Economia e Lavoro

Lavoro e mutamenti climatici, rischi per un terzo del sistema d’impresa

Helmet placed on the tool after work

 

Le vittime sul lavoro e più in generale gli incidenti sul lavoro, sono sempre più imputabili alle condizioni climatiche. In parte si cerca di correre ai ripari, cambiando gli orari di lavoro per evitare l’esposizione prolungata dell’atttività in orari assolutamente incompatibili con la resistenza fisica. Purtroppo, però anche se le Regioni in molti casi hanno adottato rigidi protocolli amministrativi e pesanti sanzioni per le imprese che non rispettano le Ordinanze, sono sempre di più i lavoratorio esposti e quelli che accusano malori molte volte fatali. Oggi c’è anche uno studio che certifica tutto questo.  Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. È quanto emerge dal focus tematico dell’ESG Outlook 2026 di CRIF, l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione. L’analisi copre 315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende italiane, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025. “Oltre un terzo delle PMI nel nostro Paese è purtroppo esposto a livelli di rischio fisico alti o molto alti: un dato di dimensioni rilevanti che non si può ignorare. I rischi fisici legati al verificarsi di fenomeni naturali estremi non sono più uno scenario futuro ma una variabile presente, misurabile e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento. In quest’ottica, CRIF ha sviluppato strumenti analitici di elevata granularità proprio per consentire a banche e imprese di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato”, commenta Marco Macellari, CEO di CRIF Synesgy Ratings.

 

18 fattori di rischio. Ecco le classi

 

La metodologia di valutazione del rischio fisico, frutto della partnership tra CRIF e RED (Risk Engineering and Development) s.p.a., stima l’esposizione di ciascuna impresa attraverso modelli di pericolosità ad alta risoluzione, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica1, vulnerabilità2 ed esposizione3. Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto). Il quadro complessivo per il 2025 è di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di rischio Medio rimane la più rappresentata, con il 39,5% delle PMI. Le classi Alto e Molto Alto interessano complessivamente il 36,6% delle imprese (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 36,3% del 2024. Dal lato dell’esposizione creditizia, il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più alte (era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.

 

Stress da alte temperature e ondate di calore

 

Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato” (PEAR – Potential Exposure At Risk), stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti. Le alluvioni registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024. Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno “alto” (PESAR – Potential Exposure Seriously At Risk), il terremoto si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano alluvioni e frane, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di PESAR regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia.

Red

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