Dopo essersi avvicinato a maggio alla stabilizzazione, a giugno il settore edile italiano ha subito una contrazione più marcata. Il calo più rapido della produzione e dei nuovi ordini ha spinto le imprese ad adottare misure di ridimensionamento, determinando la prima riduzione dell’occupazione in 22 mesi e al ritmo più rapido in oltre sei anni. Lo evidenzia S&P Global, che segnala un nuovo declino degli acquisti e, benché le pressioni sui costi siano rimaste molto elevate, si sono abbassate ai livelli minimi in quattro mesi. L’Indice S&P Global Pmi del Settore Edile in Italia, che misura le variazioni su base mensile dell’attività totale del settore, a giugno è calato ulteriormente al di sotto della soglia critica di non cambiamento di 50.0, segnalando una forte contrazione dell’attività edile e molto più grave rispetto al valore di maggio di 49.4. “Nel mese di giugno il settore edile italiano non è riuscito a mantenere la traiettoria di ripresa indicata dai dati di maggio. La forte contrazione dell’attività è in parte attribuibile al caldo estremo, ma è legata soprattutto alle condizioni di domanda contenuta. Le pressioni sui costi e sulle catene di approvvigionamento sono persistite, sebbene in misura minore rispetto ai mesi recenti”, spiega Eleanor Dennison, Economist at S&P Global Market Intelligence, “i dati dell’indagine PMI di giugno hanno evidenziato un crollo degli ordini, che a sua volta ha innescato ulteriori riduzioni degli acquisti e dell’occupazione. Il calo occupazionale è stato il maggiore in poco più di sei anni, e rappresenta un segnale negativo riguardo alle aspettative delle imprese per i prossimi dodici mesi. A giugno, la scadenza prevista per la metà del 2026 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stata una grande fonte di incertezza tra le aziende del settore edile italiano. A ciò si è aggiunta la pressione causata dalla situazione in Medio Oriente, con i livelli di fiducia delle imprese del settore che sono rimasti intorno al livello neutro”.
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