di Balthazar
Il dipartimento del Tesoro e di Stato degli Stati Uniti ha annunciato una serie di sanzioni mirate contro nove imprese statali cubane nei settori minerario, metallurgico e delle costruzioni, oltre a sanzionare i vertici dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP).
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha accusato l’istituto di orchestrare una “rete sovversiva” nel territorio americano, per radicalizzare e reclutare cittadini statunitensi in occasione dei recenti eventi per il centenario di Fidel Castro.
Parallelamente alle misure finanziarie, le autorità di frontiera statunitensi hanno intensificato i controlli sugli americani di rientro da L’Avana, che sono stati fermati e sottoposti a interrogatori all’aeroporto di Miami, con il sequestro di telefoni cellulari e computer per accertare eventuali violazioni dei divieti di spesa con attività legate al governo cubano.
La reazione del governo cubano
La risposta ufficiale di L’Avana è giunta dal Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez che ha respinto le accuse e condannato le nuove restrizioni, definendole parte di un “disegno deliberato di soffocamento economico” per impedire la fornitura dei servizi di base alla popolazione.
Rodríguez ha difeso l’operato dell’ICAP – Instituto Cubano de Amistad con Los Pueblos– , definendolo un’istituzione che da oltre sessant’anni promuove la solidarietà, la pace e l’amicizia tra i popoli, contrariamente alla politica estera di Washington.
Le autorità cubane accusano la Casa Bianca di utilizzare pretesti ideologici per esacerbare l’isolamento dell’isola e punire collettivamente i cittadini cubani.
Il settore turistico, storicamente il polmone economico dell’isola, continua a subire le conseguenze dirette del crollo dei flussi internazionali e delle restrizioni di viaggio.
Le Reazioni Internazionali
Sia Mosca che Pechino hanno interessi strategici fortissimi a mantenere in vita il regime di L’Avana, ma operano con logiche e limiti molto diversi:
Mosca tenta di inviare petroliere con aiuti umanitari e greggio per tentare di alleviare il blocco energetico, mantenendo un’intensa cooperazione di intelligence sul territorio cubano.
Ma la Russia non ha le risorse finanziarie né la capacità di proiezione navale nei Caraibi per sfidare l’embargo petrolfero e militare americano. e preferisce evitare uno scontro diretto con Washington nel “cortile di casa” degli Stati Uniti.
Pechino è diventata la vera ancora di salvezza per l’isola, finanziando e costruendo decine di parchi solari su tutta l’isola per spezzare la dipendenza di L’Avana dal petrolio estero.Inoltre invia aiuti alimentari massicci (come tonnellate di riso) e investe nelle infrastrutture strategiche (porti e telecomunicazioni).
Ma la strategia cinese è il soft power e la diplomazia economica: sostiene L’Avana abbastanza da non farla crollare, ma evita azioni aggressive che darebbero a Washington il pretesto per sanzionare le banche o le megaimprese cinesi.
Sicuramente Russia e Cina non abbandoneranno Cuba, fornendo aiuti di emergenza, tecnologia, diplomaticamente coprendo L’Avana all’ONU e criticando duramente Washington.
Tuttavia, nessuna delle due potenze intende scatenare una crisi bellica o una resa dei conti navale con gli Stati Uniti per l’isola.
Il sostegno dall’America Latina
Il Messico è tra i difensori più attivi della sovranità cubana, pur bilanciando le relazioni commerciali con gli USA, maspingendo per invii di aiuti e carburante per alleviare la crisi energetica.
In Brasile il governo Lula mantiene una linea di solidarietà politica e condanna della “massima pressione” statunitense, anche se trova ostacoli operativi o limitazioni pratiche (ad esempio tramite la statale Petrobras) nell’inviare prodotti strategici.La colombia è in bilico a causa della sua situazione politica interma .
Gli allleati ideologici stretti (Nicaragua, Bolivia) sostengono il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, ma a causa delle proprie debolezze economiche non hanno la capacità di inviare aiuti finanziari o energetici. Allineati sulla linea di Washington o critici nei confronti del modello cubano sono Argentina, Ecuador e Paraguay.
L apopolazione cubana è davvero tutta contro il suo Governo?
I dati disponibili sulla popolazione cubana mostrano un forte e diffuso malcontento, ma la realtà sociale sull’isola è più complessa rispetto alla narrazione monolitica di “tutti contro il regime” spesso utilizzata dalla retorica politica statunitense.
Organizzazioni indipendenti come Cubadata – agenzia di ricerca sociale indipendente che raccoglie dati attraverso sondaggi digitali anonimi – e centri di ricerca come l’American University hanno raccolto dati indicativi sul clima sociale.
Le rilevazioni di Cubadata affermano che il 50% dei cubani si dichiara sfavorevole verso il sistema socialista e ne auspica un cambiamento strutturale. Oltre il 56% ritiene che il Partito Comunista Cubano (PCC) non risponda alle necessità quotidiane dei cittadini.
Ma er oltre l’80% della popolazione, il problema principale non è di natura ideologica, ma riguarda la sopravvivenza quotidiana. Tuttavia esiste ancora una fascia della popolazione — il 25% – che rimane fedele agli ideali della Revolución
La maggioranza assoluta dei cubani rifiuta l’embargo e le sanzioni statunitensi, alimentando un nazionalismo diffuso, in alcuni strati socilai sino alla difesa della Patria e percepiscono le misure americane come il vero elemento che aggrava la loro sofferenza.
Tuttavia anche la diffusa insoddisfazione nei confronti del regime Inoltre non si traduce in attivismo politico o rivolta aperta, ma nell’emigrazione con la quale negli ultimi anni centinaia di migliaia di giovani e professionisti hanno lasciato l’isola.
Infine, nonostante le diffuse proteste spontanee esplose a più riprese negli ultimi anni, l’opposizione interna rimane frammentata e priva di una riconosciuta influenza dalla popolazione.
