“Il voto è personale, eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Pochi aggettivi scolpiti a difesa di un diritto che il fascismo aveva soppresso per oltre vent’anni, dettati da giganti della storia convinti che solo una coscienza profonda del valore della democrazia avesse in sé la forza di ricostruire il Paese. Esattamente ciò che voi oggi negate alla radice, con un atto di prepotenza fondato sulla forza dei numeri e sull’ignoranza dei principi fondanti il nostro ordinamento”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Gianni Cuperlo, intervenendo durante la discussione generale sulla riforma della legge elettorale.
“Dietro l’argomento della stabilità – ha proseguito l’esponente dem – avete scritto una riforma palesemente incostituzionale che stravolge la natura della Repubblica parlamentare, inoculando per via elettorale quel premierato annunciato come la madre di tutte le riforme e poi dirottato su un binario morto dalle vostre stesse divisioni. Volevate l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, avete ripiegato sull’elezione diretta del capo del governo, e nell’impotenza di tagliare uno o l’altro dei due traguardi vi siete cuciti una legge elettorale su misura, come fosse un abito di sartoria. Un finale triste e solitario che umilia la memoria di Calamandrei, Mortati, La Pira e Terracini. Parliamo di un premio di governabilità spropositato, in violazione della sentenza 35/2017 della Consulta. Parliamo della conferma di liste bloccate che accentuano la disaffezione alle urne negando ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, con listoni da 70 deputati e 35 senatori che rendono persino impossibile conoscere i volti di chi ci rappresenterà. Parliamo di una soglia alzata al 42% per il premio, percentuale che però non preclude la possibilità di raggiungere una soglia di controllo diretto sulle figure di garanzia del sistema, dalla Corte Costituzionale sino all’elezione del capo dello Stato. E ancora: l’obbligo di indicare nel programma il nome del futuro premier, violando le prerogative del Quirinale e scivolando verso un presidenzialismo di fatto senza i contrappesi del presidenzialismo vero, senza revisione costituzionale esplicita, senza deliberazione popolare”.
“In commissione Affari costituzionali – ha concluso Cuperlo – i lavori sono stati trasformati in un teatrino destinato a sopprimere ogni dialettica reale: non un solo emendamento delle opposizioni, ed erano centinaia, ha trovato accoglienza in un testo blindato e corretto solo sulla base delle vostre esigenze. Fuori da qui, a partire da subito, crescerà l’indignazione verso il vostro bullismo istituzionale. Noi lo spiegheremo e lo denunceremo ogni giorno: potevate scegliere tra la disonestà e la condanna popolare. Avete scelto la disonestà. Nelle urne sarete condannati dal popolo”.
“Il voto è personale, eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Pochi aggettivi scolpiti a difesa di un diritto che il fascismo aveva soppresso per oltre vent’anni, dettati da giganti della storia convinti che solo una coscienza profonda del valore della democrazia avesse in sé la forza di ricostruire il Paese. Esattamente ciò che voi oggi negate alla radice, con un atto di prepotenza fondato sulla forza dei numeri e sull’ignoranza dei principi fondanti il nostro ordinamento”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Gianni Cuperlo, intervenendo durante la discussione generale sulla riforma della legge elettorale.
“Dietro l’argomento della stabilità – ha proseguito l’esponente dem – avete scritto una riforma palesemente incostituzionale che stravolge la natura della Repubblica parlamentare, inoculando per via elettorale quel premierato annunciato come la madre di tutte le riforme e poi dirottato su un binario morto dalle vostre stesse divisioni. Volevate l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, avete ripiegato sull’elezione diretta del capo del governo, e nell’impotenza di tagliare uno o l’altro dei due traguardi vi siete cuciti una legge elettorale su misura, come fosse un abito di sartoria. Un finale triste e solitario che umilia la memoria di Calamandrei, Mortati, La Pira e Terracini. Parliamo di un premio di governabilità spropositato, in violazione della sentenza 35/2017 della Consulta. Parliamo della conferma di liste bloccate che accentuano la disaffezione alle urne negando ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, con listoni da 70 deputati e 35 senatori che rendono persino impossibile conoscere i volti di chi ci rappresenterà. Parliamo di una soglia alzata al 42% per il premio, percentuale che però non preclude la possibilità di raggiungere una soglia di controllo diretto sulle figure di garanzia del sistema, dalla Corte Costituzionale sino all’elezione del capo dello Stato. E ancora: l’obbligo di indicare nel programma il nome del futuro premier, violando le prerogative del Quirinale e scivolando verso un presidenzialismo di fatto senza i contrappesi del presidenzialismo vero, senza revisione costituzionale esplicita, senza deliberazione popolare”.
“In commissione Affari costituzionali – ha concluso Cuperlo – i lavori sono stati trasformati in un teatrino destinato a sopprimere ogni dialettica reale: non un solo emendamento delle opposizioni, ed erano centinaia, ha trovato accoglienza in un testo blindato e corretto solo sulla base delle vostre esigenze. Fuori da qui, a partire da subito, crescerà l’indignazione verso il vostro bullismo istituzionale. Noi lo spiegheremo e lo denunceremo ogni giorno: potevate scegliere tra la disonestà e la condanna popolare. Avete scelto la disonestà. Nelle urne sarete condannati dal popolo”.
