Politica

Legge lettorale: ok commissione, venerdì in Aula. Spunta norma ‘anti Vannacci’ su firme

 

di Nadia Pietrafitta (*)

Il Bignami bis approderà venerdì mattina nell’aula di Montecitorio. L’esame in commissione Affari costituzionali si chiude con l’annunciata tagliola: scocca puntuale, alle 20 di mercoledì sera, quando nemmeno la metà degli emendamenti presentati è stata esaminata (sono 215 su 434 quelli votati, il 49.54%). Si vota il mandato ai relatori – saranno anche in assemblea Angelo Rossi (FdI), Igor Iezzi (Lega), Alessandro Colucci (Nm) e Nazario Pagano (FI) – e testi e articoli vengono affidati agli uffici, per la ‘fascicolatura’ della legge. La partita sulle preferenze, come previsto, si giocherà in Aula. Gli sherpa della maggioranza, infatti, che si riuniscono per discutere sugli emendamenti lasciati in sospeso, decidono di lasciare accantonate le proposte di modifica su un tema che resta divisivo per il centrodestra dato il favore di FdI e la contrarietà di FI. La possibilità di optare per lo scrutinio segreto prevista dal voto in assemblea fornirà agli alleati, così come alle opposizioni, margini di manovra maggiori e giustificazioni più facili se si dovesse arrivare a una bocciatura.

Accantonate le preferenze, è il tema della raccolta delle sottoscrizioni necessaria per depositare le liste a farla da padrone in commissione. I relatori, infatti, riformulano un emendamento presentato da Riccardo Magi mettendo in campo, di fatto, una norma ‘anti Vannacci’. Nessuna sottoscrizione, si legge, è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare, in una delle due Camere, “alla data del 31 dicembre 2025”. Il nuovo testo, di fatto, esclude dell’esonero Futuro nazionale, nato nel 2026 e Più Europa, che ha solo una ‘componente’ e non un gruppo al Montecitorio. Salvi invece Azione, Avs e Noi moderati che hanno un gruppo in almeno uno delle due Camere. “Voglio sgombrare il campo: noi vogliamo raccogliere le firme perché considerando i 111 mila iscritti che abbiamo, le abbiamo già”, si affretta a commentare il vannacciano Edoardo Ziello che parla poi di “emendamento marchetta” per Azione:  “Il relatore di FdI riformula un emendamento per consentire al partito di Calenda di essere esonerati dalla raccolta firme e poi saremmo noi di Futuro Nazionale ad essere funzionali alla sinistra? L’incubo Vannacci si sta materializzando ovunque”, avverte. Matteo Richetti respinge le accuse al mittente: “Di questo provvedimento, beneficeranno almeno 4 gruppi di maggioranza e opposizione – sottolinea – La nostra forza politica ha preso 2 milioni di voti: Ziello non venga a darci lezioni di rappresentanza”. “Usano il privilegio per escluderci dalle elezioni”, tuona Magi che protesta anche – insieme alle altre opposizioni – sullo stop arrivato alla possibilità di raccogliere le firme in formato digitale. Bocciati poi, gli emendamenti relativi alla parità di genere mentre rimane inaffrontato il capitolo che riguarda il voto ai fuorisede.

Alle 20 in punto la maggioranza vota il mandato al relatore. “Ancora non abbiamo capito cosa pensa la maggioranza delle preferenze”, insiste Ziello che vota contro e prepara un nuovo emendamento per l’aula. “Per settimane abbiamo assistito a continue strozzature dei tempi e a forzature del regolamento. Anche oggi si è arrivati ad approvare in tutta fretta il mandato al relatore su un testo che, oltre a presentare enormi criticità sul piano costituzionale, è stato cucito sulle esigenze della maggioranza e continua a contenere numerosi problemi tecnici irrisolti – tuona la dem Simona Bonafè.  “Hanno scritto ancora una volta una bruttissima pagina parlamentare. Dopo il referendum è stata tutta una corsa perché non hanno capito la lezione: non consentiremo di stravolgere le regole democratiche”, le fa eco la capogruppo dem Chiara Braga. Punta il dito contro “il tentativo della destra di nascondere le proprie divisioni”, Filiberto Zaratti (Avs), che spera il testo “possa naufragare” in Aula. Dal M5S Vittoria Baldino promette battaglia “Abbiamo dovuto assistere a una serie di audizioni di autorevoli esperti che hanno ribadito l’ovvio, che il primo testo avesse dei profili evidenti di incostituzionalità. Ne avete presentato un altro, raffazzonato”. E anche Azione, Richetti, si dice contrario: “Questa legge elettorale è profondamente sbagliata perché porta ad un’ulteriore spinta verso un bipolarismo che non fa bene all’Italia”. Non la pensa così, invece, Nazario pagano, presidente della prima commissione e relatore del testo: “L’approvazione da parte della Commissione Affari costituzionali del mandato ai relatori sulla riforma della legge elettorale rappresenta un passaggio importante nel percorso volto a rafforzare il funzionamento del nostro sistema democratico – assicura – attraverso un equilibrato bilanciamento tra rappresentatività, pluralismo e stabilità istituzionale”.

(*) La Presse

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