La vicenda di Nessy Guerra e della sua piccola figlia, per quanto stia ricevendo una buona rilevanza mediatica e interesse dell’opinione pubblica, denuncia tuttavia un grave deficit di attenzione da parte della politica italiana, dimostrato da un silenzio oramai divenuto inaccettabile.
La soglia dell’inaccettabilità è stata varcata in quanto, a fronte della situazione di grave pericolosità che sta vivendo una cittadina italiana all’estero con la sua famiglia, fra maggioranza ed opposizione non è stata spesa una parola in merito e soprattutto non vi è stato segno di mobilitazione nelle opportune sedi istituzionali.
Nessy Guerra e la sua bambina di tre anni, Aisha, rischiano molto, perché perseguitate in Egitto dall’ex marito di Nessy, l’italo-egiziano Tamer Hamouda, condannato in Italia per gravi reati e per il quale già sono state richieste tre estradizioni all’Egitto; per di più viene arrestato per gravi minacce al Vice Console italiano della città egiziana di Hurgada e lo scorso Sabato con una cauzione di 5000 Sterline egiziane (circa 80 Euro) è stato rimesso in libertà. Un soggetto così pericoloso con una semplice cauzione viene rilasciato?
E’ riuscito a far condannare in primo e secondo grado Nessy per adulterio a sei mesi di detenzione e lavori forzati, sulla base di testimonianze e di una confessione poi rivelatasi estorta ed è sempre riuscito a scovare le varie dimore che Nessy e la sua famiglia hanno dovuto cambiare per nascondersi e per nascondere la piccola Aisha da lui. Può contare “su provvidenziali aiuti” evidentemente?
Su Nessy pende un rischio serio di arresto e detenzione e c’è la possibilità che l’affidamento della piccola Aisha venga assegnato al padre. Guardando al quadro complessivo della vicenda, viene da chiedersi perché la politica non si sia degnata di mobilitarsi in tutte le forme possibili, per aiutare una giovane cittadina italiana e la sua bambina, che si trovano in una situazione così disperata in un Paese straniero, la cui civiltà giuridica è un po’ discutibile.
Il Governo ha dichiarato di occuparsi della questione per cecare di risolverla al meglio ed ha offerto, tramite l’Ambasciata in Egitto, assistenza a Nessy; arrivati però a questo punto, considerando i grossi rischi che stiano correndo Nessy e la sua famiglia, fra cui in primis la non garanzia dell’incolumità, se pensiamo all’instabilità e all’aggressività di Tamer, possiamo ben dire che le azioni fino ad ora intraprese si siano rivelate inconsistenti.
E’ una questione fra il Governo italiano e quello egiziano; solo questi due attori possono arrivare al miglior risultato auspicabile: il ritorno in Italia in sicurezza di Nessy e di Aisha, su cui pende un divieto di espatrio ottenuto dal padre. La condizione in cui si trova Nessy è molto grave e non si dispone di molto tempo per giungere ad una soluzione.
Questa mancanza di risultati fino ad ora verificatasi, rende sempre più verosimile l’ipotesi che Nessy Guerra possa essere “vittima sacrificale” di problematiche attanaglianti le relazioni fra Repubblica italiana ed Egitto, evocando lo spettro del caso Regeni.
Tale ipotesi rafforza maggiormente la critica verso il silenzio della politica italiana. E’ inaccettabile che le forze politiche non contemplino la gravità di questo caso. Anche una certa mobilitazione femminista, pronta ad intervenire fino ai limiti dell’assurdo, questa volta, innanzi alla disperazione di una donna e di una madre, tace.
Il silenzio della politica, è un silenzio che sta esprimendosi male.
