Cultura, Arte e Libri

Francesco Guccini: fra la via Emilia e il West

di Giuseppe Onorati

Francesco Guccini può essere considerato uno spirito libero, sospeso fra la via Emilia ed il West, in un itinerario poetico che dal quotidiano passa per l’esistenziale, guardando all’infinito.

Fra la via Emilia e il West è il titolo del suo celebre album live del 1984, ed è una sintesi perfetta per descrivere la vita di Guccini. Nato nel 1940 a Modena ma cresciuto a Pavana (PT) sull’Appennino tosco-emiliano, dove si era trasferito durante la guerra, Francesco Guccini è stato un poeta ispirato dalla vita della società emiliana di cui conosceva le varie sfaccettature: dal mondo borghese urbano, a quello rurale e montanaro. La Bologna borghese e culturalmente suggestiva, la campagna padana, le radici appenniniche, sono stati il serbatoio da cui Guccini ha tratto motivi e suggestioni per scrivere storie ; il West mitizzato dalla visone dei film e dalla lettura dei fumetti gli ha dato quello slancio di libertà e di continua tensione verso l’infinito, ritrovato nell’immensità degli spazi naturali della pianura emiliana e dell’Appennino tosco-emiliano.

Cantautore, scrittore, poeta, supera categorizzazioni nette per consegnarsi come Francesco Guccini, il narratore. Letterario con notevole padronanza di linguaggio, ironico, secco e diretto senza sovrastrutture, criticate come manto d’ipocrisia.

Poetico e sferzante ha abbracciato temi di vita comune, esistenziali e storici; intellettuale e di gran cultura ma sempre con una comunicativa efficace, che arrivava diretta a tutti, riuscendo con la sua poetica ad essere universale.

Sempre pronto a smentire chi lo considerasse un cantautore politicamente impegnato, affermando di trattare temi esistenziali nell’ambito dei quali potevano trovarsi anche argomenti sociali e politici, semplicemente perché facenti parte dell’esistenza umana.

Inizia a suonare nelle balere sul finire degli anni Cinquanta ed inizio anni Sessanta, rapito come molti della sua generazione dal Rock and Roll. Sul finire degli anni Sessanta, si rivela un autore di notevole valore e scrive per l’Equipe 84 (si pensi ad Aushwitz fra le altre), per i Nomadi (si pensi a Dio è morto censurata dalla RAI ed invece riabilitata e trasmessa da Radio Vaticana e a Noi non ci saremo) e per Caterina Caselli. Ed è proprio la Caselli, con Giorgio Gaber a presentare in questo periodo, il giovane Francesco Guccini al grande pubblico, assieme ad un altro giovane Francesco (Battiato), nella trasmissione Diamoci del tu.

Gli anni Settanta vedono Guccini affermarsi anche discograficamente con diversi album molto ben accolti dal pubblico, con cui l’artista emiliano si afferma cantautore folk-beat di spessore. Negli album di questo decennio si trovano veri e propri capolavori della musica d’autore come La locomotiva, manifesto epico di una nuova era di progresso, dominio e di lotte per la giustizia (“la guerra santa dei pezzenti”) o Il vecchio e il bambino, contenute nell’album Radici del 1972. L’album di successo del 1976 Paolo Fabbri 43 in cui è contenuta L’avvelenata, Amerigo del 1978 in cui c’è l’omonima canzone che confronta l’America mitizzata in adolescenza con quella fonte di disillusioni sperimentata dallo zio emigrante ed il brano Eskimo; poi del 1979 Album Concerto registrato live con i Nomadi.

Negli anni Ottanta è ormai uno degli autori più apprezzati e stimati; continua a pubblicare album a cui il pubblico risponde bene, anche live come il succitato Fra la via Emilia e il West del 1984 ed i suoi concerti molto seguiti, mentre nel 1989, debutta come scrittore, con il suo primo romanzo Croniche epàfaniche.

Dagli anni Novanta in poi sarà un susseguirsi di lavori fra album, concerti e romanzi, in cui l’artista emiliano non si distinguerà più come cantautore o scrittore ma sarà Francesco Guccini, narratore di storie che non ha pretese d’insegnamento ma che instilla dubbi, affinché si consideri anche possibili alternative a schemi acriticamente accettati.

Il suo era un agnosticismo che tuttavia apriva al senso dell’infinito. Uno spirito libero che kantianamente considerava il senso della morale universale l’elemento fondamentale per una buona convivenza umana. Un socialista libertario con grande senso dell’autonomia, in contrasto ad ogni forma di dogmatismo ed eteronomia.

Molto stimato ed apprezzato da colleghi e riferimento per diversi suoi conterranei come Ligabue , che gli fece interpretare il barista Adolfo in Radiofreccia del 1998 (figura di riferimento e saggezza per un gruppo di ragazzi pieni di slanci ma disorientati nella provincia emiliana degli anni Settanta) , Zucchero ed altri.

Fu anche protagonista del fenomeno delle radio libere che imperversò nella seconda metà degli anni Settanta in Italia, costituendone una con Lucio Dalla, Red Ronnie e Francesco Bonvicini a Bologna: Radio Marconi e Company.

Un poeta libero fra la via Emilia e il West.

Related posts

Musica, Jovanotti a Roma: svelata line up date 12-13 settembre

Redazione Ore 12

Cinema: Giuli firma decreto, 138 mln euro contributi automatici e tax credit

Redazione Ore 12

Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra.

Redazione Ore 12