – dice a LaSalute di LaPresse Farnetani – Più la rete evolve e diventa fruibile, più si affina l’esistente. L’idea di limitare e controllare gli accessi ai minori disinnesca le non poche insidie che oggi minacciano i bambini e gli adolescenti online, anche considerato che i pericoli si sono fatti sempre più subdoli”. Quanto a Francesco Branda dell’Università Campus Bio-Medico, socio della Società europea per l’etica e la politica dell’intelligenza artificiale (Sepai), il ricercatore è convinto che la sicurezza senza privacy sia sorveglianza. “Apple lo ha capito. Come molti – dice a LaPresse – ho visto bambini incollati a uno schermo mentre i genitori, esausti, si sentono in colpa o impotenti. E ho visto ragazzi ricevere messaggi che non avrebbero mai dovuto vedere. Quindi sì, le nuove funzioni di Apple mi fanno provare sollievo, ma anche una certa inquietudine. Per la prima volta un’azienda gigante non si limita a mettere un lucchetto, ma prova a insegnare un ritmo. Time Allowances che si adattano all’età, la possibilità di dire ‘cinque minuti in più’ invece di un no secco: sono piccole cose che, da padre o madre, contano tanto. E l’idea che i contenuti violenti o espliciti vengano sfocati senza essere inviati a nessun server mi fa fidare”. Quando impostano un nuovo dispositivo per i propri figli, i genitori verranno guidati passo passo nella creazione di un account per bambini. L’account per bambini è obbligatorio per i minori di 13 anni ed è disponibile fino ai 18 anni. In questo modo è possibile selezionare esattamente le app adatte. Nel tempo se ne possono aggiungerne altre, mantenendo il pieno controllo durante ogni fase. Due le precisazioni di Farnetani: “Anche se i genitori possono personalizzare l’accesso in modo proporzionato all’età dei figli, è importante che non deleghino alle macchine il ruolo educativo. Occorre dialogare, rispondere ai dubbi: perché i bambini non vanno mai lasciati soli. Il secondo punto è che il web è uno strumento prezioso, così come l’AI, ma la ricerca ci dice che fino a un’ora e mezzo al giorno di fruizione di uno schermo incrementa l’intelligenza del minore, dopo le due ore al giorno c’è un decadimento. Dunque il tempo di utilizzo è una funzione preziosa: non dimentichiamo i benefici del tempo passato all’aria aperta, possibilmente a fare sport”. Branda ha invece una domanda: “Chi protegge i bambini fuori dal giardino di Apple? Perché su WhatsApp, su YouTube, su un vecchio tablet Android o sul computer della scuola, queste protezioni non ci sono. E il genitore che non ha tempo o competenza per configurare tutto? Questa, per me, è una crepa etica. Poi c’è una domanda che mi faccio da anni, e che nessuna funzionalità potrà mai risolvere: possiamo davvero delegare a un algoritmo il compito di dire a nostro figlio ‘hai già passato troppo tempo sui social’?”. Insomma, “Apple ha costruito un’ottima stampella. Ma nessuna stampella fa camminare da sola una gamba che non c’è. La vera cura è la nostra presenza”.
(*) La Presse

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