Economia e Lavoro

Conti pubblici: Unimpresa, a investitori stranieri il 36% del debito, alle banche il 20,4%, a Banca d’Italia il 16,7% e  alle famiglie il 14,6%

 

Cambia ancora, e in maniera significativa, la geografia del debito pubblico italiano. A giugno 2026, su un debito complessivo salito a 3.207,2 miliardi di euro, la componente principale è rappresentata dagli investitori stranieri, con una consistenza stimata in 1.156,0 miliardi, pari al 36,0% del totale. Seguono le banche italiane con 654,6 miliardi (20,4%), la Banca d’Italia con 537,0 miliardi (16,7%), le famiglie con 468,2 miliardi (14,6%) e i fondi e le altre istituzioni finanziarie italiane con 391,4 miliardi (12,2%). Rispetto alla fine del 2025, il debito pubblico complessivo è aumentato da 3.095,9 a 3.207,2 miliardi, con una crescita di 111,4 miliardi, pari al 3,6%. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il dato più rilevante riguarda la trasformazione della composizione del debito. In particolare, gli investitori stranieri passano da 1.063,2 a 1.156,0 miliardi, con un incremento di 92,8 miliardi in appena sei mesi e una quota che sale dal 34,3% al 36,0%. La Banca d’Italia, al contrario, riduce ulteriormente la propria presenza: da 574,1 a 537,0 miliardi, cioè 37,0 miliardi in meno, con una quota che scende dal 18,5% al 16,7%. Aumentano anche le consistenze riconducibili alle famiglie e agli altri residenti, da 447,8 a 468,2 miliardi, con una crescita stimata di 20,4 miliardi, mentre la quota sale dal 14,5% al 14,6%. Le banche passano da 618,1 a 654,6 miliardi, con un incremento di 36,5 miliardi, e la loro quota sale dal 20,0% al 20,4%. Sostanzialmente stabile la componente dei fondi e delle altre istituzioni finanziarie, che passa da 392,7 a 391,4 miliardi, con una riduzione di appena 1,3 miliardi. “I dati sulla composizione del debito pubblico italiano mostrano una trasformazione strutturale che merita grande attenzione. La base dei detentori si è progressivamente ampliata e diversificata e oggi presenta un equilibrio molto diverso rispetto agli anni delle politiche monetarie straordinarie. Il dato più evidente è il ritorno massiccio degli investitori internazionali, che hanno più fiducia, grazie alla stabilità del governo guidato da Giorgia Meloni, nel nostro Paese: superare quota 1.150 miliardi e arrivare a circa il 36% del debito significa che il mercato internazionale continua a mostrare una forte capacità di assorbimento dei titoli italiani. Dal 2022 parliamo di quasi 425 miliardi aggiuntivi riconducibili alla componente estera. Allo stesso tempo, si rafforza la partecipazione del risparmio domestico, mentre la Banca d’Italia continua ordinatamente a ridurre il proprio peso. È significativo che tutto questo avvenga mentre lo stock del debito supera i 3.200 miliardi: il mercato non soltanto sta sostituendo progressivamente la banca centrale, ma sta assorbendo anche nuove emissioni. Il nostro Paese dimostra quindi di riuscire ad attrarre capitali sia all’interno sia all’estero. Anche il ruolo delle banche appare oggi più equilibrato rispetto al passato: le consistenze restano importanti, ma la quota è di circa dieci punti inferiore rispetto al massimo raggiunto durante la crisi del debito sovrano. Una base di detentori più ampia e diversificata riduce la dipendenza da singoli canali di finanziamento e rende il mercato più profondo e resistente agli shock. Il debito pubblico italiano resta molto elevato e richiede attenzione sul fronte della finanza pubblica, ma la struttura finanziaria attraverso la quale viene assorbito appare oggi più articolata e diversificata”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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