Medicina

Farmaci: in calo fiducia italiani negli equivalenti, cresce l’AI

di Lorenzo Sorrentino (*)
Italiani mediamente attenti alla salute, ma sempre più propensi a cercare risposte rapide online, affidandosi a Internet e in misura crescente anche all’intelligenza artificiale. È il quadro che emerge dalla terza edizione dell’indagine realizzata da Swg su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni rappresentativo della popolazione italiana, presentata al ministero della Salute nell’ambito dell’evento ‘Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta’, promosso da Cittadinanzattiva a conclusione della sesta edizione della campagna IoEquivalgo. Lo studio evidenzia come i piccoli disturbi fisici e psicologici siano diventati una presenza costante nella vita quotidiana degli italiani. Per il 56% degli intervistati i malesseri continuativi rappresentano ormai la normalità, con un aumento significativo negli ultimi anni di dolori osteoarticolari, stanchezza e insonnia. Peggiora anche la percezione del proprio stato di salute, in calo di tre punti rispetto al 2024. In questo contesto cresce il ricorso agli strumenti digitali. L’8% degli intervistati dichiara di consultare l’intelligenza artificiale per ottenere indicazioni sui propri disturbi, quota che sale al 15% tra i giovani della Generazione Z.
Anche Internet consolida il proprio ruolo come fonte di orientamento sanitario, utilizzata dal 10% degli italiani per affrontare piccoli problemi di salute, mentre aumenta il ricorso al farmacista, scelto dal 13% degli intervistati. Resta stabile il medico di medicina generale, che continua a rappresentare il principale punto di riferimento per il 32% del campione. La ricerca segnala inoltre una crescente tendenza all’automedicazione. L’urgenza di risolvere rapidamente i disturbi quotidiani si traduce infatti in un aumento del ricorso ai farmaci da banco, cresciuto di otto punti rispetto allo scorso anno. Sul fronte dell’informazione sanitaria l’81% degli italiani si considera adeguatamente informato. I professionisti sanitari mantengono un ruolo centrale, indicati dal 77% degli intervistati come fonte autorevole, con una presenza in crescita del farmacista. Tuttavia nel 56% dei casi la principale fonte di informazioni resta Internet e il 12% degli italiani, quota che sale al 17% tra i più giovani, si rivolge ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
A preoccupare è soprattutto il calo della conoscenza dei farmaci equivalenti. In cinque anni la familiarità con questi medicinali è diminuita del 5%, con una marcata differenza generazionale. Solo la metà dei giovani della Gen Z afferma di conoscerli bene, contro una media nazionale del 70% e il 79% registrato tra i baby boomer. Secondo il Centro Studi Egualia nel 2025 i cittadini hanno speso oltre un miliardo di euro in differenziali di prezzo per scegliere farmaci di marca più costosi rispetto agli equivalenti disponibili. Le maggiori spese si registrano nel Lazio e nel Molise, mentre la Lombardia è tra le regioni più virtuose. Anche i consumi degli equivalenti continuano a mostrare una netta frattura territoriale: il loro utilizzo è più diffuso nel Nord Italia, con punte che sfiorano il 46% nella Provincia autonoma di Trento e il 43,5% in Lombardia, mentre resta significativamente più basso nelle regioni meridionali.
(*) La Presse

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