Esteri

Cuba, tra riforme “shock” e la pressione di Washington. L’isola che cambia per sopravvivere

 

di Balthazar

 

Cuba sta vivendo l’estate più tesa degli ultimi 30 anni. Dopo il “Periodo Especial” degli anni ’90, l’isola non aveva mai messo insieme così tanti problemi in una volta: crisi energetica, crollo dei servizi, emigrazione di massa, e ora un pacchetto di riforme economiche radicali che lo stesso governo definisce “necessario per conservare l’essenziale”. Il tutto mentre Washington stringe il cerchio e la popolazione guarda al futuro più con pessimismo.

 Il “terremoto” economico: addio al socialismo di caserma

Giorni fa l’Assemblea Nazionale ha approvato 176 misure raggruppate in 23 capèitoli È la riforma più profonda dai tempi di Raúl Castro che il presidente  Diaz-Canel l’ha presentata così: “Cuba cambia per risvegliarsi. Cambia per vivere meglio”

Ma cosa cambia davvero? In primis la fine del monopolio bancario statale: si aprono banche private, cooperative e straniere, sotto la supervisione del Banco Central, mentre per la prima volta si autorizzano microcrediti privati.

Le Aziende statali si trasformano in società per azioni, così le imprese pubbliche potranno avere azionisti privati e persone fisiche, quelle in perdita saranno liquidate: Per il mercato dei cambi interviene la svalutazione e nasce un mercato valutario digitale “in tempo reale” con aste sulle valute e sulla moneta locale peso cubano  – CUP – che subirà svalutazioni successive. Finiscono anche I deisussidi universali. Infine diventa operativa  l’apertura a privati e investitori esteri per turismo, commercio e ,ettore immobiliare privato.

Il primo ministro Manuel Marrero è stato lapidario: il paese vive “le ore più difficili di questo secolo” e i cambiamenti sono “urgenti e necessari”. Il presidente Diaz-Canel ha detto a Washington: se volete aiutare, lasciateci commerciare, comprare medicine, importare carburante.

Le riforme arrivano quando l’economia è già a terra.

Gli economisti critici le definiscono “riforme al momento sbagliato”. Manuel Cuesta Morúa, uno dei principali leader della opposizione cubana,  le paragona al modello cinese/vietnamita, ma “nel peggior momento possibile”.

Ma la  crisi ha forzato la mano. Le riforme sono una risposta diretta al blocco petrolifero USA. Dopo la cattura di Maduro a gennaio, Cuba ha perso il principale fornitore di petrolio. Trump ha minacciato dazi a chi vende petrolio a Cuba. Anche se afine marzo sha permesso l’arrivo 100.000 tonnellate di greggio dalla Russia – per motivi umanitari –  ma è bastato a poco.
Il paese ha perso circa il 10% della popolazione negli ultimi anni, anche seprobabilmente la percentuale è di molto maggiore.


Trump risponde rilanciando le sanzioni



Il timing è brutale: le riforme sono state approvate venerdì scorso, martedì gli USA hanno sanzionato 5 entità cubane. Nel mirino GAESA, il conglomerato militare che controlla turismo, banche, porti. Sanzionate Rafin e Banco Financiero Internacional “che muovono denaro per il regime”, Almacenes Universales logistica portuale, e le aziende minerarie GeoMinera e Antillana de Acero.

Il segrtario di Stato, Marco Rubio – di origine cubana che deve il suo successo politico alla Diaspora cubana in America – ha avvertito che chi fa affari con loro rischia sanzioni, chiedendo a banche e imprese straniere di “sospendere subito” le loro attività con l’Isola, della quale Trump non esclude “prendere il controllo” diretto.

Il paradosso è che Cuba apre ai privati proprio quando gli USA sanzionano chi vuole investire, così gli analisti dubitano che le riforme  possano avere un effetto nemmeno a medio termine, mentre gli  gli USA le definiscono “segnali di fumo superficiali”.

 La gente fra scetticismo e rabbia

Fuori dai palazzi del potere  la reazione è fredda. E si dice  “fanno riforme quando non hanno altra scelta. Negli anni ’90 fu uguale”. La gente teme le svalutazioni e la fine dei sussidi, mentre le  proteste per l’nterrusione dell’energiaelettrica (apagones) continuano dal 2024. 

Diaz-Canel prima ha usato retorica bellicista: “guerra di tutta la nazione” contro il blocco petrolifero, ma dopo i blackout ha ammorbidito la sua posizione “Cuba è pronta a dialogare senza precondizioni”, ma non su “questioni interne”.

La ricerca di ossigeno da Russia, Messico, ed  Eurasia

Con gli USA intransigenti Cuba corre a cercare alleati. Il vicepresidente Valdés Mesa ha firmato ad Astana un Piano 2026-2030 con l’Unione Economica Euroasiatica dominata da Mosca con Russia, Kazakistan e Bielorussia. Si parla di commercio, logistica, biotecnologia.

Sul carburante il Governo cubano punta sulMessico: la cui presidente di sinistra  Claudia  Sheinbaum ha detto che le nuove riforme permettono a imprese messicane di vendere petrolio a Cuba, ma Trump ha già minacciato la società esportatrice di petrolio messicana  Pemex,  di dazi se continua a rifornireCuba . Sheinbaum risponde che si tratta di una  decisione “sovrana”, ma non si sa quante aziende messicane siano disposte a rischiare.

 Cambiare per non crollare

Cuba nel giugno 2026 è un paese in terapia d’urto. Dopo decenni di immobilismo, il Partito Comunista autorizza banche privata, azioni, fallimenti, mercato dei cambi e lo  fa per non morire sotto il di blocco energetico e le  sanzioni.

Il rischio è doppio: se le riforme non arrivano in tempo, l’economia collassa e l’esodo continua. Se arrivano, distruggono l’ugualitarismo che era il cuore del patto rivoluzionario. Diaz-Canel giura che Cuba “continua a essere libera”, ma la libertà che conoscevano i cubani sta cambiando forma. 
Washington nel frattempo stringe, mentre  l’Europa e il Parlamento UE discutono inutilmentde di repressione del regime  interna all’isola  e di crisi umanitaria. La Russia resta alleata, ma non basta più  anche se la Cina fa la sua parte.

La domanda centrale per i prossimi mesi è: i cubani accetteranno il capitalismo di emergenza pur di avere luce e cibo? O la rabbia per la fine dei sussidi esploderà prima che le riforme facciano effetto? Per ora, all’Avana si va avanti in  bicicletta, candele e attesa di un futuro comunque oscuro, anche se dovessero entrre dollari e investimenti americani, una volta sconfitto definitivamente il regime.

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