Esteri

Migranti: lettera Meloni e 18 leader Ue, procedere con iniziative Paesi terzi

 

di Proto Casciani

– Sulla politica migratoria “ora dobbiamo dimostrare risultati concreti che facciano davvero la differenza per i nostri cittadini e procedere al più presto con soluzioni basate su Paesi terzi”. E’ quanto si legge in una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai membri del Consiglio europeo, su iniziativa della premier danese Mette Frederiksen e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, firmata in totale da 19 capi di Stato e di governo. La lettera sottolinea la necessità di procedere rapidamente, sfruttando appieno il nuovo quadro giuridico europeo e implementando nuove soluzioni basate in Paesi terzi per garantire una gestione più equa ed efficace della sfida migratoria. “Dobbiamo sfruttare appieno – viene sottolineato – le nuove opportunità ed essere pronti ad affrontare efficacemente gli ostacoli rimanenti per garantire che le nuove soluzioni diventino realtà. Riteniamo che questo sia il modo più efficace per smantellare i modelli di business dei trafficanti di migranti, eliminare gli incentivi alla migrazione irregolare verso l’Europa e garantire il rimpatrio di coloro che non hanno diritto di soggiorno in Europa. Nel rispetto del diritto dell’Ue e delle convenzioni internazionali e in stretta collaborazione con i paesi terzi”. Alcune iniziative “sono già operative, come la cooperazione tra Italia e Albania. Altri Paesi stanno ora lavorando per implementare le nuove opportunità, inclusi gli hub in paesi terzi. Ci impegneremo personalmente per garantire che le nostre visioni si concretizzino. Incoraggiamo gli Stati membri disposti a perseguire tali soluzioni e a collaborare con potenziali partner”, viene sottolineato. A firmare la missiva oltre a Frederiksen e Meloni, Christian Stocker, Cancelliere dell’Austria; Bart De Wever, Primo ministro del Belgio; Rumen Radev, Primo ministro della Bulgaria; Nikos Christodoulides, Presidente di Cipro; Andrej Babiš, Primo ministro della Repubblica Ceca; Kristen Michal, Primo ministro dell’Estonia; Kyriakos Mitsotakis, Primo ministro della Grecia; Péter Magyar, Primo ministro dell’Ungheria; Andris Kulbergs, Primo ministro della Lettonia; Gitanas Nauseda, Presidente della Lituania; Robert Abela, Primo ministro di Malta; Rob Jetten, Primo ministro dei Paesi Bassi; Donald Tusk, Primo ministro della Polonia; Nicu?or Dan, Presidente della Romania; Robert Fico, Primo ministro della Slovacchia; Janez Janša, Primo ministro della Slovenia; Ulf Kristersson, Primo ministro della Svezia.

La Premier: “Applicare subito regolamento rimpatri”

A margine del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme alla premier danese, Mette Frederiksen, e al premier olandese, Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi. Meloni ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal regolamento rimpatri. Richiamando la lettera congiunta inviata il giorno precedente insieme a Frederiksen ed altri 17 capi di Stato e di governo Ue, la presidente del Consiglio ha evidenziato l’importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i leader ha fatto emergere l’interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. La leader dell’Esecutivo europeo Ursula von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze migratorie derivanti dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace e tempestiva. Nel corso della riunione, a quanto riferito, è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l’introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l’adozione della dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l’accordo politico sul nuovo Regolamento Rimpatri e, più recentemente, l’inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell’Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.

Poi lo scontro con lo spagnolo Sanchez

Mentre sul prossimo bilancio Ue il premier spagnolo Pedro Sanchez e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni stanno tenendo una linea comune in Europa, il dossier migratorio continua a segnare una profonda distanza tra Madrid e Roma. Secondo il sito di notizie specializzato in politiche dell’Ue, Euractiv, che cita fonti diplomatiche, ieri ci sarebbe stato un acceso scambio di opinioni tra i due leader durante il vertice. Tutto sarebbe iniziato quando la premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica, ha elogiato l’approvazione del nuovo regolamento sui rimpatri. Sanchez avrebbe criticato la linea dura adottata dall’Ue e Meloni a quel punto avrebbe sostenuto Frederiksen, criticando invece la decisione di Madrid di regolarizzare almeno 500mila migranti senza documenti. La premier italiana, riferisce Euractiv, avrebbe fatto notare che la politica spagnola avrà ripercussioni oltre i confini nazionali. Le reciproche posizioni di Madrid e Roma sul tema migratorio sono note. Il capogruppo di Ecr ed eurodeputato di FdI, Nicola Procaccini, ha apertamente criticato la decisione del governo Sanchez di procedere con una massiccia regolarizzazione e il premier spagnolo, arrivando ieri al Consiglio europeo, ha ribadito la sua contrarietà al nuovo regolamento sui rimpatri e agli hub in Paesi terzi. L’Ue sta inviando un “messaggio sbagliato”, ha affermato.

 

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